Da cuccioli a leoni: verso una nuova Intifada palestinese

Gilbert Achkar

October 20, 2022 at 11:59 am

L'Autorità Palestinese ha perso da tempo quel po’ di patriottismo che avrebbe potuto avere in virtù delle circostanze della sua istituzione nel quadro di un accordo con l'autorità che effettivamente occupa la Palestina: lo stato sionista. Ha perso anche il suo prestigio repressivo, poiché il popolo palestinese, in particolare i giovani, non obbedisce più agli ordini e alle istruzioni di quella "autorità" che è guidata da un uomo che la presiede da diciassette anni. È diventato presidente a vita attraverso l'estensione illimitata del suo mandato con il pretesto delle circostanze derivanti dalla divisione del progetto di stato palestinese indipendente in quelli che sono effettivamente due stati senza sbocco sul mare.

La verità è che lo stato sionista, insieme al suo padrino americano e ai suoi alleati, contava sul progetto di stato risultante dagli accordi di Oslo del 1993 per domare il popolo palestinese dopo che questo aveva combattuto i pilastri del regime di apartheid con la sua Grande Intifada del 1987- 93, ma le scommesse Israele-USA sono fallite miseramente. Il primo fallimento si è concluso con una schiacciante delusione, anche da parte dello stesso fondatore dell'Ap, dopo aver avuto l'illusione di realizzare il suo sogno di uno stato indipendente attraverso l'accordo e la cooperazione con il regime di occupazione in Cisgiordania. L' Intifada di Al-Aqsa iniziata nell'autunno del 2000 è stata assorbita politicamente da Israele più facilmente della prima, perché la seconda è caduta nella trappola di prendere le armi. Ciò ha permesso al regime israeliano di descrivere la sua brutale oppressione come una guerra tra due entità uguali. Era una narrazione che si adattava allo stato sionista, data la sua natura intrinsecamente violenta.

Dopo la brutale repressione dell'Intifada di Aqsa, che si è conclusa con l'uccisione di Yasser Arafat nel 2004 e l'elezione di Mahmoud Abbas come suo successore nel 2005, con la benedizione di Israele e degli Stati Uniti, è stato fatto un secondo tentativo di domare il popolo della Cisgiordania , soprattutto dopo la divisione tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza dal 2007 in poi. Il processo si basava su aiuti internazionali volti ad eliminare lo spirito di ribellione tra i palestinesi distraendo alcuni di loro con la ricerca del denaro, il tutto accompagnato da una grave corruzione. Ciò è riuscito a dissuadere la generazione che ha subito la sconfitta nella seconda intifada dall'insorgere collettivamente contro l'occupante.

Tuttavia, una nuova generazione, quelli che vent'anni fa erano giovani cuccioli, è ora diventata maggiorenne in una selvaggia rivoluzione: non a causa della frustrazione nei confronti della macchina militare sionista e dei suoi tirapiedi oppressori palestinesi, né in termini di dollari e corruzione; ma perché le condizioni di vita dei palestinesi si stanno deteriorando sullo sfondo di una crisi globale oltretutto soffocata dall'occupazione israeliana.

È questa generazione che ha iniziato a muoversi indipendentemente dalle strutture tradizionali come Fatah, Hamas e le altre fazioni. La loro indignazione è rivolta all'oppressione sionista che sta peggiorando mentre sullo sfondo la società israeliana sta scivolando verso l'estrema destra. L'inizio dell'ultima intifada, iniziata a Gerusalemme un anno e mezzo fa, ha preannunciato una nuova ondata di lotta popolare contro l'occupazione, prima che Hamas interrompesse il tutto lanciando missili Jerusalem Shield e trasformando la situazione in un'altra guerra asimmetrica. L'errore di imbracciare le armi è stato simile a quello commesso durante l'Intifada di Aqsa.

I cuccioli di ieri si sono ora trasformati in leoni ed i più potenti di loro hanno formato gruppi combattenti indipendenti in tutta la Cisgiordania occupata, tra cui la Tana del Leone a Nablus e dintorni e la Brigata Jenin. Questi gruppi stanno portando avanti operazioni di resistenza contro Israele, portando le sue forze di occupazione a intensificare la loro repressione in tutte le sue forme. Questo, a sua volta, provoca malcontento collettivo all'interno di una società palestinese che non è più in grado di tollerare il comportamento di Israele; ora vediamo le masse scendere in piazza per esprimere la loro indignazione, come hanno fatto martedì.

C'è una questione critica di cui i nuovi gruppi giovanili devono essere consapevoli: l'uso delle armi deve rimanere mirato a spingere i palestinesi verso una rivoluzione popolare provocando lo stato di occupazione e facendo affidamento sulla sua repressione per galvanizzare la società palestinese. Questo è il tipo di tattica compresa da molti gruppi rivoluzionari nella storia, che vedevano nell'uso delle armi un mezzo per spingere il popolo a sollevarsi senza avere alcuna intenzione di sostituire una rivolta popolare con una rivolta armata. L'obiettivo dovrebbe rimanere quello di provocare una nuova intifada, come la prima, e non un'altra massiccia offensiva militare israeliana.

Questo articolo è apparso per la prima volta in arabo su Al-Quds Al-Arabi il 18 ottobre 2022

From cubs to lions: towards a new Palestinian Intifada – Middle East Monitor

Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese