Foto: I bulldozer israeliani demoliscono una strada durante un raid israeliano nella città occupata di Jenin, nella Cisgiordania, il 1° settembre 2024. (FOTO DI RONALDO SCHEMIDT/AFP)
Amal Wahdan
Inserito il 18 settembre 2024
Washington Report su affari del Medio Oriente,Ottobre 2024, pp. 55-57
Tre punti di vista: le forze israeliane continuano ad aggredire impunemente i Palestinesi della Cisgiordania
Di Amal Wahdan
DOBBIAMO RICORDARE al mondo più e più volte che la causa principale dell’attuale oltraggiosa aggressione coloniale fascista israeliana contro il popolo palestinese della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, compresa Gerusalemme, deriva dal semplice fatto che il popolo palestinese non è disposto a rinunciare ai propri diritti come richiesto dal progetto sionista, che ha subito un’accelerazione negli ultimi anni.
Il mondo ha ignorato l’agonia e le grida del popolo palestinese per 76 anni, durante i quali è stato sottoposto a misure sistematiche di genocidio, uccisioni di massa e pulizia etnica. Secondo credibili storici palestinesi, più di 900.000 persone sono state sradicate con la forza dalla Palestina nel 1948; 30.000 di loro sono state sfollate dai loro villaggi ma sono rimaste nei villaggi vicini. Nel 1967, quando il resto della Palestina storica cadde sotto il controllo israeliano, altri 350.000-400.000 palestinesi divennero rifugiati, alcuni per la seconda volta in meno di 20 anni.
È attraverso questa lente che si dovrebbe guardare alla campagna di sterminio in corso da parte di Israele contro i palestinesi di Gaza dal 7 ottobre 2023 ed alla guerra meno drammatica che è in corso da molti anni nella Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est. Con un’impennata negli ultimi due anni sotto il governo di coalizione del partito Likud di Binyamin Netanyahu e dei partiti religiosi fascisti sionisti di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich.
Il livello di uccisioni e distruzioni che ha preceduto la fondazione di Israele nel 1948, sebbene massiccio, è sminuito dalla portata di morti e distruzioni e dalla sofisticatezza dell’arsenale israeliano scatenato oggi su Gaza. Oggi, l’obiettivo del regime coloniale israeliano è portare a termine il lavoro incompleto del 1948: sterminare tutti i palestinesi con armi letali, fame o epidemie a Gaza, costringere all’espulsione o al confinamento i palestinesi in Cisgiordania e annettere la Cisgiordania. e colonizzarla con ebrei israeliani.
Ciò spiega la stagnazione dei negoziati tra il regime coloniale israeliano e la resistenza palestinese. Netanyahu afferma che sterminerà Hamas, ma sa che la resistenza non può essere sterminata. Lo sanno anche i suoi alti funzionari militari e della sicurezza che sono apertamente in disaccordo con lui e comprendono che il perseguire tali obiettivi potrebbe mettere in pericolo l’esistenza stessa dello Stato.
IL FRONTE INTERNO PALESTINESE
I gruppi di resistenza palestinese a Gaza hanno combattuto furiosamente e hanno inflitto alle Forze di Occupazione Israeliane (IOF) gravi perdite in termini di soldati morti e feriti e di attrezzature danneggiate. La guerra prolungata, giunta al suo dodicesimo mese, ha causato il deterioramento dell’economia ed ha costretto centinaia di migliaia di coloni israeliani a migrare.
In Cisgiordania, molto prima del 7 ottobre, i soldati israeliani e i coloni ebrei (questi ultimi agiscono, a tutti gli effetti, come parte dell’esercito) si sono scatenati. Migliaia di dunum sono stati confiscati per costruire altre colonie, centinaia di migliaia di agricoltori hanno sofferto a causa dei continui attacchi alle loro case e ai loro oliveti e migliaia di ulivi sono stati dati alle fiamme. I contadini palestinesi sono stati lasciati da soli a fronteggiare questi coloni armati. Ma ormai da diversi mesi, le milizie palestinesi nelle città del nord si confrontano con le IOF e i coloni. Ed hanno mantenuto la loro posizione.
RESISTENZA REGIONALE E GLOBALE
A due settimane dall’inizio della guerra contro Gaza, l’asse regionale della resistenza in Libano, Yemen, Iraq, Siria e Iran ha dichiarato un fronte di sostegno militare, che si è rivelato molto efficace dal punto di vista militare. Nel nord, il Movimento di Resistenza Libanese ha attaccato quotidianamente le torri di intelligence e sorveglianza e i quartieri generali militari delle brigate settentrionali, provocando danni diretti ed evacuazioni di massa delle città del nord.
La resistenza yemenita ha di fatto chiuso lo stretto di Bab al-Mandeb a tutte le navi dirette verso Israele e ha paralizzato l’attività commerciale del porto israeliano di Um al-Rishrash (Eilat), causandone la dichiarazione di fallimento. Queste azioni hanno dato impulso agli sforzi globali volti a isolare, boicottare e sanzionare Israele, che viene regolarmente denunciato per le sue azioni genocide e la sua struttura di apartheid.
Sulla scena globale, il nuovo ordine mondiale multipolare sostiene la Palestina. Il sistema unipolare guidato dagli Stati Uniti, che dal 7 ottobre 2023 ha spedito 50.000 tonnellate di equipaggiamenti militari con 500 voli aerei e 107 spedizioni marittime, è visto da un numero crescente di persone come un partner di Israele nel suo genocidio dei palestinesi.
Il livello di distruzione che queste armi hanno causato è senza precedenti rispetto alle dimensioni della Striscia di Gaza e alla popolazione.
JENIN, UN SITO DI RESISTENZA CONTINUA
Jenin non è affatto l’unica arena di resistenza in Cisgiordania, ma fornisce un esempio dell’assalto israeliano a cui devono far fronte altre parti della Cisgiordania.
La continua distruzione di Jenin porta con sé echi di Gaza. L’invasione di Jenin e del campo profughi da parte dell’IOF rivela la stessa strategia di terra bruciata e la stessa vasta distruzione e danno alle infrastrutture che sono stati mostrati a Gaza nell’ultimo anno.
Contro la popolazione in gran parte civile, l’IOF utilizza droni, elicotteri Apache, mezzi corazzati, bulldozer e cecchini appostati sui tetti. All’inizio di settembre, il comune di Jenin ha riferito che l’IOF aveva demolito più del 70% delle strade della città, creando crateri di circa un metro e mezzo su un tratto di 20 chilometri. Le squadre tecniche non sono state in grado di riparare le reti danneggiate perché sottoposte al fuoco israeliano. Di conseguenza, l’acqua è stata tagliata all’80% della città e all’intero campo.
Anche il mercato ortofrutticolo centrale è stato bruciato dalle forze israeliane e gravemente danneggiato. Anche centinaia di case e veicoli sono stati distrutti.
Così come ha preso di mira gli ospedali di Gaza, l’IOF ha assediato l’ospedale governativo di Jenin e bloccato i camion dell’acqua che non potevano raggiungerlo, il che ha comportato la sospensione dei servizi di dialisi renale. Ha anche danneggiato la linea di alimentazione elettrica dell'ospedale, che alla fine ha portato all'arresto dell'aria condizionata. Anche a Jenin come a Gaza, gli equipaggi della Mezzaluna Rossa Palestinese, non sono stati in grado di recuperare i morti dalle strade.
Al Jazeera ha riferito il 2 settembre che l’IOF ha ucciso almeno 24 palestinesi a Jenin in un periodo di 5 giorni; in tutta la Cisgiordania ha ucciso almeno 675 palestinesi dal 7 ottobre. Nello stesso periodo, più di 10.300 palestinesi sono stati arrestati e detenuti dalle forze israeliane.
Amal Wahdan è una veterana della politica e attivista, redattrice del giornale elettronico Arab Gazzette, presidente della Fondazione Shaikh Hasan per la cultura e la scienza e coordinatrice del Museo della memoria palestinese.
Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze
The Silent War on the West Bank Has Become Deafening – Israel-Palestine - WRMEA