Soldi alle scuole palestinesi che adottano i libri israeliani

Nena News
30.08.2013
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Soldi alle scuole palestinesi che adottano i libri israeliani

La nuova trovata del Comune di Gerusalemme per cancellare la storia e l'identità palestinese della Città Santa: finanziamenti a chi passa al curriculum israeliano.

dalla redazione

Gerusalemme, 30 agosto 2013, Nena News - Soldi alle scuole palestinesi se infileranno materiale educativo israeliano nei loro curriculum. È l'ultima trovata del Comune di Gerusalemme, l'ulteriore tentativo di scardinare la già indebolita narrativa palestinese. 
                       
           La scuola palestinese di Dar-Al-Alom a Ramallah

 

A riportare la notizia è l'agenzia stampa Ma'an News: il Comune della Città Santa ha offerto aumenti di salario agli insegnanti e ai presidi che inseriranno materiale scolastico israeliano nei curriculum palestinesi. Un aumento di circa duemila shekel (circa 500 euro) per ogni studente che passerà al nuovo sistema.Secondo il direttore dell'educazione araba a Gerusalemme, Sameer Jibril, almeno cinque scuole palestinesi avrebbero accettato di abbandonare il curriculum dell'Autorità Palestinese a favore di quello israeliano: "Si tratta di un passo molto pericoloso per la sensibilità dei palestinesi di Gerusalemme, è il tentativo di fargli il lavaggio del cervello e di controllare le nuove generazioni", ha commentato un insegnante.

In pericolo c'è l'insegnamento della storia, pietra fondante la narrativa palestinese in contrapposizione a quella israeliana: nei libri di testo israeliani la Cisgiordania non è identificata come territorio occupato ma come parte integrante dello Stato di Israele, mentre della Nakba del popolo palestinese del 1948 non c'è traccia. Gerusalemme, naturalmente, è indicata come capitale unica ed indivisibile di Israele (tacendo lo status di città internazionale stabilito dalle Nazioni Unite oltre sessant'anni fa), e il Muro di Separazione si trasforma in una semplice barriera protettiva.

Una violenza contro l'identità palestinese, già gravemente minacciata dai ripetuti tentativi israeliani di cancellarne storia e tradizioni. Una cancellazione che passa anche attraverso l'utilizzo dei nomi: le città e i villaggi palestinesi nei Territori Occupati non vengono chiamati con il loro originale nome arabo, ma con quello ebraico stabilito dai precedenti governi israeliani(ad esempio, Nablus è chiamata Shkhem), nel tentativo di giustificare l'occupazione militare.

La reazione palestinese è stata immediata. Il capo negoziatore e membro del Comitato Esecutivo dell'OLP, Saeb Erekat, ha duramente condannato le autorità comunali di Gerusalemme: "Israele sta tentando di cambiare lo status quo di Gerusalemme sin dal 1967. Oltre alla politica di colonizzazione e di trasferimento forzato, Israele ha provato in varie occasioni ad imporre il proprio curriculum scolastico alle scuole palestinesi. Tali atti, come molti altri, sono una palese violazione del diritto internazionale e umanitario. Israele mostra di non aver alcuna intenzione di porre fine all'occupazione, anzi, cerca di consolidare l'annessione illegale del territorio palestinese".

E come spesso accaduto in passato, il target principale resta Gerusalemme. Ad essere minacciati dalla nuova direttiva sono i 139 asili nido e le 207 scuole palestinesi di Gerusalemme Est. Le condizioni degli istituti arabi sono nettamente peggiori di quelli ebraici. E il timore è che la promessa di finanziamenti costringa scuole con necessità imminenti (in primis l'allargamento delle classi) ad accettare un compromesso che mette in serio pericolo l'identità palestinese.

Interessante, a tale proposito, è il libro pubblicato lo scorso anno dalla professoressa israeliana Nurit Peled-Elhalan, cofondatrice del Tribunale Russell per la Palestina. Il libro, "La Palestina nei libri di testo israeliani", analizza le rappresentazioni propagandistiche della Palestina nei testi scolastici adottati negli istituti scolastici israeliani: storia e geografia vengono raccontate partendo da presupposti come l'antisemitismo, la minaccia araba e il diritto degli ebrei a tornare nella terra promessa. Come fossero dati di fatto, incontrovertibili, e negando apertamente la presenza, la storia e l'identità del popolo palestinese. Nena News