Primo campionato di boxe femminile nella Striscia. Il progetto, partito dall’ong italiana Ciss e realizzato con palestre popolari di Roma e Palermo, coinvolge già 45 giovani palestinesi. Una di loro, Farah, ha vinto il titolo: «I miei genitori dicevano che il pugilato non è fatto per le donne. Li ho convinti a venire a guardarmi: quando ho vinto a casa è stata una festa»
di Michele Giorgio – IL MANIFESTO, 10 dicembre 2020 http://nena-news.it/gaza-sul-ring-ragazze-in-guantoni-sfidano-lassedio-e-il-patriarcato/
Gaza, 10 dicembre 2020, Nena News – «Mi piace la boxe, mi piace indossare i guantoni, mettere il casco, mi piace tutto di questo sport». Parla con un filo di voce Farah Abu Qumsan sopraffatta dalla timidezza. Appena entra sul ring svanisce ogni incertezza ed esplode la carica che ha dentro. «Ho scelto la boxe per imparare a difendermi dagli aggressori», ci spiega Farah in una pausa dell’allenamento. Fanno da sottofondo alla nostra conversazione al telefono le grida di incitamento che il suo allenatore, ormai un secondo padre per lei, Osama Ayub, rivolge ad un’altra ragazza: «Vai colpisci, più forte, uno-due, uno-due, vai continua così». Farah ha 13 anni ed è la vincitrice del primo campionato di boxe per ragazze svoltosi a Gaza il 20 novembre. Ha cominciato ad allenarsi tre volte a settimana sette mesi fa e per lei il pugilato è diventato una ragione di vita. «All’inizio – ci racconta – i miei genitori avevano paura. Mi dicevano che il pugilato non è fatto per le donne, che i pugni mi avrebbero rotto il naso e che avrei fatto meglio a scegliere un altro sport. Poi li ho convinti a venire in palestra, a guardarmi. Lì hanno capito che la boxe è uno sport meraviglioso e da allora non fanno che incoraggiarmi. Quando ho vinto il titolo a casa è stata festa tutto il giorno».
Farah si immagina già una pugile famosa, che nei prossimi anni rappresenterà la Palestina nei tornei internazionali. E come lei tante delle sue compagne che negli ultimi mesi hanno abbracciato questo sport. In una società, quella di Gaza, conservatrice che, come altre nel mondo, non vede nella boxe uno sbocco appropriato per la vita di una donna, 45 bambine e ragazze di Gaza nei mesi scorsi, tra lockdown imposti dal Covid-19 e la resistenza iniziale delle loro famiglie, hanno cominciato a frequentare la palestra gestita da Osama Ayub, 36 anni, che il pugilato l’ha sempre avuto nel sangue. Allenamenti, sudore e impegno hanno portato al primo campionato di boxe femminile, tra i 6 e i 16 anni. «Abbiamo dimostrato che andare sul ring non è solo per i maschi. Più di tutto abbiamo dimostrato che anche la nostra società è in evoluzione e che ciò che appariva impraticabile per una donna oggi è fattibile. Non è la soluzione dei problemi però è un segnale significativo per Gaza che non dimentichiamolo da anni deve fare i conti anche con il blocco israeliano» spiega Amal Al Khayal che lavora per la ong di Palermo Ciss da anni impegnata con vari progetti a Gaza, in Medio oriente e nel sud del mondo.
Proprio il progetto “Boxe contro l’assedio”, avviato nel 2018 dal Ciss, con l’invio nella Striscia del pugile professionista Giancarlo Bentivegna, è stato la base sulla quale il pugilato, già praticato da decine di giovani palestinesi, ha fatto ancora più presa a Gaza. Fondamentale si è rivelato il contributo della Palestra popolare di Palermo a cui si sono poi aggiunte le palestre di Roma Valerio Verbano e del Quarticciolo.