Israele sta scatenando un'apocalisse nel nord di Gaza

https://www.haaretz.com/opinion/editorial/2024-11-06/ty-article-opinion/israel-is-unleashing-an-apocalypse-in-northern-gaza/00000192-fe34-d05a-aff6-fefc994e0000

Haaretz editorial 6 nov. 2024

L'opinione pubblica israeliana deve guardare in faccia ciò che l'esercito sta facendo in suo nome nel nord della Striscia di Gaza. All'inizio di ottobre, le Forze di Difesa Israeliane hanno annunciato un'operazione militare e, da più di un mese, l'area intorno alle città di Jabalya, Beit Hanoun e Beit Lahia è sottoposta a uno stretto assedio. "Un assedio nell'assedio nell'assedio", lo ha definito un funzionario delle Nazioni Unite. Ciò significa che l'IDF non permette a nessuno di entrare nell'area, nemmeno alle organizzazioni umanitarie internazionali.

Ai residenti del nord di Gaza è stato detto di spostarsi a sud, nello spirito del cosiddetto "Piano dei Generali" proposto dal Magg. Gen. (ris.) Giora Eiland, anche se ufficialmente Israele nega di attuarlo. Il concetto di base del piano è quello di evacuare i residenti, dichiarare l'area una zona militare chiusa e poi affermare che chiunque rimanga lì sarà considerato un terrorista che può essere ucciso.

Molti residenti temono di non poter tornare, mentre altri non hanno potuto lasciare l'area. Pochi giorni fa, le Nazioni Unite e altre organizzazioni umanitarie hanno avvertito che la situazione è "apocalittica" e che "l'intera popolazione palestinese nel nord di Gaza è a rischio imminente di morte per malattie, carestia e violenza".

L'esercito sta vietando l'ingresso ai camion degli aiuti umanitari; solo le ambulanze hanno avuto il permesso di trasportare i malati gravi all'ospedale di Gaza City. E questo avviene proprio mentre l'IDF ha chiesto a tutti i servizi di soccorso civili di lasciare l'area.

All'espulsione di massa si aggiungono la fame, i danni agli ospedali e i disastri umanitari che causano danni sproporzionati ai civili. L'opinione pubblica israeliana non viene quasi mai informata di tali fatti e, in ogni caso, ha dimostrato una totale indifferenza. Due settimane fa, ad esempio, l'IDF ha attaccato un edificio a Beit Lahia - uccidendo 94 persone, secondo il Ministero della Sanità gazawi gestito da Hamas - perché una postazione di vedetta di Hamas situata sul tetto dell'edificio aveva contribuito a far esplodere una bomba che aveva ucciso quattro soldati due giorni prima. In Israele non si discute quasi mai se un numero così elevato di morti sia giustificato in proporzione all'obiettivo militare.

In pratica, la guerra viene condotta in barba al diritto internazionale. È come se a Gaza non ci fossero civili, bambini e conseguenze per le nostre azioni. Il desiderio di vendicarsi dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 si è trasformato in una guerra brutale e sfrenata che costituisce una grave violazione delle leggi di guerra e, peggio ancora, sarà ricordata come una macchia morale sul Paese.

Inoltre, la massiccia distruzione di case ed edifici nel nord della Striscia di Gaza e i preparativi dell'esercito per mantenere il territorio asfaltando strade e creando infrastrutture indicano l'intenzione di preparare un'annessione de facto e la creazione di insediamenti sul modello della Cisgiordania.

Israele deve abbandonare il Piano dei Generali e porre fine al disastro umanitario. È giunto il momento di fare un tentativo sincero di firmare un accordo sugli ostaggi e porre fine alla guerra.

Traduzione: Leonhard Schaefer