Giordania teme contraccolpi guerra civile siriana

Nena News
25.03.2013
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Giordania teme contraccolpi guerra civile siriana

La vittoria di una delle due parti in Siria potrebbe influire profondamente sulla situazione giordana e comportare cambiamenti rilevanti per la monarchia hashemita.

di Francesca La Bella


Roma, 25 marzo 2013, Nena News - Ufficialmente la Giordania si dichiara neutrale in merito alla questione siriana. La soluzione politica del conflitto viene descritta come l'unica via percorribile e Governo ed opinione pubblica si trovano concordi nel valutare che un intervento militare di Paesi terzi rischierebbe di compromettere una situazione già delicata. In questo senso l'apertura delle frontiere ai profughi viene presentata come un atto di umanità dovuto e l'ingresso in Siria, per quegli stessi varchi, di milizie vicine ai ribelli e di armi come una falla di sicurezza dovuta all'impossibilità di controllare efficacemente le centinaia di chilometri di confine che dividono i due Paesi.
              
                                           
Il re della Giordania, Abdallah II

 

La realtà è, però, ben più articolata di quanto possa apparire a prima vista. La Giordania è un Paese centrale per il mantenimento degli equilibri mediorientali. Da sempre meta di profughi provenienti dai Paesi confinanti, è un solido alleato di Stati Uniti e Monarchie del Golfo e le sue scelte di politica estera nell'area sono state per molto tempo influenzate da questi legami. Le proteste della Primavera Araba hanno indebolito la popolarità della monarchia hashemita presso il proprio popolo e le opposizioni, legate alle compagini sorelle nei Paesi limitrofi, hanno acquisito un seguito sempre maggiore. Nonostante questo, anche grazie agli ingenti finanziamenti provenienti dagli alleati che hanno permesso la messa in atto di politiche di welfare, Re Abdallah è rimasto saldamente sul trono e il Governo, anche se con qualche rimpasto interno, è riuscito a mantenere un buon grado di legittimità.

La situazione è, però, delicata e una vittoria di una delle due parti in Siria potrebbe influire profondamente sulla situazione interna giordana e, nel momento in cui non è scontata la sconfitta di Assad, i giordani si trovano a fare i conti con tutti i possibili scenari. Un avvicendamento di Governo in Siria comporterebbe, infatti, cambiamenti rilevanti per la monarchia hashemita. Una vittoria dei ribelli potrebbe portare al potere anche in Siria compagini legate ai Fratelli Musulmani e questo potrebbe dare nuova linfa vitale alle opposizioni interne. D'altra parte il mantenimento del potere nelle mani degli Al-Assad comporterebbe un sempre maggior afflusso di profughi e la presenza di un Governo avversario, quando non nemico, al confine.

E' da questo punto di vista che si deve leggere l'atteggiamento giordano rispetto alla crisi siriana. Sondaggi tra la popolazione evidenziano che il popolo giordano vedrebbe con favore la dipartita di Assad a favore di un nuovo Governo che rispecchi maggiormente le volontà popolari. Amman è stata, nei mesi, meta di molti generali che hanno scelto di disertare l'esercito per poi, in un secondo momento, unirsi alle file dei ribelli.D'altra parte la Giordania si è trovata più volte al fianco dell'Iran nella promozione della soluzione politica della questione e i rapporti diplomatici con il Governo siriano non sono mai stati ufficialmente rotti.

La centralità della Giordania nell'attuale congiuntura è stata resa maggiormente evidente dalla visita di Obama di venerdì. Dopo aver visitato Israele e Territori Palestinesi, il Presidente americano è arrivato ad Amman per parlare di Siria. Durante i colloqui, oltre ad evidenziare l'impegno della Giordania nell'accoglienza dei profughi e a promettere 200 milioni di dollari di finanziamenti a questo scopo, Obama ha sottolineato la pericolosità di un vacuum di potere in Siria. Il timore che il Paese possa diventare "an enclave for extremists" avrebbe spinto il Governo americano a scegliere proprio la Giordania come alleato d'area: un alleato al quale si raccomanda di continuare ad accogliere i profughi nonostante le tensioni interne, un alleato al quale si chiede di chiudere un occhio sul passaggio di armi verso i ribelli, un alleato al quale si consiglia di mettere in atto tutte le azioni necessarie per riformare il proprio Governo in modo da non avere sconvolgimenti interni simili a quelli degli altri Paesi investiti dalla Primavera araba.

Una politica internazionale che incentiverebbe il sostegno informale anziché l'intervento diretto e la mediazione degli alleati d'area piuttosto che l'azione di Paesi occidentali. Riuscirà la Giordania a ricoprire questo ruolo senza averne ricadute a livello interno e senza rimanere schiacciata tra doveri internazionali ed equilibri d'area? Nena News