Foto: il rabbino Zarbiv. Nei suoi video diventati virali, si rivolge ai palestinesi dichiarando: “Non vi resterà nulla... vi schiacceremo e vi distruggeremo”. Ha vantato la distruzione di una media di 50 case a settimana, definendo l’uso del bulldozer “un’arte” e celebrando il fatto che decine di migliaia di famiglie non abbiano più nulla a cui tornare, avendo perso tutto grazie alle sue demolizioni
Dalle case polverizzate a Gaza alla procreazione artificiale dai soldati uccisi, il Giorno dell'indipendenza istituzionalizza il volto più brutale della guerra perenne.
Eliana Riva apr 22, 2026 https://elianariva.substack.com/p/gli-eroi-disraele
La cerimonia di quest’anno per il “Giorno dell’indipendenza d’Israele” è stata una delle più costose e chiassose per il Paese. La proclamazione unilaterale di fondazione dello stato, celebrata il 21 aprile con l’accensione delle fiaccole, premi, balli ed eventi, rappresenta per i palestinesi la Nakba, ossia la “Catastrofe”, ricordata ogni anno il 15 maggio. È l’evento che segna l’inizio dell’occupazione, delle uccisioni sistematiche e della nascita del drammatico problema dei profughi: centinaia di migliaia di persone cacciate con la forza dalle proprie terre, a cui Israele ha sempre negato il diritto al ritorno, agendo in aperta violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del diritto internazionale.
Quest’anno, la celebrazione dello Stato ebraico è stata aspramente contestata anche all’interno della società israeliana e oltre 5.500 cittadini hanno firmato una petizione per boicottare l’evento ufficiale, accusando il governo di Benyamin Netanyahu di voler riscrivere la storia per creare un’illusoria “immagine di vittoria” e cancellare qualsiasi responsabilità politica legata all’incapacità di prevenire e affrontare l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Gli eventi sono stati costruiti infatti in coerenza con un crescente culto della personalità attorno a Netanyahu e sua moglie, trasformando le onorificenze statali in strumenti di propaganda politica. Anche le figure selezionate per accendere le fiaccole – che rappresentano per Israele le persone degne delle più grandi onorificenze – rispondono a una logica di amicizia e subalternità al primo ministro e alla sua linea politica della “guerra eterna”.
Tra i premiati spiccano alcune figure su cui vale la pena soffermarsi, per comprendere il valore interno della “distruzione” dell’altro, del culto dei morti e della discendenza e anche quello delle alleanze internazionali e ciò che oggi ne è rimasto. Tra i portatori della fiaccola, il governo – e non l’esercito – ha scelto il rabbino Avraham Zarbiv, selezionato per il suo “contributo straordinario” alla nazione. Zarbiv, che nella vita civile è un giudice rabbinico, ha trascorso circa 500 giorni a Gaza come operatore di un bulldozer corazzato D9, documentando con sadico orgoglio la demolizione sistematica di intere zone residenziali. Nei suoi video diventati virali, Zarbiv si rivolge ai palestinesi dichiarando: “Non vi resterà nulla... vi schiacceremo e vi distruggeremo”. Ha vantato la distruzione di una media di 50 case a settimana, definendo l’uso del bulldozer “un’arte” e celebrando il fatto che decine di migliaia di famiglie non abbiano più nulla a cui tornare, avendo perso – grazie alle sue demolizioni – documenti, foto d’infanzia e ogni legame con la propria terra. Per queste azioni, è stata presentata contro di lui una denuncia alla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. A rendere la sua premiazione un simbolo brutale dell’istituzionalizzazione della violenza e della pulizia etnica, si aggiunge il fatto che Zarbiv viva in un insediamento illegale, in una casa costruita su terra privata palestinese colpita da un ordine di demolizione mai eseguito dal 2000.
Accanto a Zarbiv spicca la figura del presidente argentino Javier Milei, celebrato dalla ministra Miri Regev come un “vero amico e genuino sionista”, elevato a modello di lealtà e partnership per il popolo ebraico. Milei, giunto alla sua terza visita nel Paese, non si è limitato ad accendere una fiaccola cerimoniale, ma ha anche ricevuto la Medaglia Presidenziale d’onore da Isaac Herzog per il suo “profondo impegno personale” e la sua dedizione nel combattere l’antisemitismo. La sua figura si integra perfettamente nella narrativa di Netanyahu, fungendo da pilastro internazionale per un governo sempre più isolato e rafforzando quel culto della personalità che vede nei leader stranieri alleati una convalida delle proprie politiche. L’ossessione di Milei per l’ebraismo ortodosso sfuma i confini tra vita privata e politica di Stato: pur essendo formalmente cattolico, egli studia la Torah, cita regolarmente versi biblici e ha persino espresso il desiderio di convertirsi all’ebraismo se le “responsabilità” della presidenza glielo permettessero. In un atto senza precedenti che fonde fede e diplomazia, ha nominato il suo mentore spirituale, il rabbino Axel Wahnish, come ambasciatore dell’Argentina in Israele. Egli descrive Israele come un “esempio radicale dei valori che hanno reso grande l’Occidente”.
Degno di nota anche il conferimento del Premio Israele a Irit Oren Gunders, fondatrice dell’organizzazione Or L’Mishpachot (Luce per le famiglie), che ha sollevato inquietanti dilemmi etici. Gunders gestisce infatti una vera e propria impresa di procreazione artificiale: un programma dedicato al prelievo e all’utilizzo dello sperma congelato dei soldati morti in guerra. Dall’inizio del conflitto, questa procedura è stata eseguita su più di 250 militari, spesso non su richiesta di mogli, fidanzate o compagne ma su pressione dei genitori desiderosi di avere nipoti a ogni costo. In questi casi, l’organizzazione di Gunders facilita l’incontro tra i nonni e donne estranee che si offrono volontarie per farsi inseminare, portando in grembo bambini destinati a nascere già orfani. Le richieste sono in vertiginoso aumento, alimentando quello che Gideon Levy descrive come un “riciclo infinito della morte”, dove i figli dei cadaveri vengono concepiti per colmare il vuoto del lutto e, potenzialmente, per essere a loro volta arruolati in un ciclo di violenza perpetua. Oren Gunders, che si proclama “nonna” di 38 neonati già nati attraverso questo sistema, ha promesso di espandere ulteriormente la sua attività e di inondare il Paese di figli nati da padri morti e da madri selezionate quasi casualmente dai propri nonni, trasformando la vita stessa in un macabro monumento alla guerra.