Un Nuovo Racconto di Natale: Betlemme sotto Occupazione
17 dicembre 2010 Published in: PLO Negotiations Affairs Department
http://www.worldsecuritynetwork.com/showArticle3.cfm?article_id=18501&topicID=28

Per molti aspetti Betlemme e’ diventata la quintessenza della città palestinese sotto occupazione: la sua popolazione sottoposta ad abusi quotidiani, la sua geografia storica e il suo paesaggio rovinati dalla espansione di colonie illegali, la serpentina del Muro di separazione che si incunea profondamente nel suo cuore e la separa dai suoi antichi legami politici, sociali, economici e religiosi con Gerusalemme e il resto della Cisgiordania, e le sue prospettive economiche messe ulteriormente a rischio ogni anno che passa. Per i palestinesi che vivono a Betlemme e nei suoi dintorni ogni Natale diventa sempre meno una ragione per celebrare e sempre più per riflettere sulla immensa tragedia che ha colpito questa città santa, culla di una delle comunità cristiane più antiche della terra.
I FATTI: L’occupazione israeliana ha drammaticamente ristretto la libertà di culto e l’accesso alle chiese in Terra Santa. In seguito al completamento del Muro israeliano nella parte settentrionale della città, Betlemme e Gerusalemme sono state completamente separate l’una dall’altra.

Graffiti sul Muro di separazione tra Betlemme e Gerusalemme.
Il Governatorato e la Città sotto Occupazione
Ne’ il Governatorato ne’la Città di Betlemme sono state risparmiate dal devastante impatto dell’occupazione israeliana e dell’incessante colonizzazione della terra palestinese. Creando “fatti compiuti” che rendono impossibile la soluzione a due-stati, Israele continua a mettere in atto una serie di politiche che combinano elementi di occupazione, colonizzazione e apartheid per soffocare e frammentare in modo deliberato Betlemme e i suoi dintorni. Questi comprendono la costante confisca di terra palestinese per la costruzione di colonie israeliane e del Muro, in violazione del diritto internazionale, assieme alla imposizione di restrizioni fisiche e amministrative alla libertà di movimento per i palestinesi, che vanno da una rete in continua espansione di checkpoint e roadblock a un regime punitivo di permessi che limita dove i palestinesi possono vivere, muoversi e lavorare.
• Soltanto il 13 per cento della terra che fa parte del governatorato di Betlemme e’sotto l’effettivo controllo palestinese;
• Soltanto nell’area di Betlemme, 32 barriere fisiche erette dall’esercito israeliano – compresi checkpoint, roadblock, ammassi di terra e sbarre – impediscono la libertà di movimento e di accesso a beni e persone palestinesi. Secondo l’ International Religious Freedom Report 2010 del Dipartimento di Stato USA, “il governo di Israele continua ad applicare restrizioni al movimento che impediscono la libertà di accesso ai luoghi di culto per Mussulmani e Cristiani in Cisgiordania e a Gerusalemme.”
• Disseminate su tutto il Governatorato si trovano 17 colonie e numerosi avamposti israeliani illegali, con una popolazione di circa 91.500 coloni; il più in vista di questi coloni e’ il Ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, residente nella colonia illegale di Noqdim, area occidentale di Betlemme.
• Come parte dell’impresa coloniale, Israele mantiene il controllo militare su un numero di luoghi classificati come patrimonio artistico dell’umanità dall’UNESCO. Nel Distretto di Betlemme questi comprendono la Moschea di Bilal Bin Rabah/Tomba di Rachele, la località archeologica di Herodion, e quella di Qumran dove sono stati ritrovati i rotoli del Mar Morto. Le località archeologiche di Betlemme sono state recentemente classificate dall’UNESCO come appartenenti alla Palestina.
• Dal 1993 i palestinesi sono costretti ad ottenere un’autorizzazione militare israeliana, caso per caso, per entrare per qualsiasi motivo nella Gerusalemme Est occupata. Se concessi, questi permessi contengono tempi di attraversamento specifici e limitati.
• La disoccupazione a Betlemme e’ di circa il 23%, la maggioranza della quale è collegata ai settori colpiti dalla chiusura di Betlemme e dalla sua separazione da Gerusalemme, soprattutto il turismo, il commercio e l’agricoltura.

Torretta militare del Muro di separazione accanto a Chiesa dal lato di Betlemme.
Terre del Governatorato di Betlemme annesse da Israele
Nel 1967 Israele ha annesso, in violazione della legislazione internazionale, circa 10 Kmq del Governatorato di Betlemme Nord. Molta di questa terra e’ stata incorporata illegalmente entro i confini allargati di Gerusalemme Est a sua volta occupata. L’espansione unilaterale israeliana dei confini municipali di Gerusalemme Est non e’ riconosciuta dalla comunità internazionale. Molte città e paesi palestinesi che dipendono pesantemente dalla agricoltura per la loro sopravvivenza economica hanno visto le loro terre agricole confiscate illegalmente per la costruzione di colonie, di infrastrutture collegate alle colonie, e del Muro. Le città palestinesi di Beit Sahur, Betlemme, Beit Jala, Walaja, Husan, Battir, Wadi Fukin, Nahalin, Artas e Al-Khadr hanno perso il 65% dell’area totale delle loro terre ad ovest (cioè dal lato israeliano) del Muro di Israele. Per esempio:
• Circa il 50% della terra storicamente appartenente a Beit Jala;
• Fino al 75% della terra storicamente appartenente al villaggio di Al Khader;
• La maggior parte degli uliveti storicamente appartenenti al villaggio di Beit Sahur ma, a causa del Muro, rimasti separati dalle altre terre appartenenti agli stessi proprietari, ora sono accessibili soltanto a chi possiede le autorizzazioni (raramente concesse) dell’esercito israeliano. Gli agricoltori palestinesi che ottengono un permesso per coltivare le proprie terre devono attraversare sbarramenti nel Muro designati appositamente e con periodi operativi limitati;
• Nel gennaio 2009 Israele ha emesso ordinanze che dichiarano “zona chiusa” le terre annesse dalla parte del Muro controllata da Israele, nella parte settentrionale del Governatorato di Betlemme; il che significa che ai proprietari palestinesi non e’ concesso di accedere alle proprie terre senza un permesso israeliano;
• I grandi insediamenti colonici di Gilo [dopo possiede un’abitazione l’on. Fiamma Nirenstein del PdL], Har Gilo, Har Homa, Betar Illit, Efrat, Geva’ot e Bat’Ayin, così come l’allargamento di Gi’vat Hadagan e Gi’vat Hatamar nella colonia di Efrata, tutti situati nel Governatorato di Betlemme, sono candidati alla espansione. Oltre a questo, sono stati presentati piani per una nuova colonia che si chiamerà Gi’vat Earl nell’area di Al Walaja.
Veduta da Betlemme dell’insediamento coloniale illegale di Har Hom a, in secondo piano sulla collina.
La perdita dell’importante turismo di Betlemme
Durante gli ultimi vent’anni Betlemme e’ diventata l’ombra di quella era. Un tempo città aperta e vibrante, Betlemme e’ stata ridotta a un ghetto in preda a povertà, immobilità e isolamento. Una passeggiata nella Città Vecchia di Betlemme e’ sufficiente per rendersi conto della miriade di vetrine ormai chiuse dove un tempo i negozianti vendevano i propri prodotti ad abitanti e turisti. I turisti che ancora entrano in Betlemme sono letteralmente trasportati in pullman dentro e fuori nel giro di due ore per una visita guidata, passando poco o nessun tempo nei negozi, ristoranti e alberghi palestinesi prima di rientrare negli hotel e ristoranti israeliani a spendere la maggior parte del tempo e dei soldi. In sostanza, i benefici del potenziale che avrebbe Betlemme quale maggiore destinazione turistica sono sfruttati per servire un crescente settore turistico israeliano. Questa terribile situazione e’ soprattutto evidente durante la stagione festiva che cade tra Natale e Pasqua, quando Betlemme dovrebbe ricevere la maggior parte dei turisti;
• Contrariamente all’ Accordo Bilaterale ad Interim Palestino-Israeliano di Oslo (gli Accordi di Oslo), delle 185 guide turistiche palestinesi autorizzate dal Ministero del Turismo e delle Antichità palestinese, soltanto 40 hanno il permesso di entrare a Gerusalemme, in Israele e nei siti archeologici nel Territorio Palestinese controllati da Israele. In contrasto, esistono circa 7.150 guide turistiche israeliane a tempo pieno o parziale;
• Israele continua a promuovere gli hotel costruiti nelle colonie e i prodotti delle colonie a turisti e pellegrini che visitano il territorio palestinese occupato, in questo modo indebolendo ulteriormente l’industria turistica palestinese;
• Secondo il Ministero del Turismo e delle Antichità palestinese i turisti e i pellegrini dovrebbero trascorrere almeno 3-4 notti nel territorio palestinese occupato per contribuire realmente alla crescita dell’industria turistica palestinese;
• Israele ha attuato una politica per cui i turisti che visitano Betlemme durante la maggior parte dell’anno devono uscire dalla città soltanto dal “Checkpoint 300” che ha soltanto una fila in uscita e in entrata per pullman e auto, diversamente che per gli stranieri che visitano gli insediamenti colonici nell’area di Betlemme che possono invece entrare e uscire attraverso qualsiasi checkpoint. Ciò crea ulteriori ritardi al checkpoint per palestinesi, turisti e pellegrini rendendo la visita a Betlemme un peso di cui molti turisti non hanno interesse a farsi carico;
• Nonostante tutte queste restrizioni e i limiti imposti dalla occupazione, l’Autorità Palestinese ha ottenuto un aumento del numero di turisti che si fermano nel territorio occupato.
Moschea di Bilal Bin Rabah / Tomba di Rachele
• Situato all’entrata nord di Betlemme, questo sito archeologico ospita sia la Moschea di Bilal sia la Tomba di Rachele. E’ un luogo importante per la Cristianità, l’Islam e l’Ebraismo. In violazione degli Accordi di Oslo, i trattati UNESCO e il diritto internazionale, l’esercito israeliano consente l’accesso al sito soltanto agli ebrei;
• Il percorso del Muro si inserisce 2 km all’interno dei confini municipali di Betlemme circondando la Moschea di Bilal/Tomba di Rachele, con conseguenze molto severe per i quartieri palestinesi circostanti. Settanta delle ottanta piccole imprese situate nell’area sono state costrette a chiudere;
• La Moschea di Bilal/Tomba di Rachele confina con un quartiere a maggioranza cristiano palestinese. Ora circondati dal Muro, molti residenti sono stati costretti a trasferirsi in altre aree all’interno di Betlemme o ad andarsene a causa dei problemi economici e psicologici creati dall’occupazione militare e dal Muro.
Scritta sul Muro di separazione a Betlemme: “Date loro giustizia e vi ricompenseranno con la pace”
• Secondo l’ International Religious Freedom Report 2010 del Dipartimento di Stato americano, la costruzione del Muro “impedisce in modo significativo ai residenti di Betlemme di raggiungere la Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme e ha reso difficili le visite ai siti cristiani di Betania e Betlemme per i palestinesi che vivono dalla parte di Gerusalemme del Muro.”
• Lo stesso rapporto afferma che il Muro e “i checkpoint impediscono anche il movimento del clero tra le chiese e i monasteri di Gerusalemme e della Cisgiordania oltre che il movimento dei fedeli tra le case e i luoghi di culto.”
• Il Muro ha anche compromesso la Festa di Mar Elias storicamente celebrata in agosto dai cristiani palestinesi e dai mussulmani di Betlemme, molti dei quali non possono più visitare il monastero situato soltanto a quattro km a nord di Betlemme;
• Le restrizioni imposte da Israele al movimento dei palestinesi hanno anche compromesso la festa della Vergine Maria, una processione annuale che ha luogo in agosto, impedendo ai cristiani dall’area di Betlemme di partecipare alla processione che termina nella Chiesa dell’Assunzione nel Getsemani a Gerusalemme.
In occasione del Natale noi palestinesi lanciamo un appello speciale alle persone di tutto il mondo affinché facciano il possibile per aiutarci a resistere contro il blocco a cui e’ sottoposta la Palestina e Betlemme in particolare. Chiediamo al mondo in questo Natale di raddoppiare gli sforzi per aprire ai visitatori Betlemme e il resto del territorio palestinese occupato, per portare pace e giustizia alla Palestina affinché possiamo partecipare tutti insieme alla celebrazione delle feste.
Ricchissimo sito web su Betlemme dell’Interfaith Peace Initiative
http://www.interfaithpeaceinitiative.com/bethlehem.php
Graffiti sul Muro a Betlemme
http://www.pbase.com/bmcmorrow/thewall&page=all