La polemica sulla supereroina israeliana nel nuovo film di Capitan America

di Andrea Antonazzo

Fumettologica, 21.09.2022

Nel corso della D23 Expo – l’annuale convention organizzata da Walt Disney – i Marvel Studios hanno annunciato il cast di Captain America: New World Order, film che uscirà nelle sale cinematografiche di tutto il mondo a maggio del 2024. A fare notizia è stata soprattutto la presenza di una supereroina di origine israeliana – proveniente dai fumetti di Marvel Comics – che si chiama Sabra e che sarà interpretata da Shira Haas.

Creata nel 1980 dallo sceneggiatore Bill Mantlo e dal disegnatore Sal Buscema su Incredible Hulk 250, Sabra è una mutante di nome Ruth Bat-Seraph dotata di poteri sovrumani il cui costume presenta i colori bianco e azzurro della bandiera israeliana (con tanto di stella di David) e che fa parte del Mossad, l’intelligence dello stato israeliano. Nel corso degli anni, il personaggio è poi tornato più volte in scena, come comprimaria dei fumetti dello stesso Hulk, ma anche di Iron Man e degli X-Men.

L’annuncio della presenza di un personaggio israeliano nel film ha sollevato fin da subito polemiche da parte del mondo arabo, innanzitutto per il timore che Sabra possa diffondere cattivi stereotipi in merito alla questione isreaelo-palestiniana, soprattutto in considerazione del fatto che si tratta di una spia diventata eroina. In una delle sue prime apparizioni, Sabra riteneva Hulk complice dei terroristi arabi nella morte di un bambino (arabo anche lui), cancellando del tutto le colpe degli israeliani, con addirittura il pelleverde a spiegarle la situazione da un punto di vista più imparziale.

La preoccupazione arriva anche dalla pessima rappresentazione degli arabi nei prodotti di intrattenimento di largo consumo, come riportato di recente da CNN. In sintesi, secondo i ricercatori della University of Southern California’s Annenberg School for Communication and Journalism, tra le oltre 200 serie tv analizzate – trasmesse fra il 2018 e il 2019 – soltanto l’1% dei personaggi con almeno una battuta è musulmano, di cui solo 12 regolari, a fronte del 25% della popolazione mondiale. Inoltre, l’87% delle serie esaminate non presentava nemmeno un personaggio musulmano con almeno una battuta. Un terzo di questi personaggi poi commetteva violenze contro altri. In generale, i personaggi musulmani apparivano perlopiù stereotipati, nel ruolo e nel modo di parlare.

«L’idea di trasformare una spia israeliana in una eroina è sconsiderata e vergognosa» ha commentato Yousef Munayyer, scrittore palestino-americano. «La glorificazione delle violenze contro i palestinesi, soprattutto arabi e musulmani, nei mass media di larga diffusione ha una storia lunga e orribile in Occidente e rimane ancora forte.» A fargli eco è Waleed F. Mahdi, autore di un saggio proprio dedicato alla rappresentazione stereotipica degli arabi nei film hollywoodiani, nel sottolineare come fin dagli anni Sessanta il cinema abbia celebrato le forze militari e le agenzie spionistiche americane e israeliane come i buoni «impegnati a scoraggiare la violenza principalmente legata ad arabi e musulmani. L’annuncio da parte della Marvel di adattare il personaggio dei fumetti Sabra è un riflesso di tale retaggio».

Oltretutto, il nome Sabra – che in israeliano è il nome del frutto del cactus, ma anche un termine gergale usato in passato per indicare le persone di religione ebraica nate in Israele o nei territori occupati – rievoca il massacro di una comunità palestinese compiuto nel 1982 nell’omonimo quartiere di Beirut dalle Falangi libanesi e dall’Esercito del Libano del Sud, con la complicità dell’esercito israeliano. Il personaggio di Sabra fu creato dalla Marvel prima del Massacro di Sabra e Shatila, ma l’annuncio della sua presenza in una produzione hollywoodiana di alto profilo è arrivato una settimana prima del quarantesimo anniversario della strage, toccando un nervo scoperto.

Non a caso, il produttore ebraico Avi Arad – co-fondatore ed ex capo dei Marvel Studios – nel 2012 aveva dichiarato alla rivista online The Times of Israel che sarebbe stato improbabile vedere al cinema un personaggio con quel nome, anche se mettendola su un piano più commerciale: «Siamo ormai in un’epoca in cui il nome “Sabra” […] non va bene per vendere un film nei mercati internazionali». Che cosa sia cambiato in questi dieci anni, non è dato saperlo, per il momento.

«Non sono solo il tempismo o il nome, ma anche il fatto stesso che il massacro fu guidato da una milizia legata al Mossad in un territorio sotto il controllo militare di Israele» afferma comunque Munayyer. «Dato tutto questo, non è difficile concludere che la gente alla Marvel è o miserevolmente ignorante su quell’area geografica, sulla sua storia e sulle esperienze dei palestinesi o ha deliberatamente puntato a prendere a calci mentre era già a terra un popolo che vive sotto l’apartheid.»

Il film è stato così prontamente ribattezzato “Captain Apartheid” (con tanto di hashtag sui social) da parte della comunità palestinese: «Ci sarebbe da ridere, anche se l’argomento non è umoristico» ha dichiarato al New York Times Sani Meo, editore di This Week in Palestine, una rivista dedicata alle questioni palestinesi. «La sintesi, per i palestinesi, è che con una supereroina israeliana la Marvel insabbia l’occupazione.»

Sul fronte opposto, invece, la notizia è stata accolta in modo molto positivo: il sito di news in ebraico Maariv ha parlato di «orgoglio israeliano», mentre l’ex agente del Mossad – nonché consulente per film e serie tv sulle spie israeliane – Avner Avraham ritiene (non senza una punta di eccessiva partigianeria) che l’introduzione di un personaggio simile in una produzione blockbuster potrà aiutare i più giovani a capire meglio il Mossad stesso: «Questa è la via di “TikTok”, la via fumettistica di parlare alle nuove generazioni, e queste scopriranno la parola Mossad. Aiuterà il brand. Porterà un nuovo pubblico. […] Il fatto che abbiano deciso di prendere un’agente del Mossad, una Sabra, e non un agente egiziano o italiano, dimostra l’importanza del Mossad».

In tutti questo, i Marvel Studios hanno optato per mantenere un profilo molto basso, cercando di spegnere le polemiche e affermando semplicemente che «nonostante i nostri personaggi e le nostre storie siano ispirate ai fumetti, sono sempre ripensate per il cinema e per il pubblico di oggi, e gli autori hanno adottato un nuovo approccio al personaggio di Sabra, che fu presentato per la prima volta nei fumetti più di 40 anni fa».

Già di recente gli studios hanno adottato lo stesso approccio per alcuni personaggi eccessivamente datati, come Xu Wenwu/Mandarino (interpretato da Tony Leung) in Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, che ha sostituito il criminale cinese Fu Manchu e allo stesso tempo ha offerto una raffigurazione non stereotipata di un altro classico personaggio Marvel. Per raccontare le vicende politiche del Pakistan in Ms. Marvel, poi, è stata consultata la professoressa universitaria Priya Satia, mentre per Moon Knight a fare da consulente è stato l’egittologo Ramy Romany.

Insomma, l’impressione è che i Marvel Studios sappiano molto bene di stare camminando sulle uova, eufemisticamente parlando, e che conoscano anche la strada per cercare di uscirne senza le ossa rotte. Per sapere se ci riusciranno o meno, però, bisognerà probabilmente aspettare l’uscita di Captain America: New World Order.