Gaza- nella Striscia alle bombe si aggiungono le inondazioni

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Peggiorano le condizioni di vita dei civili palestinesi a causa del maltempo. Israele intanto prosegue i suoi attacchi. Ieri altri morti in raid aerei su Gaza

L'acqua del mare sommerge le tende degli sfollati alla periferia di Khan Yunis – Ap

Michele Giorgio

Negli ultimi due giorni migliaia di tende di famiglie palestinesi sfollate a causa dell’offensiva israeliana contro Gaza sono state spazzate via dal mare agitato, dalle piogge torrenziali e dal vento. Gli accampamenti di tende fatte di stoffa e plastica di Mawasi (Khan Yunis) sono allagati. Gli sfollati avevano scavato dei canaletti per far defluire l’acqua lontano dalle tende, ma non è servito ad evitare la nuova catastrofe. Molte tende utilizzate per un anno sono usurate e non offrono più protezione, ma il prezzo delle nuove e dei teli di plastica è salito alle stelle e poche famiglie possono permettersi la spesa. Per l’Ufficio stampa di Gaza, l’81% delle tende non sarebbe più utilizzabile. Su 135.000 tende, 110.000 hanno urgente bisogno di essere sostituite. L’agenzia dell’Onu Unrwa (Onu) aggiunge che 500mila sfollati sono minacciati dalle inondazioni e che le basse temperature avranno ripercussioni su migliaia di persone malnutrite e di fatto all’aperto.

A Khan Yunis non si lasciano prendere dalla disperazione e cercano soluzioni per l’inverno. Non pochi scavano tra le macerie delle loro case distrutte ed estraggono pietre e mattoni ancora utilizzabili per ricostruire parti delle abitazioni. Altri costruiscono come possono un paio di stanze con il tetto di lamiera e si sistemano in esse, preferendole alla vita in tenda. Come Rami Abu Ghazaleh. Faceva il muratore prima dell’offensiva israeliana, ha mescolato fango e paglia al posto del cemento ed è riuscito a dare un rifugio coperto e più privato alla sua famiglia. «Vivevamo a Zenna (un quartiere di Khan Yunis, ndr), la nostra casa è stata distrutta dai bombardamenti israeliani come tutte le altre in quella zona», ha raccontato a giornalisti locali «da allora siamo stati sfollati più volte e abbiamo passato mesi nei campi di tende, la vita è impossibile negli accampamenti». Non è la prima casa di fango e paglia costruita da Abu Ghazaleh. Nelle settimane passate un raid aereo aveva vanificato tutto il suo lavoro. Ma non si è arreso, ne ha costruito un’altra e ha riciclato pezzi di mobili e legno per la porta e le finestre. «Viviamo come i nostri avi, in abitazioni fatte con il fango e la paglia. Però una casa costruita in questo modo è meglio mille volte di una tenda», ha affermato.

Dal cielo su Gaza non cade solo la pioggia. Gli attacchi aerei israeliani si sono intensificati ovunque. A Rafah, sul confine con l’Egitto, un raid ha ucciso almeno quattro persone mentre i carri armati avanzano ancora nel nord effettuando incursioni a Beit Hanoun e Beit Lahiya. A Jabaliya sette palestinesi sono stati uccisi da un razzo. I droni israeliani hanno sganciato altri volantini su Shujayeh (Gaza city) e Beit Lahiya ordinando agli abitanti di dirigersi a sud prima che comincino gli attacchi in quelle zone.

La copertura giornalistica della situazione di due milioni di palestinesi a Gaza sotto attacco da quasi 14 mesi è minima se non nulla sui media israeliani. Fa eccezione il quotidiano progressista Haaretz, considerato in passato il più autorevole di Israele, che ora è finito nel mirino del governo.