I candidati alla presidenza USA succubi del sionismo

Marta Feirra – 23 Marzo 2016

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Alla conferenza dell'AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) potente organizzazione sionista statunitense, i candidati alle presidenziali si sono così espressi.

Hillary Clinton ha promesso di portare i legami tra USA ed Israele “al successivo livello”. Ha detto che gli USA non potranno mai essere neutrali riguardo alla sicurezza e sopravvivenza di Israele. La Clinton ha condannato la violenza Palestinese e dichiato “antisemita” il movimento BDS ( Boycott, Divestment and Sanctions), mentre non ha quasi menzionato il comportamenti di Israele nella Palestina occupata.

Donald Trump ha ritenuto di prendere le distanze dalle precedenti posizioni di neutralità nel conflitto, dichiarando Israele “il più affidabile alleato” degli USA. Ha accusato i Palestinesi per lo stallo nei colloqui di pace e dichiarato di voler portare l'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme che lui ha dichiarato “eterna capitale del popolo Ebraico”.

Ted Cruz, altro candidato repubblicano, ha detto che come presidente “non sarà neutrale” e userà il veto presso l'ONU su ogni risoluzione che avesse riconosciuto la Palestina come Stato in disaccordo con Israele. Ha inoltre criticato Trump per aver chiamato “Palestina” l'Autorità Palestinese.

Il democratico Bernie Sanders è stato il solo candidato che ha deciso di non andare alla conferenza AIPAC, mentre ha esposto in una conferenza nello Utah le sue posizioni sul Medio Oriente. Ha dichiarato la sua vicinanza sia agli Israeliani che ai Palestinesi nel caso di elezione a presidente, ha condannato il proseguimento di insediamenti nella West Bank così come l'aggressione a civili da parte Palestinese. “Pace significa sicurezza per ogni Israeliano “ ha detto “Ma Pace vuol dire sicurezza anche per ogni Palestinese. Vuol dire ottenere l'autodeterminazione, diritti civili, e benessere economico per il popolo Palestinese. Pace significa la fine dell'occupazione del territorio Palestinese, stabilire dei confini concordati da entrambe le parti e rimandare indietro gli insediamenti nella West Bank.” Ha mostrato la sua preoccupazione per la “recente espropriazione “ di terre nella West Bank ed ha condannato la decisione del governo Nethanyau di “trattenere milioni di shekels di introiti fiscali” dei Palestinesi. Ha anche criticato il presidente Palestinese per la sua richiesta di “abrogare gli accordi di Oslo, quando l'obiettivo è invece quello di cessare la violenza”.

(trad. Claudio Lombardi)