Escalation militare lungo la fascia orientale per spostare ancora la linea gialla. Il ministro Smotrich chiede a Netanyahu di dare il via libera all’avvio di tre colonie nella Striscia
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 1 luglio 2026
«Non è cambiato nulla, la situazione peggiora di giorno in giorno…il cessate il fuoco è la più grande bugia detta al mondo intero». Così Maram Sersawi, sfollata palestinese a Gaza, riassume ai microfoni di Al Jazeera l’assenza di tregua nella Striscia e la continua escalation dell’offensiva israeliana, di fatto mai cessata.
DA SETTIMANE ormai l’esercito israeliano intraprende operazioni sul terreno sempre più ampie volte ad allargare quella che Tel Aviv chiama «zona cuscinetto» ma che è il raggio d’azione dell’occupazione permanente. L’avanzamento lungo la fascia orientale procede sui bulldozer che demoliscono e i carri armati che sparano: ieri all’alba, in particolare, una vasta operazione militare ha preso di mira Gaza City, al centro, e Rafah e Khan Younis, a sud.
Gli spari d’artiglieria hanno coperto i bulldozer che hanno demolito case e infrastrutture civili, costringendo di nuovo allo sfollamento decine di famiglie. Nel quartiere Tuffah, a Gaza City, i soldati israeliani hanno fatto detonare robot pieni di ordigni in mezzo alle zone residenziali.
Lo svuotamento della presenza palestinese procede nonostante la cosiddetta «tregua» entrata in vigore a metà ottobre del 2025. L’obiettivo lo aveva indicato poche settimane fa il premier israeliano Netanyahu: con oltre il 60 percento della Striscia occupato stivali a terra da Israele e privo di palestinesi, il fine è arrivare al 70 percento e poi, chissà, magari ancora di più.
PAROLE-FOTOCOPIA le ha pronunciate lunedì il ministro delle finanze Bezalel Smotrich che ha riempito di senso la pulizia etnica: non solo assumere il controllo, ma ricolonizzare. «Siamo pronti a costruire un blocco di tre colonie nel nord di Gaza immediatamente, nel momento in cui riceveremo luce verde dal primo ministro», ha detto mentre visitava la città di Sderot, al confine con Gaza.
«Controlliamo al momento quasi il 70 percento di Gaza – ha continuato – Dobbiamo completare la conquista del territorio rimanente, sconfiggere Hamas e ristabilire una cintura di colonie ebraiche che faranno da buffer zone».
Smotrich non ha fatto esplicito riferimento, sottolinea il Times of Israel, al blocco coloniale settentrionale che prima del 2005 comprendeva gli insediamenti di Elei Sinai, Dugit e Nisanit, ma è impossibile non cogliere l’allusione. Tanto più dopo quasi tre anni in cui i movimenti dell’estrema destra israeliana hanno fatto appello a gran voce al «ritorno» nelle colonie svuotate due decenni fa, un appello accompagnato da incursioni, posizionamenti di bandiere israeliane e «marce della vittoria».
NELLE STESSE ORE del tour di Smotrich, l’esercito israeliano uccideva otto palestinesi e ne feriva 26, portando a oltre 1.050 le vittime sotto «cessate il fuoco» e a più di 73mila quelle dall’inizio del genocidio. Tra gli uccisi delle ultime ore, almeno un bambino e un calciatore, Saleem Khader Al-Ashqar, portiere di 32 anni del Khan Younis. Si era sposato da appena cinque mesi, la moglie aspetta un figlio.
Ministro israeliano promette il controllo “al 100%” su Gaza
Middle East Eye, 1 luglio 2026
Il ministro israeliano dell’Energia e delle Infrastrutture afferma che Israele continuerà ad espandere il proprio controllo sulla Striscia di Gaza fino a raggiungere il “100%”.
Intervistato dalla radio Galei Israel, Eli Cohen ha dichiarato che Israele non può permettere ad Hamas “di alzare la testa nemmeno di un millimetro”.
Cohen ha precisato che due mesi fa Israele controllava il 53 per cento di Gaza, circa il 60 per cento un mese fa e «quasi il 70 per cento» oggi.
Ha aggiunto che il controllo di Israele sull’enclave «non farà che continuare a crescere».