L'ANP avvia la "campagna di sicurezza" a Nablus

Nena News
03.12.2013
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L'Anp avvia "campagna di sicurezza" a Nablus

Dopo Jenin e Al Ram, altro dispiegamento delle forze speciali palestinesi, dimenticando le ragioni dei disordini popolari. Operazione pianificata e coordinata con Israele

di Gabriele Mombelli

Betlemme, 3 dicembre 2013, Nena News - L'Autorità Nazionale Palestinese ha dispiegato ieri circa 500 uomini delle forze di sicurezza a Nablus, dopo un dibattito interno che ha generato contrasti circa la reale necessità di una vasta campagna di sicurezza volta a ristabilire l'ordine nel Nord della Cisgiordania.

 

L'obiettivo dichiarato è garantire sicurezza ai cittadini e rastrellare le armi detenute illegalmente, ripristinando così il monopolio dell'ANP ("one authority, one weapon"). Le operazioni a Nablus sono state precedute nell'arco di due mesi da consistenti dispiegamenti a Jenin e a Gerusalemme Est, formalmente per contrastare il contrabbando di droga e armi, la criminalità organizzata e arrestare "fuggitivi" - termine che nei "leaks" si riferisce ai palestinesi ricercati da Israele.

Di eccezionale significato è stata la campagna di sicurezza lanciata ad al-Ram, zona suburbana a Nord-Est di Gerusalemme che, essendo localizzata in Area C - completo controllo di Israele -, ha richiesto una pianificazione delle operazioni preventiva e coordinata con le forze israeliane. L'estensione dell'area operativa alle zone di Beit Hanina, Shufat, Anata e al-Sawahira è stata un banco di prova per testare l'efficienza e l'affidabilità delle forze di sicurezza palestinesi. Da tempo i donatori internazionali fanno pressione affinché Israele consenta un allargamento della maglia operativa al di fuori delle aree di tradizionale competenza dell'ANP.

Il coordinamento operativo tra palestinesi ed israeliani è, infatti, fortemente sponsorizzato dai Paesi donatori, Stati Uniti in primis. Non a caso,in tutte le recenti operazioni, è stata impiegata la National Security Force (NSF) - più assetti specialistici -, addestrata in Giordania e Gerico da una coalizione di Paesi terzi - Gran Bretagna, Canada, Turchia e Olanda - a guida statunitense. La NSF consiste di 10.500 unità, una forza creata su modello Gendarmeria/Carabinieri, addestrata ed equipaggiata dal 2005 con un esborso di 720 milioni di dollari.

Nonostante le rassicurazioni del comandante del contingente schierato a Nablus, l'intervento è stato deciso dopo che scontri tra giovani e forze di sicurezza palestinesi si sono verificati nel campo profughi di Balata la scorsa settimana. Ai recenti raid condotti dalla forze Israeliane nei campi di Qalandiya (3 morti e 17 feriti) e Jenin (1 morto) si aggiungono quelli dell'ANP ad Askar-Nablus (1 morto) e Jenin. In questo contesto, sono soprattutto i giovani che hanno combattuto durante l'Intifada al-Aqsa a mettere in discussione la leadership di Ramallah accusata di non aver saputo garantire lavoro. Secondo l'UNRWA, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, il tasso di disoccupazione nei campi è in genere il più alto tra i palestinesi della Cisgiordania.

Fatta eccezione per le operazioni già concluse a Gerusalemme Est, i recenti dispiegamenti della NSF dovrebbero essere interpretati come un rinforzo di dispositivi di sicurezza già attivi sia a Jenin che a Nablus. La percezione è che Ramallah non controlli completamente le aree periferiche, dove i campi profughi costituiscono le zone più emarginate. Avendo privilegiato negli anni lo scontro con la fazione rivale Hamas, ha distolto l'attenzione da quegli elementi di contrasto interni e di conflittualità socialeche potrebbero, nel breve periodo, portare ad un rifiuto generalizzato dell'Autorità nelle periferie. Nena News