Gaza senza elettricità - OCHA

Gaza senza elettricità


Il 5 settembre l’Autorità Palestinese per l’Energia (PENRA) ha avvertito del pericolo che la centrale elettrica di Gaza (GPP) sarà costretta a interrompere l’attività entro tre giorni per la mancanza di carburante. Se il GPP si fermasse, si potrebbe arrivare ad un blackout dalle 12 alle 16 ore al giorno, contro le 8-12 di oggi.
 

da OCHAOpt - UN Office for Coordination of Humanitarian Assistance in the Occupied Palestinian Territory

Gaza riceve il 45% del suo fabbisogno energetico dall’esterno: da Israele (il 35%) e dall’Egitto (il 15%). Per evitare una crisi, la PENRA ha fatto appello all’Egitto perché permetta l’immediato trasferimento di carburante attraverso il confine di Rafah. Del carburante è stato donato infatti dal governo del Qatar, ma è bloccato in Egitto da marzo. In totale, meno di 11.5 milioni dei circa 30 milioni di litri di carburante donati dal Qatar sono finora entrati nella Striscia.

          

            La centrale elettrica di Gaza (Foto: IMEMC)

 

 

Il Coastal Municipalities Water Utility ha riportato che, al momento, non ci sono riserve di carburante per far funzionare i generatori di 288 strutture per l’acqua e l’igiene a Gaza. Una stazione di pompaggio delle acque reflue a Jabaliya è straripata mercoledì e 15mila m³ di acque di scarico sono stati rimossi da un lago là vicino. La mancanza di carburante sta gravemente impedendo la raccolta quotidiana di 15mila tonnellate di rifiuti solidi. 

Il Ministero della Salute ha dichiarato che la mancanza di carburante per la centrale elettrica è il problema più serio per il settore sanitario, molto più grave della mancanza di medicinali o delle difficoltà di trasferimento dei pazienti in Egitto. I 14 ospedali e i 60 centri di salute di Gaza e i loro generatori si affidano a 250mila litri di carburante egiziano a buon mercato al mese. Il Ministero della Salute ora utilizza il più costoso carburante israeliano, facendo alzare di molto i costi. Se poi i blackout dovessero durare a lungo, il Ministero dovrà utilizzare sempre di più i generatori. 

La penuria di carburante dovuta alla chiusura dei tunnel e agli alti prezzi hanno aumentato i costi in agricoltura, dato che il 60% dei 10mila pozzi agricoli della Striscia utilizzano diesel. L’aumento dei costi avrà effetti negativi per i contadini in vista della stagione autunnale. Anche i pescatori ne saranno colpiti a causa delle tasse sul carburante imposte dal Ministero dell’Agricoltura e a causa del prezzo della benzina che in molti casi supera il valore del pescato. 

Contesto 

Da giugno, funzionari di sicurezza egiziani hanno implementato una serie di misure che hanno come target i tunnel di smercio tra l’Egitto e Gaza. Tal misure hanno provocato una penuria di materiali di costruzione e di carburante, molto meno costoso di quello acquistato da Israele. La scorsa settimana, il governo egiziano ha ripreso le attività contro i tunnel. Fonti locali riportano che, per la seconda settimana di fila, meno di 10 tunnel sono stati operativi, contro i 50 attivi nelle settimane precedenti e i 300 aperti prima dell’avvio delle misure restrittive. 

In media, circa 200mila litri di carburante egiziano è stato trasferito ogni giorno dentro Gaza nelle ultime due settimane, contro il milione di litri giornaliero del periodo precedente. A causa di tale taglio, l’importazione del più costoso carburante israeliano è proseguita, con oltre 700 mila di petrolio è stato venduto da privati israeliani, contro i 235mila litri del periodo precedente.

Le politiche attuali egiziane giungono mentre proseguono le dure restrizioni al movimento imposte dalle autorità israeliane, volte a mantenere Gaza in stato d’assedio, dalla salita al potere di Hamas nel giugno 2007.

(Tradotto a cura di AIC Italia/Palestina Rossa)