Gli Stati Uniti: il cattivo nediatore

In These Times
02.12.2010

http://inthesetimes.com/article/6715/the_charade_of_israeli-palestinian_talks/

 

La sciarada dei colloqui israelo-palestinesi
di Noam Chomsky  

La patetica capitolazione di Washington a Israele, mentre supplica per un congelamento senza senso di tre mesi nell'espansione delle colonie - esclusa Gerusalemme Est, araba - dovrebbe essere considerata come uno dei momenti più umilianti della storia diplomatica degli Stati Uniti.

                      chomsky_charade

 

Nel mese di settembre è terminato il congelamento degli insediamenti, portando i palestinesi a interrompere i colloqui diretti con Israele. Ora l'amministrazione Obama, disperata, per portare Israele ad un nuovo congelamento e, quindi, per rilanciare i colloqui, si sta attaccando a invisibili pagliuzze e profondendo in doni al governo israeliano di estrema destra 

I doni sono 3 miliardi di dollari per aerei da caccia. La generosità si estende anche a un altro contribuente, l'industria militare statunitense che guadagna il doppio dai programmi di espansione della militarizzazione nel Medio Oriente. 

I produttori di armi degli Stati Uniti sono agevolati non solo nello sviluppare e produrre apparecchiature avanzate per uno stato che fa parte praticamente dell'esercito e dell'intelligence degli Stati Uniti, ma anche nel fornire la seconda trance di equipaggiamenti militari agli stati del Golfo – attualmente è in atto una fornitura di 60 miliardi dollari di armi all'Arabia Saudita, che è una operazione che ricicla anche petrodollari in un'economia americana in difficoltà. 

Le industrie civili ad alta tecnologia, israeliane e statunitensi, sono strettamente integrate. E c'è poco da stupirsi che il supporto più fervente alle azioni di Israele derivi dalla stampa economica e dal Partito Repubblicano, il più estremo dei due partiti politici, interessati principalmente all'economia. Il pretesto per l'ingente vendita di armi all'Arabia Saudita è la difesa contro la "minaccia iraniana". 

Tuttavia, la minaccia iraniana non è militare, come il Pentagono e l'intelligence USA hanno sottolineato. Se l'Iran sviluppasse una capacità militare nucleare, lo scopo sarebbe deterrente, presumibilmente per scongiurare un attacco israelo-americano. 

La vera minaccia, dal punto di vista di Washington, è che l'Iran sta cercando di espandere la propria influenza sui paesi vicini, "stabilizzati" dall'invasione e dall'occupazione degli Stati Uniti. 

La linea ufficiale è che gli stati arabi stanno implorando l'aiuto militare degli Stati Uniti per difendersi contro l'Iran. Vero o falso che sia, l'affermazione fornisce informazioni interessanti sul concetto di democrazia che regna. Qualunque sia la decisione preferita dalle dittature, gli arabi, in un recente sondaggio Brookings, ritengono che le principali minacce per la regione siano: Israele (88 per cento), gli Stati Uniti (77 per cento) e Iran (10 per cento). 

E' interessante che i funzionari degli Stati Uniti, come rivelato nei file appena rilasciati da Wikileaks, ignorino totalmente l'opinione pubblica araba, dando peso solo alle opinioni dei dittatori al governo. 

I doni degli Stati Uniti a Israele comprendono anche il sostegno diplomatico, secondo i rapporti in corso. Washington si impegna a porre il veto a qualsiasi azione del Consiglio Sicurezza delle Nazioni Unite che possa infastidire i dirigenti di Israele e a far cadere ogni appello per un'ulteriore estensione di un congelamento degli insediamenti. 

Di conseguenza: accettando i tre mesi di pausa , Israele non sarà più disturbato anche se aumenterà le sue azioni criminali nei territori occupati. 

Non c’è dubbio che tali azioni siano criminali dal 1967 in poi, quando l'autorità legale di Israele, il giurista internazionale Theodor Meron, informò il governo che i suoi piani per avviare insediamenti nei territori occupati violavano la Quarta Convenzione di Ginevra, un principio fondamentale del diritto internazionale umanitario, istituito nel 1949 per criminalizzare gli orrori del regime nazista. 

La conclusione di Meron fu avallata dal ministro della Giustizia Shimson Ya'akov Shapira, e poco dopo dal ministro della Difesa Moshe Dayan, come scrive lo storico Gershom Gorenberg in The Accidental Empir. 

Dayan informò i suoi colleghi ministri, "Dobbiamo consolidare la nostra presa in modo che nel tempo riusciremo a “digerire” Giudea e Samaria (Cisgiordania) e a fonderle con la ’piccola’ Israele”, intanto "interromperemo (ING), la contiguità territoriale "della West Bank, il tutto con il solito pretesto che il passaggio è necessario per scopi militari ". 

Dayan non aveva dubbi, o scrupoli, su quello che stava raccomandando: “le colonie israeliane in territorio occupato, contravvengono, come è noto, alle convenzioni internazionali", osservò "Ma non c'è nulla di sostanzialmente nuovo in questo". 

La corretta ipotesi di Dayan era che il boss di turno a Washington avrebbe potuto fare delle obiezioni a livello formale, ma con una strizzatina d'occhi, e avrebbe continuato a fornire il sostegno militare, economico e diplomatico decisivo per gli atti criminali. 

La criminalità è stata sottolineata da ripetute risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, più recentemente dalla Corte Internazionale di Giustizia, con l'accordo del Giurista degli Stati Uniti, Thomas Buergenthal, in una dichiarazione separata. Le azioni di Israele violano anche risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riguardo a Gerusalemme. Ma tutto va bene finché Washington ammicca. 

Torniamo a Washington, i super-falchi repubblicani sono ancora più veementi nel loro sostegno ai crimini israeliani. “Eric Cantor, il nuovo leader della maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, ha emesso una nuova risoluzione per proteggere gli aiuti a favore di Israele dal gioco attuale a cui sono sottoposti gli aiuti stranieri", riporta Glenn Kessler sul Washington Post: "dare allo Stato ebraico finanziamenti certi, vuol dire togliere fondi al resto del mondo". 

La questione dell'espansione degli insediamenti è semplicemente un diversivo. Il vero problema è l'esistenza degli insediamenti e lo sviluppo delle infrastrutture ad essi connesse. Queste sono state progettate attentamente, in modo tale che Israele ha già annesso più del 40 per cento della West Bank occupata, tra cui sobborghi di Gerusalemme e Tel Aviv, terra coltivabile, le principali sorgenti della regione, tutti sul lato israeliano del Muro di Separazione, che in realtà è un muro di annessione. 

Dal 1967, Israele ha enormemente ampliato i confini di Gerusalemme, in violazione delle ordinanze del Consiglio di Sicurezza e nonostante le universali proteste internazionali (compresi gli Stati Uniti, almeno formalmente). 

L'attenzione per l'espansione degli insediamenti, e il comportamento strisciante di Washington, non sono gli unici elementi farseschi dei negoziati in corso. La struttura stessa è una sciarada. Gli Stati Uniti sono ritratti come un "onesto mediatore" in cerca di mediare tra due avversari recalcitranti. Ma dei negoziati seri avrebbero dovuto essere condotti da una parte neutrale, con gli Stati Uniti e Israele da un lato, e il resto del mondo dall'altro. 

Non è certo un segreto che per 35 anni gli Stati Uniti e Israele hanno resistito praticamente da soli, opponendosi al consenso relativo a una soluzione politica che era quasi universale e comprendeva gli stati arabi, l'Organizzazione della Conferenza Islamica (compreso l'Iran), e tutte le altre parti. 

Con brevi e rare interruzioni, i due stati “del rifiuto” hanno preferito l'espansione illegale alla sicurezza. Salvo cambiamenti della posizione di Washington, la soluzione politica è, di fatto, bloccata. E l'espansione, con i suoi echi in tutta la regione e nel mondo, continua. 

(tradotto da barbara gagliardi)