Israele boicotta la sessione unhrc su Gaza

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Alla Commissione  per i  Diritti umani, a Ginevra, dura denuncia dell’inviato Onu sulle violazioni israeliane durante Margine protettivo. Israele e Usa assenti. Tel Aviv fa pressione per eliminare la commssione d’inchiesta sul conflitto a Gaza, che sta preparando un rapporto in uscita a luglio

Roma, 24 marzo 2015, Nena News – Israele e Stati Uniti assenti ieri alla sessione speciale del Consiglio dei Diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc), a Ginevra, che ha discusso la situazione dei Territori palestinesi occupati e dell’offensiva militare israeliana contro la Striscia di Gaza della scorsa estate.

Durante la riunione sono emerse le violazioni israeliane in quei 50 giorni di bombardamenti indiscriminati che hanno ridotto Gaza a un cumulo di macerie e hanno provocato la morte di circa 2.200 persone, tra cui centinaia di bambini. Sono state 73 invece le vittime israeliane, in maggioranza militari.

La ferocia della distruzione e l’elevato numero di vittime civili pone seri dubbi sul fatto che Israele abbia rispettato i principi del diritto umanitario internazionale della proporzionalità, della distinzione e della precauzione nell’attacco”, ha detto Makarim Wibisono, inviato speciale dell’Onu per i Diritti umani nei Territori e a Gaza, criticando duramente anche l’embargo che tiene la Striscia “in una stretta mortale che non consente alla persone neanche di aiutarsi da sole”. Hanno invece parlato palesemente di crimini contro l’umanità i delegati di alcuni Paesi arabi.

Dichiarazioni che arrivano mentre una commissione d’inchiesta dell’Onu sta preparando un rapporto sul conflitto della scorsa estate che sarà reso pubblico a luglio, e che sta innervosendo Tel Aviv. La presentazione della relazione era prevista per ieri, ma è stato chiesto un rinvio dopo che il capo della commissione ha dovuto dimettersi su pressione di Israele. L’avvocato esperto in Diritto internazionale, William Schabas, ha lasciato l’incarico il mese scorso in seguito alle accuse di parzialità mossegli dallo Stato ebraico per avere lavorato nel 2012 per l’Olp. Accuse respinte da Schabas che, però, ha preferito farsi da parte per non compromettere il lavoro della commissione d’inchiesta. Al suo posto è stato chiamata la magistrata newyorkese Mary McGowan Davis.

Nonostante il passo indietro di Schabas, Tel Aviv vuole che l’intera inchiesta sia accantonata, poiché la giudica faziosa nei suoi confronti. Il dossier sui diritti violati da Israele è nell’agenda di quasi ogni sessione del Consiglio. Il ministero israeliano degli Esteri ha detto alla Reuters che la discussone annuale delle Nazioni Unite sui diritti umani a Gaza e nei Territori occupati “rende Israele oggetto di un’attenzione negativa”. Israele, infatti, vanta il triste primato di essere l’unico Paese al mondo ad avere un punto specifico dell’agenda esclusivamente dedicatogli, quello sulle ripetute violazioni dei diritti umani nei Territori palestinesi.

Di qui probabilmente la scelta di non partecipare alla riunione di ieri, che però è stata spiegata con un “no comment” del portavoce della delegazione israeliana a Ginevra. Un boicottaggio del Consiglio che era già avvenuto nel 2012, quando in discussione c’erano le violazioni contro i palestinesi perpetrate dai coloni. Se n’è parlato anche ieri, in riferimento alla situazione nei Territori occupati e a Gerusalemme Est, dove vivono circa 500mila coloni in insediamenti illegali, ma che il neo-eletto premier Benjamin Netanyahu ha più volte annunciato di voler espandere e aumentare.

Se le ragioni dell’assenza di Israele sono piuttosto chiare, anche se non ufficiali, quella degli Stati Uniti ha sollevato interpretazioni diverse. La versione ufficiale è che l’inviato Usa, Keith Harper, era a Washington, ma alcuni hanno pensato che sia stato un modo per evitare di doversi schierare dalla parte dell’alleato con cui ultimamente i rapporti sono freddi. La scorsa settimana la Casa Bianca aveva avvertito Tel Aviv che l’incrollabile sostegno di cui ha sempre goduto nei consessi internazionali non era più scontato. Inoltre, in un’intervista all’Huffigton Post dopo le elezioni israeliane, il presidente Barack Obama ha usato toni duri su Netanyahu che prima del voto aveva affermato che con lui uno Stato palestinese non vedrà mai la luce. Dichiarazioni che cancellavano dall’orizzonte i negoziati su cui gli Stati Uniti hanno perso la faccia per anni.

Ma se alcuni hanno interpretato l’assenza degli Usa ieri a Ginevra come un segno di raffreddamento dei rapporti tra Washington e Tel Aviv, qualcun altro ha letto la cosa in maniera differente. Secondo il delegato pachistano, che ha parlato a nome dell’Organizzazione della Conferenza islamica, si è trattato di un “tentativo deliberato di minare la credibilità del Consiglio dei diritti umani”.

Gli Stati Uniti non c’erao neanche l’anno scorso (e neppure nel 2013), in aperta opposizione con il punto 7 dell’agenza, quello in cui si biasima Israele per il suo comportamento nei confronti dei palestinesi dei Teritori occupati e di Gaza. Nena News

Il palazzo delle Nazioni a Ginevra