Nena News
04.09.2013
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Palestina, Israele e la diplomazia del pallone
Mentre i negoziati politici arrancano, la FIFA tenta quelli sportivi: ieri incontro tra le due federazioni per trovare soluzioni alle restrizioni israeliane.
di Emma Mancini
Betlemme, 4 settembre 2013, Nena News - Se i negoziati politici in corso tra israeliani e palestinesi non sembrano in grado di sbarcare a soluzioni concrete, ad intervenire oggi è la diplomazia del pallone. Il calcio è stato ed è spesso protagonista del conflitto e dell'occupazione: dallo sciopero della fame del giovane portiere della Nazionale palestinese, Mahmoud Sarsak, alle proteste internazionali per gli Europei Under 21 giocati in Israele, fino ai tentativi del Barcellona di far scendere sullo stesso campo israeliani e palestinesi.

La nazionale di calcio palestinese
Stavolta tocca alla FIFA, criticata in passato da entrambe le parti. Da Israele perché ha riconosciuto nel 1998 la Palestina come Stato membro, dai palestinesi perché non ha risposto alla campagna globale contro le restrizioni israeliane. E proprio le restrizioni al movimento imposte agli sportivi palestinesi, calciatori in testa, sono la questione finita ieri sul tavolo del presidente Blatter.
La FIFA ha ospitato ieri un incontro tra palestinesi e israeliani e ha promesso di inviare una sua delegazione in Israele e Territori Occupati per la fine di settembre: "Sono un ottimista: per la fine dell'anno avremo trovato una soluzione e la presenteremo alle autorità politiche - ha detto Blatter dopo l'incontro di ieri - Sicurezza significa anche permettere alle persone di andare e venire, perché i palestinesi hanno il diritto di giocare nelle competizioni della FIFA".
Se infatti la FIFA riconosce la squadra nazionale palestinese, Israele ha sempre negato a giocatori e funzionari di ottenere visti di uscita dai Territori, impedendo spesso al team di prendere parte alle competizioni internazionali, come gli ultimi campionati del mondo, nel 2010. Non solo: Israele - durante le offensive militari contro la Striscia di Gaza - ha spesso preso di mira stadi, centri e infrastrutture sportive, mentre in Cisgiordania impedisce frequentemente l'ingresso di materiale, equipaggiamento ed esperti internazionali che cercano di entrare nei Territori per svolgere attività sportive.
Ieri, seduti al tavolo FIFA, c'erano i due presidenti delle associazioni nazionali di calcio israeliano e palestinese. Jibril Rajoub, capo della federazione palestinese, che in passato aveva chiesto a Blatter di sospendere la partecipazione di Israele a eventi sportivi internazionali, ha incontrato ieri per la prima volta la controparte, Avi Luzon. Non è uscito nulla sui contenuti dell'incontro. Eppure Blatter esulta: "Un momento storico perché per la prima volta i due presidenti si sono incontrati e stretti la mano. In passato, quando partecipavano agli incontri della FIFA, si guardavano soltanto. E ieri alla fine il meeting è stato solo fiducia e calcio".
E politica. In un'intervista che Nena News aveva avuto con il presidente Jibril Rajoub due anni fa (all'epoca del primo tentativo di Ramallah di essere riconosciuta dall'ONU Stato membro), leader di peso di Fatah aveva definito "la politica un gioco, proprio come il calcio" e aveva individuato nel pallone lo strumento per aprire alla Palestina le porte della comunità internazionale: "Non importa se uno Stato ancora non c'è: non è la nazionale a dover aspettare lo Stato, è il futuro Stato a chiedere l'aiuto della nazionale.Perché la squadra è una macchina diplomatica. Come Federazione e ANP, lavoriamo a tre livelli. Primo, costruire uno Stato sul terreno, attraverso istituzioni concrete che naturalmente comprendono anche quelle sportive. Secondo, lavorare sulla comunità internazionale perché riconosca l'esistenza del popolo palestinese e i suoi diritti di autodeterminazione. Terzo, promuovere la lotta nonviolenta contro l'occupazione israeliana. A tutti e tre i livelli, lo sport può rivestire un ruolo fondamentale e lo sta già facendo".
"Ci sono due modi con cui le autorità israeliane colpiscono e danneggiano il calcio palestinese - aveva aggiunto Rajoub - A livello della nazionale, attraverso le restrizioni al movimento, sia dentro che fuori i Territori Occupati. E poi a livello più generale: ogni società sportiva, dalla più grande alla più piccola, subisce seri danni a causa della mancanza di infrastrutture sportive e di attrezzature che difficilmente riescono ad entrare in Cisgiordania e a Gaza perché sotto lo stretto controllo israeliano, delle difficoltà a reperire esperti esterni provenienti da altri Paesi, o addirittura dalla FIFA, e bloccati ai confini da Israele". Nena News