Ricordando il massacro di Kafr Qasim

 QudsN

29 ottobre 2020

Il 29 ottobre 1956 iniziò come una tranquilla giornata nel villaggio di Kafr Qasim, allora sotto il dominio militare dato che nel 1949 il re di Giordania lo aveva trasferito all'occupazione israeliana. Gli abitanti del villaggio, contadini e operai, grandi lavoratori, erano usciti presto per andare nei campi e nelle vicine cave di pietra. Nel pomeriggio entrò nel villaggio un'unità dell'esercito israeliano e informò  il capo del villaggio che erano lì per imporre il coprifuoco. Gli dissero di avvertire gli abitanti del villaggio di non uscire dalle loro case. "Ma per quanto riguarda le persone che verranno dal lavoro, non posso avvertirle del coprifuoco?" chiese. "Non preoccuparti, li faremo entrare" gli risposero i soldati.

Più tardi, mentre i contadini tornavano dai campi e gli operai dalle officine, i soldati li riunirono  in piccoli gruppi all'ingresso del villaggio. Poi l'ufficiale dette l’ordine  di "trucidarli" e sono stati uccisi. I loro corpi ammucchiati sul lato della strada. Quarantanove persone sono state uccise a sangue freddo senza alcuna provocazione, per aver violato un ordine di coprifuoco di cui non erano a conoscenza. Dodici dei martiri erano donne e ragazze, 17 bambini, il più giovane dei quali aveva solo 7 anni.

Il massacro di Kafr Qasim non è stato un incidente isolato. Era stato intenzionalmente pianificato da elementi del comando dell'esercito israeliano come parte di un piano molto più ampio per completare la pulizia etnica del 1948. Il massacro fu compiuto nei primi giorni dell’ottobre 1956: l’aggressione tripartita di Gran Bretagna, Francia e Israele contro l'Egitto (Guerra del Sinai N.d.T). Israele sperava che, coperto dalle  nebbie della guerra, questi nuovi massacri avrebbero indotto la popolazione arabo palestinese a cercare rifugio e sicurezza oltre il confine giordano.

Commemorare il massacro

Alla gente di Kafr Qasim non fu neppure permesso di seppellire i propri morti. L'esercito rapì con le armi puntate alcuni uomini del vicino villaggio di Jaljulia e li costrinse a seppellire le vittime del massacro nel cimitero di Kafr Qasim, mentre il coprifuoco sul villaggio era stato esteso a tre giorni interi. La censura militare israeliana ha impedito qualsiasi menzione del crimine sulla stampa. È stata necessaria una lotta prolungata, guidata principalmente dal Partito Comunista, solo per pubblicare gli scioccanti fatti su ciò che aveva  fatto l'esercito.

Negli anni successivi il governo militare ha continuato a terrorizzare la popolazione e impedire la commemorazione del massacro. Durante la nostra visita a Kafr Qasim oggi, i nostri ospiti ci hanno raccontato come l'esercito era solito forzare un assedio del villaggio nell'anniversario del massacro. L'esercito perquisiva  persino le case e confiscava qualsiasi pezzo di stoffa nera per evitare un qualsiasi segno di lutto.

Solo nel 1966, in occasione del decimo anniversario, con l'abolizione del regime militare imposto nel 1948/49 nei territori occupati, il popolo di Kafr Qasim poté per la prima volta apertamente e più o meno liberamente commemorare i propri martiri, con delegazioni di solidarietà provenienti da ogni parte del paese.

Le autorità israeliane avviarono  un'indagine sulle uccisioni e i poliziotti di frontiera coinvolti nella sparatoria sono stati portati in giudizio e condannati a pene detentive comprese tra 8 e 17 anni.

Comunque, due anni dopo il massacro sono stati tutti sono stati rilasciati, il comandante della brigata è stato condannato a pagare una multa di una piastra.

 

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Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese