Vanunu, il rifiuto della coscienza

Counterpunch

05.03.2010

http://www.counterpunch.org/amiri03052010.html

 “La candidatura al Nobel di Mordechai Vanunu”

  di Rannie Amiri

 

“Quest’anno, così come lo scorso anno, [Vanunu] ci ha inviato delle lettere, nelle quali dichiarava esplicitamente che egli non aveva richiesto di essere un candidato per il Premio Nobel per la Pace. La motivazione che aveva fornito consisteva nel fatto che Shimon Peres aveva ricevuto il Premio Nobel per la Pace, e Peres  - egli aveva asserito - era il padre della bomba atomica israeliana ed egli non avrebbe voluto  essere associato a Peres in alcun modo.” 

Geir Lundestad, direttore dell’Istituto norvegese Nobel e Segretario del Comitato norvegese per il Nobel – 24 febbraio 2010.

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Per la prima volta nella storia del Comitato Norvegese per il Nobel, era stata inoltrata una richiesta preventiva di rimuovere una candidatura – dallo stesso aspirante. 

La settimana scorsa si è scoperto che Mordechai Vanunu aveva richiesto, in una lettera inviata al Comitato, che venisse annullata la sua candidatura. Era stato abbastanza insolito per Geir Lundestad  ammettere perfino  che era stata ricevuta una candidatura, tanto meno rivelare pubblicamente la richiesta di Vanunu. Ma per Vanunu – un uomo al quale si sarebbe dovuto conferire il Premio per la Pace molto tempo fa – c’era una totale armonia con la dignità, l’integrità ed una natura scevra dai compromessi di una persona nei confronti della quale il mondo intero ha un grande debito. 

Mordechai Vanunu – più di un semplice informatore. 

Dal 1976 al 1985, Vanunu aveva lavorato come tecnico all’impianto nucleare di Dimona nel Deserto del Negev. Nel 1986 in una intervista concessa al The Sunday Times, egli denunciò per primo, con coraggio, l’ attività nucleare clandestina del suo paese. Una settimana prima della pubblicazione dell’intervista egli venne adescato da un agente del Mossad tra Londra e Roma, dove venne preso in custodia e trasportato in Israele. Vanunu venne processato con procedure segrete, rapidamente giudicato colpevole e condannato a  trascorrere 18 anni dietro le sbarre, 11 dei quali in totale isolamento. 

Vanunu venne rilasciato dalla prigione Shikma di Ashkelon nell’aprile del 2004 , ostinato e impenitente egli dichiarò: “Sono contento e fiero di ciò che ho fatto “. 

Per quanto riguarda la durata della carcerazione per quasi due decenni? 

“Allo Shabak [Shin Bet] dissi, e pure al Mossad, ‘Non siete riusciti a spezzarmi, non siete riusciti a farmi impazzire’.” 

A causa delle sue parole, gli proibirono di parlare con i giornalisti, sostenitori o non israeliani di ogni tipo. Gli venne impedito di viaggiare all’interno del paese e oltre a ciò, di andarsene. 

Nel 2007,  venne ritenuto che Vanunu avesse violato la parola data, in parte per aver cercato di recarsi da Gerusalemme a Betlemme, e ciò lo fece finire in prigione per altri tre mesi. L’essersi convertito al cristianesimo ed essere divenuto un fautore dei diritti dei palestinesi non fu di giovamento al suo caso, ma servì soltanto ad aumentare il disprezzo accumulato su di lui dai suoi connazionali. 

Sebbene il termine di “informatore” sia usualmente abbinato al nome di Vanunu, l’immagine che ne deriva è debole e riduttiva. Egli fu più come la “sirena” che aveva messo in guardia il mondo sulle bombe nucleari non denunciate di Israele e sull’introduzione nel Medio Oriente di armi di distruzione di massa. 

Shimon Peres – architetto del programma relativo alle armi nucleari di Israele. 

Nel 1953, il Primo Ministro israeliano David Ben Gurion  destinò un giovane Shimon Peres a divenire  Direttore-Generale del Ministero della Difesa. Agendo con questa funzione, Peres fu di aiuto nel redigere il Protocollo di Sèvers del 1956 (nel periodo precedente all’attacco anglo-franco-israeliano di Suez). Questi incontri lo portarono a  ottenere l’aiuto della Francia per la costruzione del Centro di Ricerche Nucleari nel Negev. 

Il fondamentale coinvolgimento di Peres nello sviluppo della potenzialità nucleare di Israele è descritto in modo dettagliato in “Shimon Peres – La biografia” dello storico Michael Ben-Zohar. Secondo Reuters , “Il libro fornisce nuovi particolari su come Peres abbia agito come un architetto dietro-le-scene del potere militare di Israele, assicurando segretamente le armi e acquistando dalla Francia un reattore atomico.” 

E’ dovuto in modo specifico al fatto che Peres era stato il pioniere del programma  dell’armamento nucleare di Israele che Vanunu aveva chiesto che il suo nome fosse tolto dalla lista dei candidati per il Premio Nobel. Non voleva alcuna associazione con la presunta “colomba”, che come ministro degli esteri fu il beneficiario del Premio per la Pace del 1994, insieme al Primo Ministro Yitzhak Rabin  e al Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Yasser Arafat. 

Shimon Peres – l’apologeta di un massacro. 

Fu durante la campagna israeliana “Grappoli di ira” nel Libano che si ebbe il massacro di Qana dell’aprire 1996. 800 civili libanesi avevano cercato riparo dai combattimenti in un complesso delle Nazioni Unite nei pressi del villaggio di Qana. Mostrando una totale mancanza di considerazione sia delle Nazioni Unite che dei civili che vi avevano cercato riparo, gli israeliani bombardarono il complesso, uccidendo 106 innocenti e ferendone più di 100. 

Dapprima Israele sostenne che il loro obiettivo erano state le posizioni degli Hezbollah e non il complesso delle Nazioni Unite (sebbene fossero informati delle sue esatte coordinate). Successivamente dichiararono che il complesso era stato colpito inavvertitamente a causa “di un bersaglio inesatto basato su dati non giusti” e per l’uso di mappe obsolete (il fornire  giustificazioni sempre mutevoli da parte degli israeliani per un attacco deliberato ad una struttura delle Nazioni Unite si sarebbe ripetuto più tardi durante la guerra di Gaza del 2008-2009). 

Allora fu il Primo Ministro Peres che alla fine giustificò l’attacco dando la colpa agli Hezbollah, utilizzando la scusa fiacca, screditata e spesso ripetuta degli “scudi umani” (un altro strumento utilizzato ancora dalle Forze di Difesa Israeliane per dare coerenza al massacro di civili durante la Guerra di Gaza). 

Una inchiesta successiva delle Nazioni Unite concluse che era improbabile che il bombardamento del complesso di Qana fosse da attribuirsi a grossolani errori tecnici o procedurali. Un’indagine effettuata da Amnesty International scoprì che l’attacco era stato “intenzionale ed è censurato”. La relazione dell’Human Rights Watch allo stesso modo stabilì che, “Abbiamo dichiarato questo un massacro che venne eseguito intenzionalmente utilizzando missili ed esplosivi in modo molto preciso.” 

Che cosa dovrebbero fare il Comitato per il Nobile e Vanunu. 

In quanto persona che ha smascherato il programma delle armi nucleari israeliane, quell’uomo di coscienza di Vanunu, è ammirevole che assuma l’atteggiamento di principio di chi chiede che il suo nome venga rimosso dall’essere preso in considerazione per lo stesso Premio per la Pace che era stato aggiudicato   all’uomo che aveva dato origine a tale programma. 

Tuttavia, il Comitato per il Nobel non solo dovrebbe continuare a prendere in considerazione Vanunu, ma dovrebbe consegnargli il suo Premio per la Pace, se non per altra ragione che riscattarsi in quanto ente che riconosce i fatti, non le aspettative. 

Un faro vergognoso allora farebbe luce su Israele per impedire a Vanunu di recarsi in Norvegia per accettarlo, anche se egli declinerebbe ancora volentieri il Premio. Se gli fosse permesso di tenere una conferenza stampa ciò darebbe a Vanunu l’opportunità di dire al mondo intero del ruolo scandaloso di Peres nell’introdurre le armi nucleari nel Medio Oriente, di parlare del massacro di  Qana che si ebbe sotto la sua guida, di parlare dei crimini di guerra commessi a Gaza e della brutale occupazione di Gerusalemme Est e della West Bank. 

Ancora una volta è il tempo per il canto delle sirene. 

Rannie Amiri è un commentatore indipendente del Medio Oriente

(tradotto da mariano mingarelli)