Abu Mazen rinvia il voto e finisce sotto accusa. Kallas «Elezioni subito»

Michele Giorgio

Palestina Dopo 20 anni di assenza, le urne dovevano aprirsi il 28 novembre. Spostate al 2027

Mesi fa Mahmud Abbas, più noto come Abu Mazen, aveva indetto per il 28 novembre le elezioni per il rinnovo, dopo 20 anni, del Consiglio legislativo (Clp) dell’Autorità nazionale palestinese e per la scelta del suo successore alla presidenza. Il suo fine era evidente: rifare il trucco all’Anp per renderla più attraente agli occhi dei suoi sponsor europei e dell’amministrazione Trump.

L’ANNUNCIO AVEVA lasciato indifferenti tanti palestinesi, alle prese ogni giorno con le politiche dell’occupazione israeliana sul terreno e con le violenze dei coloni. Invece l’Unione europea, principale sponsor dell’Anp, aveva applaudito alla decisione. Così la scelta annunciata sabato dal presidente palestinese di rinviare il voto all’11 settembre 2027 si è trasformata in un boomerang, provocando forti critiche da parte dei massimi rappresentanti europei. A cominciare da Kaja Kallas: «Le elezioni legislative e presidenziali palestinesi devono svolgersi il prima possibile», ha detto l’alta rappresentante agli esteri dell’Ue.

Il numero due dell’Anp, di fatto già alla sua guida, Hussein Sheikh, è dovuto correre ai ripari. Anche perché il ministro degli esteri israeliano Gideon Saar e il suo collega alla difesa, Israel Katz, hanno fiutato il sangue e si sono lanciati sulla preda, accusando l’Anp di non essere democratica, mentre Israele, hanno sottolineato, si prepara a rispettare la propria scadenza elettorale. Davvero paradossale, se si considera che, dopo l’annuncio di Abbas, Israele non ha dichiarato che avrebbe garantito il voto palestinese in Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme est, come previsto dagli Accordi di Oslo del 1993-94. «Ci impegniamo ad anticipare la data di svolgimento simultaneo e coordinato delle elezioni presidenziali e legislative non appena saranno disponibili le condizioni appropriate che garantiscano l’integrità, la trasparenza e la credibilità del processo elettorale», ha assicurato Sheikh rivolgendosi a Bruxelles. Si è riferito agli ostacoli posti sul terreno dall’occupazione israeliana, che, tra le altre cose, si preparava a negare il voto ai palestinesi di Gerusalemme est. Sheikh ha inoltre invocato un dialogo nazionale complessivo, con la partecipazione di tutte le forze politiche, per rafforzare l’unità palestinese.

UN RICHIAMO SCONTATO al dialogo nazionale che non ha attenuato le contestazioni delle forze intenzionate a partecipare alle elezioni per sfidare Fatah, il partito egemone dell’Anp. Un dissidente di Fatah, Ahmed Ghneim, ha interpretato il rinvio come un segnale della distanza tra la leadership e la popolazione. La decisione, ha detto alla stampa locale, «denota una mancanza di responsabilità di fronte alle sfide che il popolo palestinese si trova ad affrontare». Secondo Ghneim, la priorità dovrebbe essere la ricostruzione dell’unità nazionale palestinese in Cisgiordania e a Gaza, affinché sia in grado di affrontare l’espansione degli insediamenti coloniali israeliani, la guerra senza fine condotta da Netanyahu e di sostenere gli oltre due milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza, anziché perpetuare l’attuale divisione.

Si era capito che il voto non si sarebbe tenuto quando Hamas, contro ogni previsione, ha scelto di partecipare alle elezioni, in alleanza o in collaborazione con altri partiti. Abbas e Fatah hanno compreso che avrebbero rischiato una nuova sconfitta, come quella del 2006, quando Hamas conquistò la maggioranza dei seggi nel Consiglio legislativo. A sorpresa, proprio Hamas ha dichiarato di comprendere le ragioni dello spostamento del voto all’11 settembre 2027.

IL MOVIMENTO ISLAMICO, che tanto in Cisgiordania quanto a Gaza gode di ampi consensi, ha definito il rinvio «un passo nella giusta direzione». Come Sheikh, Hamas ha sostenuto che, allo stato attuale, mancano le condizioni politiche, di sicurezza e sul terreno necessarie a garantire elezioni libere.

Per l’analista Ghassan Abu Gosh, «ora la questione non è quella di guadagnare tempo per un’autorità che ha esaurito più volte la sua durata e il suo mandato, ma la costruzione di una formula condivisa per preparare le elezioni ed affrontare uniti le sfide politiche e territoriali».

13/10/2026

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