OCHAOPT (Office for the Coordination of Humanitarian Affaire
Occupied Palestinian Territory)
27 ottobre – 2 novembre 2010
http://www.ochaopt.org/documents/ocha_opt_protection_of_civilians_2010_11_05_english.pdf
PROTEZIONE DEI CIVILI
Ultimi sviluppi
3 Novembre - Forze israeliane hanno condotto un’operazione di perquisizione e arresto nel quartiere di Silwan a Gerusalemme Est, nelle prime ore del mattino, arrestando cinque palestinesi, dei quali 4 sono bambini di età compresa tra i 13 e i 16 anni. Durante l’operazione, le forze israeliane hanno aggredito fisicamente e ferito uno dei genitori, mentre questi cercava di impedire loro di arrestare i suoi due figli. Tutti i bambini sono in stato di arresto.

WEST BANK
26 palestinesi feriti dalle forze israeliane
Durante l’intervallo di tempo considerato dal report, le forze israeliane hanno ferito 26 palestinesi, la maggior parte dei quali nelle dimostrazioni settimanali nell’area di Ramallah. Dall’inizio del 2010, le forze israeliane hanno ferito 1.028 palestinesi, con un incremento del 73% rispetto lo stesso periodo del 2009 (747 feriti).
23 palestinesi sono stati feriti in una manifestazione settimanale contro l’espansione della colonia di Hallamish (governatorato di Ramallah) quando le forze israeliane hanno sparato candelotti di gas lacrimogeno per disperdere i dimostranti. Un poliziotto di frontiera israeliano è stato ferito da un sasso. Anche nell’area di Ramallah, è stato ferito un palestinese in una protesta settimanale contro la costruzione della barriera nel villaggio di Bil’in. Nel 2010, circa il 30% dei feriti palestinesi dovuti alle forze israeliane sono conseguenza delle contestazioni durante le manifestazioni settimanali contro la barriera, l’espansione delle colonie e le restrizioni all’accesso.

Altri due palestinesi, compreso un ragazzo di 17 anni, sono stati feriti in due scontri distinti che si sono svolti tra palestinesi e forze israeliane; l’uno durante la demolizione di un’officina meccanica nel quartiere di Beit Hanina a Gerusalemme Est ( vedi anche la sezione demolizioni, che è riportata più avanti); e l’altro quando le forze israeliane hanno tentato di occupare il tetto di una casa durante un’operazione di perquisizione e di arresto nella zona di Al Baqa’a vicino ad Hebron City.
Questa settimana, le forze israeliane hanno messo in atto oltre 100 operazioni di perquisizione e arresto nella West Bank (compresa Gerusalemme Est), confrontate alla media settimanale di 93 di operazioni di questo tipo nel 2010. In una di queste incursioni, le forze israeliane hanno imposto un coprifuoco della durata di 13 ore al villaggio di Madama (nel governatorato di Nablus) ed hanno eretto un check point volante all’ingresso del villaggio che ha interdetto il movimento di una popolazione stimata di 1.800 persone. Anche questa settimana, nella città di Tubas, un ordigno di artiglieria inesploso (UXO) è esploso all’interno di un edificio utilizzato in precedenza dalla forse di sicurezza palestinesi. Nessuno è rimasto ferito, tuttavia, due abitazioni e un’auto sono stati danneggiati. Lo stesso edificio era stato danneggiato in modo grave nel 2002 durante le incursioni israeliane all’interno della città.
La violenza dei coloni continua.
Questa settimana, l’OCHA ha documentato tre incidenti connessi ai coloni e che hanno portato al ferimento di palestinesi o al danneggiamento di proprietà palestinesi; una riduzione significativa se paragonati alle settimane precedenti ed alla media settimanale degli episodi di questo tipo che dall’inizio del 2010 è di 6 casi.
In un episodio, coloni israeliani provenienti dalla colonia di Massu’a si sono scontrati con palestinesi nei pressi della comunità beduina di Abu Al Ajaj nel villaggio di Al Jiftlik (governatorato di Jericho) e ne hanno feriti cinque. Lo scontro è esploso per la terza volta in due settimane dopo che i coloni hanno cercato di recintare circa 44 dunam di terreno appartenente alla comunità. In un altro episodio, un gruppo da 5 a 7 coloni armati, a quanto si dice provenienti dalle colonie di Nahliel e Hallamish, sono penetrati entro il villaggio di Beitillu (governatorato di Ramallah), dove hanno reciso le tubature della rete idrica utilizzata per l’irrigazione, danneggiato alcune apparecchiature e rubato dei generatori per l’elettricità. Durante l’episodio gli assalitori hanno aggredito e ferito un vecchio quando questi ha cercato di impedire loro di incendiare una serra.
Anche questa settimana, 17 agricoltori di Kafr Qaddum (governatorato di Qalqiliya) hanno riferito che quando hanno avuto accesso ai loro oliveti situati nei pressi della colonia di Qeddumim, per la prima volta in diversi mesi, hanno riscontrato che nella maggior parte degli alberi la raccolta delle olive era già stata fatta, mentre i rami di 250 alberi erano stati trovati danneggiati. Come nelle altre zone prossime alle colonie israeliane, l’accesso all’area è permesso solo per pochi giorni all’anno e richiede un “coordinamento preventivo” con l’esercito israeliano. Nel villaggio di Susiya (governatorato di Hebron), forze militari israeliane hanno impedito agli abitanti del villaggio e agli attivisti internazionali di fare la raccolta delle olive sul terreno posto in vicinanza della colonia accanto. Questo episodio si è verificato nonostante gli abitanti del villaggio avessero concordato con l’esercito israeliano il “coordinamento preventivo”. Sin dall’inizio di ottobre, l’OCHA ha registrato una media settimanale di nove incidenti per ciò che riguarda la raccolta delle olive che hanno portato a feriti e a gravi danneggiamenti delle proprietà, che includono lo sradicamento e l’incendio di migliaia di alberi di ulivo.
Nell’area di Qalqiliya, coloni israeliani provenienti dall’avamposto coloniale di El Matan hanno collocato blocchi di cemento e mucchi di terra su un certo numero di strade di campagna nei pressi del villaggio di Kafr Thulth, costringendo gli agricoltori a raggiungere i loro campi a piedi.
Le demolizioni e l’emissione di ordini di demolizione e di sfratto continuano.
Dopo tre settimane durante le quali non c’erano state demolizioni nell’area, la municipalità di Gerusalemme ha abbattuto 11 strutture di proprietà di palestinesi a Gerusalemme Est, nei quartieri di Al ‘Isawiya, Beit Hanina e At Tur, a causa della mancanza dei permessi di costruzione. Ad Al ‘Isawiya sono stati demoliti nove edifici per l’agricoltura, insieme ad una recinzione di filo spinato. Queste strutture appartenevano a dieci agricoltori, i quali hanno riferito che tutti i loro attrezzi agricoli sono stati danneggiati e che durante le demolizioni sono stati barbicati 400 alberi (prevalentemente olivi). A Beit Hanina è stata demolita un’officina meccanica, mentre a At Tur un laboratorio di falegnameria. La demolizione di entrambi gli opifici ha colpito i mezzi di sostentamento di 16 persone con una perdita di migliaia di shekel israeliani. Nel 2010, fino ad oggi a Gerusalemme Est sono state demolite 50 strutture di proprietà di palestinesi (comprese sette strutture abbattute dai proprietari stessi dopo gli ordini di demolizione). C’è stato il trasferimento per un totale di 47 persone, mentre circa 190 sono state colpite in altro modo.

Nell’Area C della West Bank, le autorità israeliane hanno demolito quattro pozzi per la raccolta della pioggia nel villaggio di Deir Abu D’ief (governatorato di Jenin) in quanto erano stati costruiti senza permesso. Questi pozzi, come pure molti altri, furono costruiti cinque anni fa per rifornire di acqua il villaggio Deir Abu D’ief ed altri due nei paraggi (Beit Qad e Faqu’a). Le autorità israeliane hanno emesso ordini di demolizione e di blocco dei lavori nell’area di Hebron, nei confronti di tre strutture che sono costituite da un forno tradizionale a Umm Al Kheir e due servizi igienici nella comunità di pastori di Susina. Nell’Area C della West Bank, dal gennaio 2010, sono state demolite 265 strutture di proprietà di palestinesi. Sono stati trasferiti palestinesi per un totale di 355 persone, tra le quali sono compresi 177 bambini. Nel 2009, nello lo stesso intervallo di tempo, vennero demolite 186 strutture e trasferite 319 persone.
Anche nell’Area C nella Valle del Giodano, il 31 ottobre, le autorità israeliane hanno emesso ordini di sfratto nei confronti di sette tende stanziali e di cinque stalle per animali nelle comunità beduine di Khirbet Ar Ras Al Ahmar (governatorato di Tubas). Complessivamente sono colpite 9 famiglie (35 persone). In entrambi i casi, gli ordini sono stati dati in base al fatto che le strutture sono localizzate in aree militari chiuse. Gli ordini facevano sapere che le famiglie avrebbero dovuto evacuare la zona in 24 giorni. Finora, non c’è stata alcuna evacuazione.
Striscia di Gaza
Un palestinese ucciso ed altri quattro feriti in prossimità della recinzione di Gaza.
Nell’intervallo di tempo preso in considerazione dal report, vicino alla barriera che separa Israele dalla Striscia di Gaza le forze israeliane hanno ucciso un palestinese armato e ferito quattro civili in cinque distinti episodi. Nel 2010, nella Striscia di Gaza, fino ad oggi sono stati uccisi 55 palestinesi, dei quali 22 erano dei civili, mentre altri 220, compresi 195, sono stati feriti nell’ambito del conflitto palestinese-israeliano. Oltre il 70% delle morti e oltre il 60% dei ferimenti si sono verificati in prossimità della barriera.
Il 27 ottobre, un palestinese armato è stato ucciso da una granata di mortaio sparata dalle forze israeliane che avevano preso di mira un gruppo di palestinesi armati che, a quel che si dice, stavano cercando di mettere un ordigno esplosivo improvvisato (IED) vicino alla barriera nell’area di Beit Hanoun (a nord di Gaza). Anche una casa nei paraggi ha subito danni a causa di un’altra granata di mortaio; non si ha notizia di feriti. Questa settimana, in quattro episodi distinti le forze israeliane hanno aperto il fuoco su lavoratori palestinesi che raccoglievano rottami metallici, ferendone tre. Un disabile mentale è stato ferito a quanto si dice si è avvicinato alla barriera. In cinque diverse occasioni, bulldozer e carri armati israeliani hanno fatto incursioni penetrando di poche centinaia di metri entro la Striscia di Gaza per poi ritirarsi dopo aver spianato il terreno. Continuano a esserci incidenti vicino alla barriera a causa principalmente delle restrizioni israeliane all’accesso ad aree situate fino a 1.500 metri dalla barriera (il 17% del territorio di Gaza
Israele continua a sbarrare l’accesso alle aree di pesca a oltre le 3 miglia dalla costa. In 4 episodi distinti, le forze navali israeliane hanno aperto un fuoco di “avvertimento” su pescherecci palestinesi, costringendoli a raggiungere la riva.
Fazioni palestinesi armate hanno lanciato un certo numero di razzi e di granate di mortaio nel sud di Israele, come pure su basi militari situate lungo il confine. Non vengono citati israeliani feriti o danneggiamenti di proprietà.
Restano in vigore le restrizioni all’ingresso di una maggiore quantità di materiali da costruzione.
Nonostante un incremento nel complesso delle importazioni a Gaza fin dall’alleggerimento del blocco (20 giugno 2010), il divieto israeliano all’ingresso dei materiali da costruzione continua, fatta eccezione dei materiali relativi a un piccolo numero di progetti sovrintesi dalle organizzazioni internazionali. La maggiore limitazione nello sviluppo di tali progetti è originata dalla scarsità di ghiaia dovuta alla capacità limitata dei nastri trasportatori al valico di Karni, unica struttura utilizzata per il trasporto di tale merce. Ciò ha determinato notevoli ritardi, nonostante la disponibilità di altri materiali fatti passare attraverso il valico di Kerem Shalom.
Questa settimana (24 – 30 ottobre) sono entrati a Gaza mezzi per un totale di 985 autocarri, una diminuzione di circa l’11% rispetto al numero dei camion entrati la scorsa settimana (1.104). I dati attuali rappresentano il 35% della media settimanale dei 2.807 autocarri che sono entrati a Gaza nei primi 5 mesi del 2007, prima dell’imposizione del blocco. I prodotti alimentari continuano a costituire la maggiore quantità dei beni che entrano a Gaza (oltre il 50%). Prima del blocco, i generi alimentari costituivano meno del 20% del totale delle importazioni.
La produzione di elettricità resta al di sotto della richiesta.
Questa settimana, la quantità del combustibile importato per far funzionare l’impianto della centrale elettrica di Gaza (GPP) è leggermente aumentata se paragonata al precedente periodo (2,0 rispetto al !,88 milioni di litri), pur rappresentando solo il 60% della quantità settimanale di combustibile necessario per far funzionare l’impianto a pieno regime (80 MW). Tuttavia la cifra totale dell’energia elettrica fornita alla Striscia di Gaza nel suo complesso è di circa il 30 % al di sotto della richiesta giornaliera stimata di 300 MW. Solo circa 60 MW di energia elettrica vengono prodotti dalla GPP, 120 MW vengono acquistati da Israele e 17 MW dall’Egitto, fornendo quindi a Gaza meno di 200 MG di energia elettrica. Questo deficit si traduce nel taglio giornaliero medio dell’elettricità da quattro a sei ore.

Questo taglio dell’elettricità continua ad avere ripercussioni sulla vita quotidiana in tutta la Striscia di Gaza, nonché sulla fornitura di servizi essenziali, quali la distribuzione dell’acqua, il trattamento e la rimozione dei liquami, oltre al funzionamento del servizio sanitario. L’accesso all’acqua corrente continua a essere ancora per la popolazione una prova quotidiana a causa delle continue interruzioni dell’elettricità. Il 20% dei Gazani che vivono in un’area che comprende Gaza City, Rafah e Jabaliya, hanno accesso all’acqua corrente solo una volta ogni cinque giorni (da sei a otto ore); il 50% ha accesso una volta ogni quattro giorni (sei ore); e il 30% riceve acqua corrente una volta ogni due giorni (da sei a otto ore).
(tradotto da mariano mingarelli)