La tecnica delle “case mobili”

Da: La Newsletter dell’Ambasciata di Palestina, No 176

Roma, 9 aprile 2021   Secondo una tecnica già abusata dai coloni, il 5 aprile le forze di occupazione israeliane hanno mobilitato i propri soldati per piazzare due case mobili sui terreni del villaggio palestinese di Asira Al-Qibliya, a sud di Nablus, in Cisgiordania, come preludio all’espansione del vicino insediamento illegale di Yitzhar. In altri casi, le case mobili hanno costituito l’avamposto di futuri insediamenti, allargati con l’approvazione del governo israeliano e il furto di centinaia di ettari di terra palestinese.

Con lo stesso obiettivo e nello stesso giorno, un gruppo di coloni scortati dall’esercito israeliano ha provveduto a piantare due tende su un terreno palestinese della città di Taqou, a est di Betlemme. Una settimana prima le tende erano state rimosse dai legittimi proprietari del terreno, ma evidentemente i coloni, forti dell’aiuto istituzionale, non si sono fatti scoraggiare. In questo caso, l’azione punta alla costruzione di un nuovo insediamento coloniale, che impedirà ai palestinesi l’accesso alle loro terre.

Riguardo agli insediamenti, la Presidenza Palestinese il 7 aprile ha condannato i piani israeliani per ampliare, con 540 nuove unità abitative, l’insediamento illegale di Har Homa, costruito sulle terre di Jabal Abu Ghneim, a sud-est di Gerusalemme. Il Portavoce della Presidenza, Abu Rudeineh, ha dichiarato che questa decisione è stata presa da Israele in aperta sfida alla comunità internazionale,con particolare riferimento alla nuova Amministrazione USA e alla Corte Penale Internazionale. “Se la comunità internazionale - e specialmente il Quartetto Internazionale (Russia, USA,UE,ONU, NdR) che lo ha appena ribadito - vuole davvero preservare la soluzione a due Stati per ottenere pace e stabilità nella regione, allora è necessario che faccia pressione su Israele perché ponga termine alle sue attività di insediamento e al suo disprezzo per le risoluzioni delle Nazioni Unite, ha aggiunto Abu Rudeineh.