Una nuova legge razzista- l’uccisione dei palestinesi continua

Dalla newsletter sul Medio Oriente di internazionale.it, 11.03.22

In un voto notturno il 10 marzo, il parlamento israeliano “ha deciso di rendere una delle leggi più razziste d’Israele ancora più razzista”, scrive +972 Magazine. La misura nega la naturalizzazione ai palestinesi della Cisgiordania occupata e di Gaza sposati a cittadini israeliani, costringendo migliaia di famiglie a emigrare o a dividersi. E prende il posto di un provvedimento temporaneo approvato all’apice dei disordini palestinesi nel 2003 e rinnovato ogni anno fino alla sua scadenza lo scorso luglio, quando non era stata raggiunta la maggioranza necessaria per estenderlo.

“La storia della legge sulla cittadinanza è la storia della crescente fiducia d’Israele nell’affermare le sue ambizioni razziste”, commenta Amjad Iraqi sul sito indipendente. Secondo lui la legge ha un obiettivo di “ingegneria demografica”: limitare la cittadinanza di persone provenienti da “paesi ostili”, enfatizzando l’identità d’Israele come “stato ebraico e democratico”. Quindi “il numero dei cittadini ‘non ebrei’ – i palestinesi – deve essere attivamente minimizzato con ogni mezzo necessario”.

checkpoint qalanadia

20 palestinensi uccisi

Intanto il 15 marzo tre palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania. Un ragazzo di 16 anni, Nader Haitham Rayan, è rimasto ucciso durante un’operazione dell’esercito israeliano nel campo profughi di Balata, vicino a Nablus. Il ventenne Alaa Shaham è stato colpito a morte nel campo profughi di Qalandia, vicino a Ramallah. Sanad Salem al Harbed, 27 anni e padre di tre figli, è stato ucciso invece in un’operazione segreta nella città di Rahat nel deserto del Negev (Naqab in arabo).

Dall’inizio dell’anno sono già stati uccisi 20 palestinesi, la maggioranza giovani. Una notizia che non interessa i media internazionali