Israele: il paese più povero dell'OECD

Israele: il Paese più povero dell’OECD

Nel 2009, Dan Senor e Saul Singer hanno pubblicato il libro
Start-up Nation: The Story of Israel’s Economic miracle, rafforzando l’immagine di Israele come Paese sviluppato con circa 63 società nel mercato borsistico NASDAQ, più di qualsiasi altro Paese straniero. 

di Sergio Yahni

Tuttavia la vita della maggior parte degli israeliani non è così splendente. Un rapporto pubblicato lo scorso venerdì dall’Organizzazione per la Cooperazione Economica e Sviluppo (OECD) rivela che Israele, con un tasso di povertà pari a 20,9%, è il più povero dei 34 Paesi presi in considerazione dall’organizzazione. Oltretutto, il rapporto indica che la popolazione povera di Israele è cresciuta più che in ogni altro Paese membro dell'OECD: il livello di povertà di Israele ha superato quello del Messico, che ha un tasso di povertà al 20,4%.
                  

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Questi numeri tuttavia non rivelano la piena crisi sociale di Israele. Secondo un rapporto dell’Ufficio Centrale di Statistica israeliano, il 31% della popolazione israeliana nel 2011 era a rischio di povertà, percentuale che include il 40% di bambini in Israele  e il 44% delle famiglie monoparentali.

L’OECD definisce la soglia di povertà relativa come la quota della popolazione che possiede meno della metà del reddito medio nazionale. In Israele il tasso di povertà è più alto di Paesi come Turchia, Messico, Cile, Spagna e Polonia. Nel 2010 superava il 20%. Secondo il rapporto dell’OECD, questo tasso è aumentato dal 14% del 1995 a quasi 21% nel 2013.

Il direttore dell’Istituto National Insurance, il professor Shlomo Mor-Yosef, ha recentemente dichiarato che i tagli previsti agli assegni familiari provocheranno un aumento del numero delle famiglie povere. Secondo Mor-Yosef, un numero compreso tra i 30 e i 40,000 bambini saranno al di sotto della soglia di povertà.

Israele continua ad essere uno dei Paesi con la più grande disuguaglianza di reddito, posizionandosi quinto nel mondo tra quelli che hanno un più alto divario economico, come Stati Uniti, Messico, Cile e Turchia. Ciononostante, va ricordato che secondo il rapporto dell’OECD, in quasi tutti i Paesi il reddito nazionale è in declino, mentre la disuguaglianza aumenta sempre più.

Ad ogni modo, la povertà in Israele non è omogenea. In base al rapporto pubblicato da Adalah, il Centro Legale per i Diritti delle Minoranze Arabe in Israele, le famiglie palestinesi predominano tra i poveri di Israele: più della metà delle famiglie arabe in Israele sono povere. Città e villaggi palestinesi sono fortemente sovra rappresentate nelle più basse classifiche socio-economiche di Israele, e i villaggi arabi beduini non riconosciuti nel deserto del Negev a Sud di Israele sono le comunità più povere dello stato.

Adalah riporta che il divario tra il reddito e il tasso di povertà è strettamente collegato alle discriminazioni istituzionali nei confronti della popolazione palestinese in Israele. Lo Stato di Israele cerca attivamente di promuovere e indirizzare le risorse ai soli cittadini ebrei; in diversi settori lo Stato preserva e perpetua energicamente l’ineguaglianza tra arabi e cittadini ebrei in Israele.

I cittadini palestinesi si trovano spesso ad affrontare discriminazioni nel mondo del lavoro, conseguenza diretta della mancanza di sviluppo e di investimenti nelle città e villaggi arabi, come un inadeguato, a tratti inesistente, trasporto pubblico che permette ai palestinesi di raggiungere il posto di lavoro. Di conseguenza, il tasso di disoccupazione è più alto tra i palestinesi che i cittadini ebrei di Israele. In aggiunta, lo stipendio medio lordo mensile dei cittadini arabi è più basso di quello dei cittadini ebrei del 32%, e il reddito netto mensile delle famiglie arabe è appena il 63% del reddito netto mensile delle famiglie ebree.

 (tradotto a cura di AIC Italia/Palestina Rossa)