Dispacci dal Viaggio di Conoscenza 2014

Pubblichiamo i messaggi inviati da Armando a nome del gruppo del viaggio di conoscenza  in Palestina 2014

Programma e informazioni sul viaggio 

 

Report 1 viaggio di conoscenza 2014
24/9/2014

Se non vedi lo sguardo severo di Mohamed mentre ci mostra il campo Aida, se non vedi la dolcezza che si trasforma in rabbia del dott. Nidal, non puoi capire non puoi comprendere fino in fondo cosa vuol dire occupazione. 

Il viaggio di conoscenza é cominciato con le guide  Chiara e Bah che,  come prima cosa, ci hanno mostrato come le colonie ed il muro stiano staccando in maniera irreversibile la zona di Bethlemme da quello che é attualmente Israele; in pochi anni é stato separato quello che era unito da migliaia di anni.

La visita al campo profughi di Aida, dopo la presentazione del centro Laje da parte di Saled che ci racconta delle difficoltà quotidiane dei 3000 rifugiati nel campo da oltre 60 anni, aggravate dalle incursioni quasi giornaliere dell'esercito israeliano, é proseguito con un giro per il campo con  Mohamed.

L'allegria dei bimbi inconsciamente spensierati, contrastava con l'odore acre dei lacrimogeni del giorno prima, che ancora facevano lacrimare gli occhi.

Mohamed timidamente ci ha raccontato che il suo sguardo é triste, contrariamente al suo animo di resistente, solo perché poco meno di un anno fa, mentre riprendeva  l'ennesima aggressione, un militare lo mirava con un colpo, che solo grazie alla telecamera gli disfaceva lo zigomo e non il cervello.

La visita a Bethlemme é proseguita con la consegna dei medicinali raccolti e dei soldi consegnatici, al Centro medico del Dott. Nidal, centro che dispensa visite, esami e medicinali a quella parte di popolazione che altrimenti non avrebbe accesso alle cure sanitarie

Quello che colpisce del Dott. Nidal é la sua dolcezza e il suo modo pacato di ringraziarti mille volte per quel nulla che facciamo, facendoti sentire importante; dolcezza che si trasforma in energia coinvolgente quando ti racconta della causa palestinese e delle sue esperienze, un anno di prigione e di torture per la partecipazione a conferenze in Italia quando era studente.

Torniamo alla guest house sicuramente stanchi e tristi per ciò che abbiamo visto ma motivati più che mai a continuare questo nostro viaggio di conoscenza.

Report 2 viaggio di conoscenza 2014
25/9/2014

Ieri abbiamo visto il cuore della Palestina spaccato in due: H1 e H2, le due parti in cui é divisa Hebron. Secondo il protocollo del 97, H2 rientra nella zona che si trova sotto il controllo amministrativo  e militare di Israele, nonostante ci troviamo all'interno di una città palestinese, zona A, quindi sotto il “controllo” palestinese Un checkpoint, con le solite facce di ragazzini mezzi inferociti e mezzi spauriti, sbarra il passo alla moschea dei Profeti, inaccessibile ai suoi fedeli per motivi di sicurezza. Dentro ci sono morti circa 40 palestinesi, stavano pregando quando un colono israeliano entrò e li prese alle  spalle. Da allora la moschea è spaccata in due, MM1 e MM2, ma di libero accesso solo agli israeliani perché i profeti ebraici valgono più di quelli mussulmani. Per le strade il deserto di una città fantasma: pattuglie di soldati israeliani equipaggiati di tutto punto sbarrano la strada agli abitanti palestinesi nei punti strategici della nuova città che  hanno in mente. Un negoziante senza clienti ci racconta la resistenza della sua famiglia che ha difeso la sua casa ed il suo lavoro dai dollari dei coloni pronti a comprare la storia del popolo palestinese. Anche il suk è deserto, si contano più saracinesche chiuse che aperte, una rete sulla testa protegge i negozianti dall’immondizia che i coloni, dall'alto dei loro appartamenti occupati con la forza,buttano di sotto, ma il marcio delle uova passa e anche l'urina. Una bambina ci prende per mano per portarci in cima alla sua casa mezza devastata dalle razzie dei soldati di Sion. Da lassù, bianche, squadrate, quasi si toccano le case dei coloni che disegnano nell'aria una geometria segreta e spietata che passa proprio dalla casa della bambina. Ma lei, testarda come il suo popolo, ci offre il cd che spiega questa dannata storia e reggendo il cartello “free palestine” ci regala la ns foto di gruppo più bella.

E poi c'è H1 che, sebbene ferita, è ancora viva. Passando dalle sue strade affollate di gente, macchine e bancarelle pensiamo che è quello che H2 era un tempo e quello che dovrebbe tornare a essere. Perché il cuore da queste parti è coraggio e dignità e non vuole il ns pietismo ma il ns senso di giustizia.

Report 3 viaggio di conoscenza 2014
26/9/2014

La giornata inizia dopo la notte trascorsa per alcuni di noi sotto le stelle di Hebron sul tetto di una casa di una famiglia che vive circondata dai coloni sionisti, questi si sono impossessati con la forza di alcuni edifici nella zona  del mercato  del centro della città.

Ci siamo diretti sulle colline a sud di Hebron nei territori che si trovano nella zona C, (a totale controllo degli occupanti israeliani) nel villaggio di Susya, dove vivono famiglie di pastori palestinesi che, costretti a vivere in tende, subiscono quotidianamente il contatto e spesso anche la violenza dei coloni e dell'esercito  che ha destinato quest'area a zona di addestramento, aggiunto alla quotidianità difficile del vivere senza luce, senza acqua. Nel passato di queste famiglie, ci sono quattro spostamenti dal loro villaggio originario, via via distrutti e ancora oggi su di loro ci sono continue pressioni di espulsione.

Nel pomeriggio siamo stati nel villaggio di At-tuwani dove abbiamo trovato dei ragazzi italiani, come noi, che partecipano al progetto "operazione colomba", un progetto di volontari laici, non violenti, attivi dal 2004 che, al fianco del Comitato Popolare di Resistenza della zona e di altre organizzazioni di pacifisti israeliani supportano l'azione di resistenza della comunità palestinese accompagnando i bambini a scuola o i pastori nei campi, che sono continuo bersaglio dell'aggressione dei coloni che abitano gli insediamenti israeliani vicini, alcuni dei quali considerati illegali dallo stesso stato di Israele.

Il rifiuto della violenza, attuato da questa comunità, accompagnato da una assistenza legale, é una strategia di resistenza che sta ripagando queste comunità, come ci raccontano i ragazzi di “operazione colomba”. Soprattutto perché tra i mille casi di aggressione da parte dei coloni compaiono anche episodi di una riscoperta da parte dei soldati nei confronti di bambini palestinesi.

Chissà.......

 

Report 4 viaggio di conoscenza 2014
27/09/2014

Gli ultimi due giorni sono dedicati all'allargamento delle forme di resistenza come a Battir e del tipo di occupazione, sicuramente tra le peggiori  tra quelle che abbiamo incontrato in questo viaggio, cioè le colonie agricole della valle del giordano.
Battir è un bellissimo paese adiacente a Betlhemme, dove si trovava la stazione ferroviaria, fino al 1967, della linea che collegava Damasco all’Iraq.
Dopo il 1967, infatti, la Cisgiordania non é fornita più da alcuna ferrovia.
La ferrovia ora é diventata la linea dove Israele vuole costruire il muro. Peccato che qualora questo succedesse il paese morirebbe, in quanto le  terre coltivate, di loro proprietà,  si trovano dall’altra parte della ferrovia.
Un accordo tra gli occupati e i sionisti ha permesso ai palestinesi di attraversare quotidianamente la linea verde per coltivare, in cambio  della sicurezza della ferrovia, infatti da allora mai niente è successo.
Ora contrariamente agli accordi presi,  Israele vuole costruire il muro, la comunità, consapevole che l’unica forma di lotta che permettesse loro di rimanere era quella pacifica, ha intrapreso la strada legale.
Poco tempo fa Battir, con l'aiuto di due italiani esperti in beni culturali, ha presentato domanda per l’inserimento della zona intorno alla ferrovia, nel patrimonio dell' Unesco.
La presenza infatti di un meraviglioso terrazzamento dell’epoca romana, un sistema di irrigazione e di un bagno dello stesso periodo scavato nella roccia, hanno fatto sì che la domanda fosse accettata, creando ora enorme difficoltà alle autorità occupanti nella costruzione del muro della vergogna in quella comunità.
Nella valle del Giordano la situazione è nel pieno della sua gravità, l'incontro al centro di documentazione del Giordan Valley Solidarity ci ha potuto chiarire meglio.
Le immagini  prima del 1967 mostrano come quella zona fosse utilizzata dai suoi abitanti originari e come fosse verde al pari di quella Giordana, che sembra di toccare da quanto é vicina. Da dove ci troviamo noi, solo quello che resta del Giordano, ridotto ad un fosso, dallo sfruttamento irriguardoso delle sue acque da parte israeliana separa i due stati. Dal 1967  è iniziata la costruzione delle colonie agricole e abitative, ma mentre a quelle abitative ci eravamo ormai già un po’ "abituati", quelle agricole possono essere ancora più dannose nei confronti  dei palestinesi, infatti da dopo la guerra, la aziende originarie sono state chiuse o sequestrate e sostituite da quelle degli israeliani che con lo sfruttamento esasperato delle risorse naturali di territori non loro, hanno creato uno dei centri agricoli tra i più importanti, se non il più importante del Medioriente. 

La manodopera per di più é affidata ai palestinesi, che si trovano a lavorare a giornata sottopagati (2 € ora!!!)   senza alcun diritto sulla terra rubatagli.
L'approvvigionamento all'acqua per uso domestico dei villaggi vessati da leggi che impediscono la costruzione di case, scuole o ambulatori, ormai é sotto controllo totale di Israele che, impossessatosi delle terre e delle loro fonti, rivende ai palestinesi l’acqua a prezzi enormemente più alti che alle colonie abitative o agricole.
Da evidenziare che l’azienda Israeliana che gestisce questo scempio é la Makrot, la stessa azienda con la quale il comune di Roma ha fatto accordi per la gestione del proprio acquedotto.
Il discorso di Rashid, rappresentante del Giordan Valley, che ci ha ospitato a mangiare e dormire nel panorama mozzafiato della valle, contiene parole come speranza, giustizia e resistenza, attuata con il rifiuto di abbandonare quelle terre che dovranno tornare loro.
Un fascino incredibile infine ha avuto la camminata nel deserto dietro Jerico che al tramonto ci ha condotto al monastero di S. Saba, unico nella sua architettura a picco sulla roccia.
Concludendo questi report  sul cammino di conoscenza 2014, é indispensabile una  nota sulle donne palestinesi diventate, a seguito delle difficoltà create dall'occupazione,  come la mancanza di una economia e conseguente lavoro per i loro uomini,  oltre che capaci attiviste politiche, anche fondamentali imprenditrici  che, con la creazione di numerose cooperative di artigianato tradizionale, contribuiscono in modo determinante al sostentamento della comunità.

Un ringraziamento all’Ass.ne amicizia  Italia Palestina