Scampato alle bombe: "La mia casa distrutta e un dolore disumano"

Mohamed Tuaima è riuscito a fuggire da Gaza ed è stato accolto a Empoli. Dopo il dramma la rinascita: un progetto di adozione per bimbi disabili.

La Nazione Empoli, 25 ottobre 2025

Da Gaza a Empoli, sulla via del riscatto. Quella per tornare alla vita, o almeno, provarci. Non è facile quando hai visto la morte in faccia, quando la casa in cui sei cresciuto non c’è più. Impossibile crederci, se uno dei tuoi fratelli è morto sotto le bombe dell’esercito israeliano e agli altri, sopravvissuti, non è rimasta che una tenda. "Resistere, anche da lontano". Mohamed Tuaima, originario del Nord della Striscia di Gaza, se lo è ripetuto fino allo sfinimento, soprattutto nei momenti più duri. Ha visto la propria vita andare in frantumi, distrutta sotto le raffiche dei colpi d’arma da fuoco. Ma 41 anni sono pochi per arrendersi.

Così lo psicoterapeuta, tra i beneficiari del progetto “Sai Empolese Valdelsa“, oggi mette la sua competenza e la sua umanità al servizio di chi in qualche modo ha conosciuto la fragilità: bambini e ragazzi con disabilità, giovani con disturbi dello spettro autistico, persone con sindrome di down. Perché questo è ciò che faceva a Gaza prima della guerra.

Arrivato in Italia nel settembre 2024 Mohamad si è poi ricongiunto con la moglie e i cinque figli a Empoli, vivendo in una casa condivisa con una donna nigeriana, anch’essa rifugiata. "Una convivenza non banale – racconta il professionista – perché ognuno di noi, nella propria sfera più intima, porta le ferite del genocidio". Un futuro in costruzione, cicatrici che non si rimargineranno e quella volontà, più forte di tutto, di rendersi utile nonostante l’inferno vissuto. Di farlo anche se distante dalla sua terra, dove Mohamed presiedeva una storica associazione per persone con disabilità, attiva da oltre cinquant’anni.

Un filo di umanità che ha provato a tener vivo anche sotto le bombe. "La nostra sede è stata distrutta nel 2023 – spiega lo psicoterapeuta durante uno degli incontri pubblici organizzati per portare la sua testimonianza – e fino a maggio 2024 siamo stati costretti a fermarci. Mi ero spostato con la mia famiglia a Rafah, nel sud della Striscia, e da lì, dall’accampamento, avevamo iniziato a distribuire quello che avevamo: oggetti per l’igiene, un po’ di cibo. Solo per un mese, poi è diventato troppo pericoloso".

Un incubo senza fine, poi la fuga. "Sono riuscito ad arrivare in Egitto con tre dei miei figli – continua Tuaima – . Mia figlia maggiore, diciottenne, era stata colpita da una scheggia e si stava curando in un ospedale egiziano, dove anche mio padre era ricoverato per un cancro".

La moglie e gli altri due figli nel frattempo raggiungono l’ Italia con un volo umanitario per essere curati perché gravemente feriti. "Sono stati tra i primi ad arrivare nel Paese, e anche io poi sono riuscito a riabbracciarli". Da Empoli, Mohamed ha ripreso in mano il suo lavoro, trasformandolo in una rete di sostegno a distanza e raccontando la sua attività in giro per la Toscana.

Ha avviato un progetto di adozione per i bambini disabili e organizzato workshop online per le famiglie, per aiutarle a gestire i figli con sindrome di down o autismo anche in tempo di guerra. Ha lavorato ad un progetto per il recupero psicologico post guerra e nonostante la distruzione, non ha mai smesso di cercare nuovi spazi per la sua associazione. "A febbraio 2025 – dice – l’esercito ha bruciato la sede che avevamo appena individuato, prima ancora di cominciare. Ma non ci siamo arresi. Ora stiamo cercando di riaprire, perché le persone con disabilità e le loro famiglie hanno un bisogno enorme di supporto". Il sogno per il futuro? Di cuore, tornare a casa. Razionalmente, una scelta impossibile. "Mi impegnerò da qui a sostenere la mia terra e i gazawi che si trovano in Italia". Ylenia Cecchetti