Michelle Alexander svela un segreto di Pulcinella sul New York Times: i progressisti statunitensi tacciono sulla Palestina temendo conseguenze sulla loro carriera

di Philip Weiss e James North

MondoWeiss, 20.01.2019

https://mondoweiss.net/2019/01/alexander-progressives-palestine/

Stamattina tutti parlano di una sola cosa: il notevole intervento di Michelle Alexander sul New York Times (qui la traduzione in italiano) - ebbene sì, proprio il New York Times - intitolato "È ora di rompere il silenzio sulla Palestina", in cui la commentatrice afferma di non poter più tacere. L'autrice di "The New Jim Crow" è ora una editorialista abituale del giornale, ed ha cambiato il dibattito sulla Palestina con un colpo esplosivo, affermando che i progressisti finora hanno taciuto sulla Palestina a causa, almeno in parte, della paura di ripercussioni sulle loro carriere. Ma è giunto il momento di porre fine a questo silenzio.

La 51enne Alexander, giurista e attivista per i diritti civili, inizia citando il coraggioso discorso di Martin Luther King contro la guerra del Vietnam nel 1967, pronunciato in un momento in cui non poteva portargli nessun vantaggio. Proprio come oggi parlare in favore dei palestinesi può solo danneggiare le nostre carriere grazie al "potere ben documentato" della lobby israeliana.

Quella di King fu una presa di posizione solitaria e morale. Che gli costò cara. Ma fornisce un esempio di ciò che ci viene richiesto se vogliamo onorare i nostri valori più profondi in tempi di crisi, anche quando il silenzio farebbe più comodo ai nostri interessi personali o alle comunità e le cause che ci stanno più a cuore. Un esempio che mi viene in mente quando ripenso alle scuse e alle razionalizzazioni che mi hanno tenuto sostanzialmente in silenzio su una delle grandi sfide morali del nostro tempo: il conflitto in Israele-Palestina.

Non sono certo la sola. Fino a poco tempo fa, l'intero Congresso è rimasto sostanzialmente in silenzio sull'incubo dei diritti umani che si è sviluppato nei territori occupati. I nostri rappresentanti eletti, che operano in un ambiente politico in cui la lobby di Israele detiene un potere ben documentato, hanno costantemente minimizzato e deviato le critiche allo Stato di Israele, sebbene questo sia diventato più sfacciato nella sua occupazione del territorio palestinese e abbia adottato alcune pratiche che ricordano l'apartheid in Sud Africa e la segregazione delle leggi Jim Crow negli Stati Uniti.

Anche molti attivisti e organizzazioni per i diritti civili sono rimasti in silenzio, non per mancanza di preoccupazioni o simpatia per il popolo palestinese, ma perché temono la perdita di finanziamenti dalle fondazioni e false accuse di antisemitismo. Si preoccupano, come in passato ho fatto anch'io, che il loro importante lavoro di giustizia sociale sia compromesso o screditato da campagne diffamatorie.

Allo stesso modo, molti studenti temono di esprimere sostegno per i diritti dei palestinesi a causa delle tattiche maccartiste di organizzazioni segrete come la Canary Mission, che espongono al pubblico ludibrio coloro che osano sostenere pubblicamente i boicottaggi contro Israele, mettendo a repentaglio le loro prospettive di lavoro e di carriera futura.

Michelle Alexander

Alexander si dichiara così una "PEP": Progressista Eccetto che per la Palestina. Parliamo di una persona di sani principi che ha svolto un lavoro pionieristico sui diritti umani e sull'antirazzismo, e sta rivelando che uno dei motivi per cui finora ha taciuto sulla Palestina è che voleva proteggere la sua capacità di partecipare alla discussione ufficiale, scrivendo sul razzismo negli Stati Uniti senza essere diffamata e attaccata.

Si tratta di un segreto di Pulcinella: se parli dei diritti umani palestinesi, il tuo personaggio verrà assassinato. Ed è una descrizione molto corretta del panorama mainstream, sorvegliato da gente del tipo di Bret Stephens e Bari Weiss del New York Times, e Abe Foxman e Jonathan Greenblatt della Anti Defamation Leaugue (chiedete a Paul Krugman, che ha razionalizzato il suo silenzio su questa questione per gli stessi motivi).

Alexander descrive anche la lotta molto produttiva della sinistra in questo campo. Spiega di aver rotto il suo silenzio grazie a Jewish Voice for Peace e all'arrivo di Rashida Tlaib e Ilhan Omar al Congresso. E qualunque cosa pensiate della politica identitaria, bisogna sottolineare che, proprio come le organizzazioni per i diritti degli omosessuali favorirono l'emergere di Jewish Voice for Peace come eccezione nella comunità ebraica, l'ascesa di donne di colore in posizioni finalmente di potere reale ha contribuito a rompere il ghiaccio sulla Palestina.

Alexander riassume la crescita del movimento di boicottaggio negli Stati Uniti:

Anche al Congresso, il cambiamento è all'orizzonte. Per la prima volta, due dei suoi membri, i rappresentanti Ilhan Omar, democratico del Minnesota, e Rashida Tlaib, democratica del Michigan, sostengono pubblicamente il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni. Nel 2017, la rappresentante Betty McCollum, democratica del Minnesota, ha introdotto una risoluzione per garantire che nessun aiuto militare degli Stati Uniti vada a sostenere il sistema di detenzione minorile militare di Israele. Israele processa regolarmente i bambini palestinesi detenuti nei territori occupati in tribunali militari.

Quel passaggio pone pressioni TREMENDE sui sionisti liberal (comprese persone ben intenzionate come l'altro editorialista del New York Times, Roger Cohen, e il gruppo J Street), per esprimersi sull'importante legislazione di McCollum. Se non puoi sostenere la rimozione degli aiuti statunitensi alla detenzione di bambini, da che parte stai? Il lungo e persuasivo articolo di Alexander farà pressione su tutti i progressisti per porre fine al loro silenzio sulle violazioni dei diritti umani in Palestina sostenute dagli Stati Uniti.

Betty McCollum

Il pezzo sta generando un enorme dibattito online, a giudicare da Twitter, dove Naomi Klein e Glenn Greenwald, tra gli altri, lo hanno accolto con entusiasmo. Alexander sta dicendo semplicemente la verità sul mondo mainstream. E "Hasbara Central" (la propaganda israeliana organizzata) è già al lavoro sull'articolo, a giudicare da alcuni commenti dei lettori del Times.

Congratulazioni al New York Times per aver assunto Alexander come editorialista e averle permesso di esprimersi.

Si tratta di un enorme passo avanti. E la cosa più significativa è che Alexander ha citato Martin Luther King come esempio di qualcuno che prese una posizione impopolare che non era la sua causa principale, mettendo a rischio il sostegno per la sua altra causa. Ha completamente azzeccato la scelta di King. Questo è il motivo per cui le brave persone finora sono state zitte su Israele-Palestina. L'effetto sarà... la prosecuzione del movimento. E una spinta a farsi avanti per altri sostenitori dei diritti umani.

Grazie a Dan Walsh e Donald Johnson.

 

Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze


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