Sul red carpet a Gaza non star ma palestinesi senza casa

Nena News, 15.05.2015

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Si è chiuso ieri sera tra le macerie di Shujayea il “Karama-Gaza Human Rights Film Festi­val (Red Car­pet)”, rassegna di film e documentari sui diritti umani.

di Michele Giorgio

foto Dan Cohen

foto Dan Cohen

Gerusalemme, 15 maggio 2015, Nena News – Il lungo tap­peto di colore rosso, sim­bolo di ogni festi­val del cinema che si rispetti, che era stato steso lungo una delle poche strade di Shu­jayea libe­rate dalle mace­rie, è stato riav­volto ieri sera, a chiu­sura del Karama Gaza Human Rights Film Festival (Red Car­pet), che quest’anno si è svolto anche a Gaza oltre che nella sua sede uffi­ciale di Amman.

Su quel tap­peto rosso, ripreso men­tre veniva disteso anche dall’alto da un drone, final­mente civile e non armato come di solito nella Stri­scia alla ricerca di prede da col­pire ed eli­mi­nare, non si sono alter­nate stelle del cinema tra flash inces­santi delle mac­chine foto­gra­fi­che, ma gli abi­tanti di Shujayea.

Uomini, donne e bam­bini rima­sti senza casa e che da quasi un anno si aggi­rano tra le mace­rie delle loro case ridotte in detriti, pie­tre e pol­vere dalla furia dei bom­bar­da­menti israe­liani della scorsa estate. Per­sone che non hanno più un tetto, che vivono dove pos­sono, quando va bene da un parente più for­tu­nato o in aula di una scuola tra­sfor­mata in rifu­gio, altri­menti tra le mace­rie della pro­pria abitazione.

Non hanno un tetto quei pale­sti­nesi ma per tre giorni hanno avuto uno schermo sul quale gli orga­niz­za­tori del Karama Festi­val hanno pro­iet­tato film e docu­men­tari, pre­senti cinea­sti e film­ma­ker, sul tema dei diritti, in Pale­stina e nel resto del mondo. Diritti da non dimen­ti­care e da rivendicare.

Le ultime tre sere per gli abi­tanti di Sha­jayea sono state ecce­zio­nali, per­ché hanno spie­gato che il mondo non dimen­tica Gaza.

Non i governi, i pre­si­denti, i pre­mier occi­den­tali e arabi che pre­fe­ri­scono non vedere 1,8 milioni di pale­sti­nesi che da otto anni vivono sotto un blocco rigi­dis­simo attuato da Israele e dall’Egitto. Sono le per­sone comuni che non dimen­ti­cano e che ogni giorno rilan­ciano noti­zie sulla Stri­scia, rife­ri­scono ciò che i media inter­na­zio­nali pre­fe­ri­scono igno­rare, avviano dibat­titi in rete e su skype, avviano ini­zia­tive di soste­gno in vari Paesi.

Per­sone, come gli orga­niz­za­tori del Karama Festi­val, con­sa­pe­voli che le mace­rie di Gaza sono la testi­mo­nianza di cri­mini con­tro civili incol­pe­voli, peral­tro ammessi qual­che giorno fa da decine di mili­tari israe­liani che hanno scelto di rom­pere il silen­zio su ciò che è acca­duto tra luglio e ago­sto dello scorso anno.

Nella spe­ranza che quei governi, pre­si­denti e primi mini­stri scel­gano final­mente di aprire gli occhi e di non fin­gersi più ciechi.