+972 Indipendent Commentary from Israel & Palestinian Territories
15.12.2010
http://972mag.com/inside-the-moral-corruption-of-israeli-society/
Breaking the Silence : All'interno della corruzione morale della società israeliana
di Joseph Dana
Qualche tempo fa, dopo essere stato arrestato in una manifestazione palestinese nei pressi di Hebron, fui ammanettato, bendato e poi fatto sedere al sole con un altro attivista israeliano. Dopo qualche tempo, un comandante dell'esercito israeliano arrivò sulla scena e chiese ad uno dei suoi soldati "perché quei due sono sotto il sole?" Il soldato rispose che ci aveva appena messo accanto ad alcuni palestinesi che erano stati arrestati nella stessa manifestazione. Il comandante, chiaramente arrabbiato con il suo giovane soldato, ordinò che fossimo spostati all'ombra perché "sono ebrei." Poi ispezionò personalmente le manette a fascette dei palestinesi, assicurandosi che fossero strette da morire. Questa è stata una delle mie prime esperienze concrete in Cisgiordania, in cui ho potuto vedere come i soldati consideravano i palestinesi. Era come se non fossero umani del tutto, o almeno non umani come gli ebrei.

Inutile è una parola che viene utilizzata spesso in Breaking the Silence, la nuova raccolta delle testimonianze dei soldati dell'IDF degli ultimi 10 anni di occupazione in Cisgiordania. Testimonianza dopo testimonianza racconta una storia di esperienze in cui i soldati molestano, terrorizzano e "controllano" i palestinesi, apparentemente senza uno scopo. I soldati avrebbero fatto irruzione in una casa, arrestato un uomo indesiderato o sparato ai civili disarmati mentre le famiglie venivano costrette a stare al freddo con i soli abiti che indossavano per la notte, senz’alcun motivo.
Dopo aver raccontato le loro storie di abusi, molti soldati affermano di non aver visto alcuna utilità in tali azioni. Da un punto di vista operativo, non vi è motivo di arrestare un uomo indesiderato o di perseguitare un villaggio lanciando bombe sonore alle 4 del mattino. Tuttavia, vi è un obiettivo più grande che giustifica le continue vessazioni dei palestinesi. Viene fatto per rafforzare l'idea che essi sono un popolo occupato e controllato, nonché per insegnare ai giovani soldati che la popolazione palestinese, deve essere considerata come non completamente umana. Figurarsi i palestinesi come esseri umani inferiori è un esempio della profonda corruzione morale della società israeliana.
Al fine dell’occupazione, grazie a tutte le violazioni dell'essenza umana degli occupati, l'occupante deve interiorizzare una superiorità morale. Gli arresti "senza scopo", le incursioni notturne, e le altre violazioni dei diritti umani sono una componente necessaria per i soldati per potersi convincere della loro superiorità. Il fatto che la maggior parte degli orribili crimini raccontati nelle testimonianze siano stati compiuti da comandanti e da altri con posizioni sovrintendenti rafforza ulteriormente l’idea che le operazioni "senza scopo", venissero compiute per uno scopo ben preciso. Breaking the Silence ci ha aperto una finestra sul metodo di indottrinamento in Israele al suo più alto livello, quello dell'esercito.
Una delle testimonianze più recenti del libro, racconta delle attività "senza scopo" a Ramallah e Hebron nel 2008-2009:
"Avevamo compiuto anche arresti dei quali eravamo stufi. C'era la sensazione che fossero senza scopo come, ad esempio, ricercare persone che avevano tagliato una recinzione o persone che avevano lanciato pietre o erano stati identificati durante le manifestazioni contro il muro o erano istigatori. Tutto ciò veniva percepito come inutile. Se a Hebron c'era la percezione che si stava arrestando una persona sfortunata, qui la sensazione era che non si stesse facendo nulla. Ci fu un arresto, non ricordo in quale paese avvenne, esso cominciò a surriscaldarsi, e c'era caos e mi ricordo che il comandante della compagnia armò la sua arma e disse che era necessario si dessero una calmata, poi lo Shin Bet si portò nel centro del paese tra le poche case di una famiglia allargata ".
La testimonianza 22 evoca un'altra immagine del terrore. Intitolata "Il comandante di battaglione lo fece marciare a piedi nudi", un soldato ricorda che il suo comandante ordinò nel 2002-3 l’irruzione in una casa di Gaza:
“Alle quattro del mattino, buttando tutti fuori di casa, ad un freddo che raggela e li lasciamo fuori al freddo, in pigiama, senza aver dato loro un minuto di avvertimento perché indossino qualche vestito, trattenendoli fuori per una mezz'ora fino a che non abbiamo finito la perquisizione. Fino al caso in cui arrivano a Gaza con la brigata Givati, entrano con il comandante del battaglione, trovano qualcuno che non c'entra nulla, una casa che non è nella posizione segnalata, una casa diversa. E naturalmente in ogni abitazione in Bet Lahia, fuori di ogni casa, ci sono immagini di martiri. Così gli dice: "Che cos'è questo?" E poi decide di portarlo con noi e lui è a piedi nudi. Camminano tre chilometri da casa sua fino al confine e lui è a piedi nudi. Chiese al comandante del battaglione se poteva mettersi le scarpe, i sandali, glielo domandò in ebraico e lui: "No"! Lui cominciò a sanguinare strada facendo. "
Dato che stavo leggendo questo documento con incredulità e tristezza, ho riferito un paio di testimonianze al mio compagno di appartamento, che tre anni fa era un comandante dell'IDF. Gli ho raccontato di una testimonianza che ha descritto come, a Hebron, i soldati si sarebbero allenati per gli arresti nelle case selezionando un’abitazione palestinese, a caso. Nel mezzo della notte, avrebbero fatto irruzione nella casa e avrebbero arrestato chi volevano. Dopo che l’azione terrorizzante era finita, i soldati avrebbero rilasciato l'uomo (o agli uomini) innocente che avevano arrestato e avrebbero fatto un rapporto operativo per controllare il livello delle prestazioni. Il mio compagno di appartamento, piuttosto sbrigativo, mi ha chiesto se ero sorpreso. "Anch’io facevo le stesse cose", ha esclamato ed ha continuato: "Proprio adesso da qualche parte là fuori, nella Cisgiordania, stanno facendo le stesse cose".
Quando i soldati, il nostro orgoglio nazionale, si fanno avanti con coraggio e parlano di ciò che accade dietro i nostri muri e i checkpoint, abbiamo una posizione privilegiata per analizzare nel migliore dei modi la psiche nazionale. Ciò che ne emerge è che l'occupazione ha portato ad una corrosione morale della società israeliana che ha quasi raggiunto un punto di non ritorno, a causa del fatto che pochi, in Israele, prenderanno atto di queste importanti testimonianze e dei i crimini che, in Cisgiordania, non mostrano alcun segno di rallentamento.
Joseph Dana – è un coordinatore mediatico per il Popular Struggle Coordination Committee (PSCC). Il Comitato di Coordinamento della Lotta Popolare è costituito da attivisti di spicco dei Comitati Popolari di tutte le singole zone dei Territori Occupati e di tutto lo spettro politico delle forze palestinesi. Il PSCC è stato formato per agevolare una fruttuosa comunicazione tra i diversi Comitati Popolari dai villaggi di Bil’in, di Ni’ilin e di al-Maasara – noti per la loro lotta contro il muro – ai numerosi villaggi della Valle del Giordano e delle Colline a sud di Hebron – nel tentativo di opporsi alla strisciante pulizia etnica condotta a Tulkarem, Nablus, Qalqiliya e nella parte occidentale di Ramallah che risentono tutte dei diversi aspetti dell’occupazione e resistono.

Joseph Dana è scrittore e cineoperatore e i suoi articoli sono riportati su la Nation, Electronic Intifada, Le Monde, New York Times, Sueddeusche Zeitung, Alternet e Ha’aretz.
(tradotto da barbara gagliardi)