UriDavis.Info
Aprile 2006
http://www.uridavis.info/jewish_national_fund_apartheid_israel.htm
Apartheid di Israele: il Fondo Nazionale Ebraico
di Uri Davis
Il nocciolo del conflitto israelo-palestinese sta nello scontro tra lo stato di Israele, in quanto stato coloniale in Palestina, e il popolo nativo del paese della Palestina, il popolo arabo-palestinese. Il cuore del conflitto israelo-palestinese, proprio come il centro di un conflitto nato da un confronto tipico tra uno stato coloniale e una popolazione indigena, sta nella pretesa dello stato degli insediamenti coloniali di conservare legalmente la terra e il sottosuolo per l’uso da parte della società coloniale stessa, espropriando la popolazione nativa del suo diritto all’autodeterminazione nazionale, insieme al diritto alla proprietà individuale e collettiva sulla terra e su tutto ciò che si trova nel sottosuolo.

Le leggi dello stato di Israele sulla terra sono leggi da Apartheid, in quanto applicano criteri preferenziali sulla base dell’appartenenza tribale (sia essa religiosa,e/o etnica, e/o nazionale) attribuendo il diritto di accesso privilegiato alla terra (comprensivo del diritto di abitazione) e al sottosuolo (in particolar modo all’acqua) a persone definite per legge “ebrei”, effettuando discriminazioni in modo correlato nei confronti di coloro che per legge sono definiti non-ebrei, in prima istanza contro la popolazione arabo-palestinese. In altre parole, queste sono leggi razziste nel senso stabilito dalle convenzioni internazionali che Israele ha sottoscritto e ratificato, come la Convenzione sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione Razziale del 1965, così come per le alleanze alle quali Israele si è rifiutato di associarsi, come la Convenzione Internazionale per la Repressione e la Punizione del Crimine di Apartheid del 1973.
In Israele, essendoci una suddivisione giuridica delle persone tra “ebree” e “non-ebree”, il 93% dell’intero territorio dello stato di Israele all’interno dei confini del 4 giugno 1967, definito con il termine di “terreni nazionali”, con una ripartizione tipica dell’apartheid, viene riservato legalmente ai “soli ebrei”. Il sistema giuridico prodotto dalla potenza dell’apartheid, del quale viene mantenuta questa vistosa discriminazione nei territori soggetti alla sovranità israeliana, ha portato a un sistema che definisce la proprietà fondiaria peggiore di quello dalla ex repubblica dell’apartheid del Sud Africa, dove il divario dovuto all’apartheid consisteva nella definizione di “Bianco” o “non-bianco” ( Al culmine del regime di apartheid nel Sud Africa, l’87% del territorio della Repubblica era stato attribuito legalmente di diritto ad uso dei “soli-Bianchi”).
Al centro del sistema legale dell’apartheid in Israele stanno la legge del 1953 sul Fondo Nazionale Ebraico (JNF), il patto tra il governo di Israele e il JNF del 1961 e la conseguente messa a punto delle attività di forestazione del JNF. Il JNF ha avuto un ruolo fondamentale nell’occultamento delle rovine, se non della maggior parte dei resti delle località arabo-palestinesi ripulite etnicamente dall’esercito israeliano nel corso o sulla scia della guerra del 1948, piantando su di loro, o su ciò che di loro era rimasto, foreste o dando vita a strutture ricreative, in particolar modo al Parco Inglese.
Il Parco Inglese è stato piantato e poi valorizzato sulle terre e sulle rovine dei due villaggi arabo-palestinesi di Zakariyya e Ajjur ai cui abitanti e ai loro discendenti (così come agli abitanti e ai relativi discendenti di circa 400 località urbane o rurali, ugualmente sottoposte a pulizia etnica nei territori passati sotto il controllo dell’esercito israeliano – all’interno della Linea Verde – e che attualmente costituiscono i 4- 5 milioni di profughi palestinesi del 1948), in virtù della legislazione israeliana e in particolar modo della Legge sulla Proprietà degli Assenti del 1950, sin da allora è stato criminalmente negato il diritto a ritornare e a riprendere possesso delle loro proprietà site all’interno dello stato di Israele.
Potrebbe darsi benissimo anche il caso che il Parco Inglese sia stato piantato, tra l’altro, per occultare il grande deposito israeliano di scorie dell’arsenale nucleare illegale che si trova nell’area di Zakariyya.
Difficilmente si può sottolineare in modo adeguato l’importanza che assumono questa forestazione del JNF e le attività ricreative nel concorrere ad una proiezione mistificante e travisante dell’immagine dello stato di Israele come “l’unica democrazia del Medio Oriente”. La solidarietà con la Palestina potrebbe essere meno efficace fermando la sua mobilitazione per il disinvestimento e il boicottaggio dei prodotti industriali israeliani e di altro tipo; l’embargo nei confronti delle istituzioni universitarie, culturali e sportive (incluse sovvenzioni per la ricerca e conferenze internazionali); la richiesta di imposizione di sanzioni internazionali da parte dalle Nazioni Unite con la domanda di revoca della registrazione del JNF come ente filantropico; la cancellazione dell’esenzione fiscale e l’annullamento la sua posizione di osservatore per le ONG presso le Nazioni Unite.
Lo scopo di questo articolo è quello di inserire nella trattazione sulla solidarietà con la Palestina le definizioni operative sistematiche, ponderate e precise di alcuni di termini principali pertinenti alla mobilitazione per il boicottaggio istituzionale e il disinvestimento in Israele, in particolar modo, “Apartheid”, “Fondo Nazionale Ebraico” (JNF), “Amministrazione delle Terre di Israele” (ILA), nonché precisare il rapporto giuridico cruciale esistente tra JNF e ILA , che è alla base dell’apartheid israeliano.
Non può essere sottolineato a sufficienza che se la trattazione relativa alla solidarietà con la Palestina non è sistematica, ponderata e precisa, essa permette alle parti avversarie , vale a dire ai difensori del sionismo e dei crimini di guerra israeliani, di avere un punto d’appoggio per il loro tentativi di gettare discredito sui sostenitori della solidarietà con la Palestina con l’affermazione di “fare oggetto di critiche ingiustificate Israele” e quindi di “razzismo anti-ebraico” (“antisemitismo”).
Che cos’è l’Apartheid.
Il termine “apartheid” non è sinonimo di “razzismo” e “xenofobia”. I termini “razzismo” e “xenofobia” non sono sinonimi di “apartheid”.
Il razzismo è definito dalla Convenzione Internazionale sull’Eliminazione di ogni forma di Discriminazione Razziale del 1965, come “ogni distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica, che abbia lo scopo o l’effetto di distruggere o compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale o in ogni altro settore della vita pubblica”. (Articolo 1).
Vi è un certo grado di precisione nella tesi avanzata dal Ministero degli Esteri israeliano (Che si trova a Gerusalemme su un terreno che appartiene a profughi palestinesi che furono espulsi dalla città nel corso o sulla scia della guerra del 1948) e dagli altri rappresentanti dello stato di Israele in tutto il mondo secondo la quale Israele non dovrebbe essere oggetto di critiche tra gli altri stati membri delle Nazioni Unite come unico stato afflitto da razzismo, non perché Israele non lo sia, ma perché non è di gran lunga differente dagli altri stati membri delle Nazioni Unite, come l’Indonesia, gli Stati Uniti o il Regno Unito.
Tuttavia, lo stato di Israele non è semplicemente afflitto da razzismo. Nella misura in cui il nucleo del conflitto israelo-palestinese, vale a dire l’accesso alla terra e al sottosuolo (minerali e, soprattutto, acqua) è ancorato ad un regime di apartheid. L’apartheid è un regime politico che impone alla popolazione che è sotto il suo controllo preferenze e scelte razziste in base alla forza delle leggi del parlamento e fa rispettare le suddette preferenze e le scelte razziste a carico della popolazione che è soggetta al suo controllo per mezzo di strumenti di coartazione come il sistema giudiziario, le forze di sicurezza (polizia, esercito, servizi segreti), le autorità di pianificazione, le amministrazioni comunali, ecc.
Considerando che, nel senso moderno del termine, il razzismo è una piaga sociale che imperversa a vari livelli in tutti gli stati membri delle Nazioni Unite (chi più, chi meno), un regime di apartheid nei termini sopra definiti è meno comune e, per quanto mi consta, a seguito dello smantellamento del regime di apartheid nel Sud Africa - un processo iniziato nel 1990 con il rilascio di Nelson Mandela dalla prigione e completato nel 1994 con la sua elezione a presidente della Repubblica alle prime elezioni democratiche mai avvenute nella storia del Sud Africa – lo stato di Israele rimane l’unico stato membro delle Nazioni Unite ad essere uno stato di apartheid.
Dichiarerò subito, che è possibile, che la mia conoscenza è inadeguata (potrebbe essere benissimo); che possano esserci stati membri aggiuntivi alle Nazioni Unite che siano stati di apartheid, secondo i termini precedentemente definiti, ma, in ogni caso, dovrebbero essere rari. Un regime di apartheid costituisce una palese violazione della carta costitutiva delle Nazioni Unite, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e delle norme del Diritto Internazionale. Perciò è compito della comunità internazionale fare oggetto gli stati apartheid, singolarmente e collettivamente, compreso lo stato di Israele, della stessa specifica attenzione che è stata fatta scontare al regime di apartheid della Repubblica del Sud Africa, per esempio, con il boicottaggio di prodotti industriali e di altro tipo; delle istituzioni accademiche, culturale e sportive (incluse borse per la ricerca e le conferenze internazionali); con sanzioni internazionali imposte dalle Nazioni Unite, in modo tale da essere loro d’aiuto come la comunità internazionale ha sostenuto il Sud Africa nel sostituire il regime dell’apartheid con una costituzione democratica.
A questo proposito è importante notare che, alle prime elezioni democratiche della repubblica del Sud Africa avvenute nel 1994, è stato eletto a Presidente della repubblica Nelson Mandela da una maggioranza di voti non solo tra le tribù e i gruppi etnici “non-bianchi” che compongono il mosaico sociale del territorio che è soggetto all’autorità della Repubblica, ma anche tra le tribù e gruppi etnici “bianchi”, e tutto questo è accaduto dopo decenni di prigionia politica, e di notevoli tentativi coordinati da parte del regime di apartheid di toglierlo dalla vista e infamarlo come “terrorista.”
Il 93% dell’intero territorio dello stato di Israele all’interno dei confini del 4 giugno 1967, viene designato con il termine di “terreni di proprietà della nazione” e sono destinati “solo agli ebrei”, più specificatamente, a quelle persone che sono legalmente definite “ebrei” ai sensi delle leggi dello stato di Israele. Approssimativamente, solo il 7% o meno di tutto il territorio dello stato di Israele all’interno dei confini del 4 giugno 1967 appartiene a privati e di esso circa la metà si stima che sia proprietà privata di arabi, mentre l’altra metà sia proprietà di ebrei. Tale sistema giuridico, imposto dalla forza dell’apartheid, che sostiene questa ostentata discriminazione nei territori soggetti alla sovranità israeliana, ha determinato un sistema della distribuzione della proprietà fondiaria peggiore di quello del Sud Africa al culmine del regime di apartheid, dove l’ 87 % del territorio della Repubblica era legalmente destinato di legge per l’uso dei soli “Bianchi”.
La legislazione strategica dell’apartheid degli insediamenti coloniali è ancorata, tra l’altro, alla seguente serie di leggi:
- Legge sulla Proprietà degli Assenti; Legge del Ritorno; Legge sull’Autorità di Sviluppo, tutte del 1950
- Organizzazione Sionista Mondiale – Legge (status) dell’Agenzia Ebraica per la Terra di Israele, del 1952
- Legge sul Fondo Nazionale Ebraico (JNF); Legge sull’Acquisizione delle Terre (Convalida degli Atti e Risarcimento), entrambe del 1953
- Convenzione tra il Governo di Israele e l’Esecutivo Sionista, altrimenti conosciuto come Esecutivo dell’Agenzia Ebraica per le Terre di Israele, del 1954
- Legge della Prescrizione, del 1958
- Legge Fondamentale: Terre di Israele; Leggi sulle Terre di Israele; Legge sull’Amministrazione delle Terre di Israele, tutte del 1960
- Convenzione tra il Governo di Israele e il JNF, del 1961
- Legge sull’Insediamento Agricolo (Limitazione all’Utilizzo dei Terreni Agricoli e dell’Acqua, del 1967
Al fine di capire bene come le leggi dell’apartheid funzionano nello stato di Israele, si deve cominciare con l’analizzare le pietre angolari della suddetta normativa, esaminando in primo luogo in che cosa consiste l’Amministrazione delle Terre di Israele (ILA); qual è lo status dell’Agenzia Ebraica e del Fondo Nazionale Ebraico; e qual è il nesso che sussiste tra loro.
Che cos’è il Fondo Nazionale Ebraico
Il Fondo Nazionale Ebraico è stato istituito in base a una risoluzione del 5° Congresso Sionista (Basilea, 1901); è stato registrato in Gran Bretagna nel 1907 come società in base al diritto inglese con la denominazione di Fondo Nazionale Ebraico Ltd. (a responsabilità limitata senza capitale distribuito agli azionisti); e in Israele, in forza alla Legge sul Fondo Nazionale Ebraico del 1953.
Sebbene la Società inglese e quella israeliana sulla base del diritto siano, due persone giuridicamente diverse, esse sono state registrate con nomi pressoché identici. Mentre la società inglese è stata registrata come “Fondo Nazionale Ebraico Ltd”, quella israeliana è stata registrata come “Fondo Nazionale Ebraico”, con la scomparsa del “Ltd”.
Gli atti di costituzione della società israeliana sono stati approvati e firmati nel 1954 dall’allora Ministro della Giustizia, Pinhas Rosen. In altre parole, dal 1954 la JNF ha operato tramite due società con nomi pressoché identici, l’una registrata in Inghilterra e la seconda in Israele. Gli scopi principali della società che era stata registrata in Israele erano abbastanza simili a quelli della società registrata in Gran Bretagna. Si legge quanto segue:
- per acquistare, acquisire in locazione o in cambio,ecc…nella regione assegnata (espressione che in questo memorandum sta a significare lo stato di Israele in qualsiasi area al suo interno soggetta alla giurisdizione del governo di Israele) o in una qualsiasi parte di esso, al fine di insediare ebrei su tali territori e proprietà (Articolo 3 –a). (Fondo Nazionale Ebraico, Società a responsabilità limitata e senza capitare distribuito agli azionisti, Memorandum dell’Associazione, Gazzetta del Governo n.354 del 10.06.1954).
Prima della dichiarazione della fondazione dello stato di Israele, avvenuta nel 1948, il JNF ha funzionato come organizzazione sostanzialmente volontaria e nei primi 40 anni della sua attività in Palestina i risultati conseguiti in materia di acquisto di terreni sono stati modesti in termini di quantità: circa il 7% delle terre dell’intera Palestina Mandataria.
Non è così per quanto riguarda la qualità. La JNF ha operato come tramite, per conto dell’Organizzazione Sionista Mondiale, nel campo dell’acquisto dei terreni nella Palestina Mandataria ( e in altre parti dell’impero Ottomano). Gli acquisti della JNF erano strategici: la ripartizione delle frontiere per lo stato “ebraico”, lo stato “arabo” e la città di Gerusalemme come corpus separatum quali erano stati enunciati nella Risoluzione dell’Assemblea Generale n.181 delle Nazioni Unite (ii) nel novembre del 1947, la distribuzione geografica dell’insediamento sionista in Palestina fino al 1948 e la “ebraicizzazione” delle terre palestinesi, che erano cadute sotto la sovranità israeliana a seguito della guerra 1948 – 49 e la guerra del 1967 – dall’inizio della svolta del 20° secolo fino ad oggi, erano influenzate in larga misura dall’importanza della JNF e dalle sue politiche di acquisizioni fondiarie (per la coltivazione, lo sviluppo e l’insediamento dei soli ebrei).
Fino al 1967, l’attività principale del JNF si è incentrata nei soli territori all’interno dei confini dello stato di Israele. Dopo la guerra del 1967 e l’occupazione di tutto il territorio della Palestina mandataria ( e territori annessi) da parte di Israele, il JNF è intervenuto in modo molto energico in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e sulle Alture del Golan direttamente o tramite società controllate, in particolare con la Hemnutah, che è registrata sia in Israele (Gerusalemme) che nella West Bank (Ramallah). Considerando il fatto che la disponibilità di terre in Cisgiordania sotto il controllo israeliano di fatto è nota (circa il 70%), non è possibile ottenere informazioni su quale percentuale di quelle terre il JNF detiene una proprietà diretta e/o tramite la sua controllata Hemnutah.
La Legge del 1962 sullo status dell’Organizzazione Mondiale Sionista / Agenzia Ebraica, insieme alla Legge sul Fondo Nazionale Ebraico del 1953; la Legge Fondamentale del 1960 sulle Terre di Israele; la Convenzione del 1961 tra il Governo di Israele e il JNF; parallelamente alla mediazione dell’Amministrazione delle Terre di Israele (ILA) (controllata dal governo) e dell’Amministrazione sullo Sviluppo delle Terre (controllata da JNF); riconoscono all’Agenzia Ebraica e al JNF - organizzazioni che per mandato hanno lo scopo di operare a favore dei “soli ebrei” - la richiesta di concessione esclusiva per ciò che riguarda lo sviluppo di tutte le terre dello stato. Eppure, come ha sottolineato il defunto Zerah Wahrhafting, allora Ministro per gli Affari Religiosi e Presidente della Commissione della Knesset israeliana per la Costituzione, la Legge e la Giustizia, in occasione della presentazione davanti alla Knesset della Legge Fondamentale sulle Terre di Israele, per conto del governo:
- Vogliamo qualcosa che è difficile da definire. Vogliamo mettere in chiaro che la terra di Israele appartiene al popolo di Israele. Il “Popolo di Israele” è un concetto che è più ampio di quello del “popolo che risiede a Sion”, perché il popolo di Israele vive in tutto il mondo: D’altra parte, ogni legge che viene approvata è a favore di tutti coloro che dimorano nello stato e abitanti dello stato sono anche le persone che non appartengono al popolo di Israele, al popolo globale di Israele.
- C’è in essa un’innovazione giuridicamente molto significativa: si sta attribuendo una veste legale al Memorandum di Associazione e al JNF…..Per quanto riguarda il JNF, la novità giuridica è enorme, viene attribuita una veste legale a una questione che fino ad ora era inclusa solo nel Memorandum del JNF (Discussioni alla Knesset, Sessioni 138-39, Quarta Knesset, 19 luglio 1960, Vol.29, pp.19 16-20).
Quanto detto non è solo qualcosa difficile da definire, ma, a modesto parere di chi scrive, è qualcosa che risulta impossibile da definire, in quanto non è possibile attribuire una veste giuridica alla realtà della legislazione dell’apartheid senza contraddire il diritto internazionale e le rappresentanze internazionali cui lo stato di Israele fa parte.
Che cos’è l’Amministrazione delle Terre di Israele.
L’Amministrazione delle Terre di Israele (ILA) è stata istituita in forza della Legge sull’Amministrazione delle Terre di Israele del 1960, che, insieme alle Leggi sulle Terre di Israele del 1960 e alla Legge Fondamentale: Terre di Israele del 1960, costituiscono l’infrastruttura giuridica per la gestione delle terre dello stato (che includono le terre dell’Autorità per lo Sviluppo e quelle del Fondo Nazionale Ebraico).
Prima della istituzione dell’ILA, le terre che erano passate sotto la sovranità di Israele a seguito della guerra del 1948 erano state gestite da tre organizzazioni: il Fondo Nazionale Ebraico (JNF), che aveva amministrato le terre che aveva acquistato dopo l’inizio della colonizzazione sionista in Palestina (compresi oltre 2 milioni di dunam di proprietà urbane e rurali di profughi palestinesi, presumibilmente acquistati dallo stato sulla scia della guerra del 1948-49); l’Autorità per lo Sviluppo, che è stata istituita in forza della Legge del 1950 sull’Autorità per lo Sviluppo – che ha gestito le terre dei profughi palestinesi del 1948 ( gli “assenti” e i “presenti-assenti”) che erano state affidate al “Custode delle Proprietà degli Assenti”; e lo stato di Israele che rappresenta il successore del Mandato Britannico – che ha curato le terre dello stato, le terre che prima del 1948 erano state registrate a nome dell’Alto Commissario del Mandato Britannico.
Al momento, le terre dello stato (incluse le terre dell’Autorità per lo Sviluppo) costituiscono circa il 76% dell’intero territorio dello stato di Israele all’interno dei confini del 4 giugno 1967 (altrimenti noti come “Linae Verde”) e le terre del JNF rappresentano il 17% dello stesso. La Legge Fondamentale sulle Terre di Israele del 1960 stabilisce il principio secondo il quale le Terre di Israele (terre di proprietà dello stato, dell’Autorità di Sviluppo e del JNF) non devono essere vendute (ma date solo in affitto) e la proprietà delle stesse non deve essere trasferita. Inoltre, le Leggi sulle Terre di Israele del 1960 stabiliscono i casi in cui possono essere previste deroghe al principio che è stato fissato dalla Legge Fondamentale. Come già citato in precedenza, solo approssimativamente il 7% dell’intero territorio dello stato di Israele all’interno dei confini di cui sopra è proprietà privata di ebrei e/o arabi.
A sostegno di questa opera giuridica si devono aggiungere la Legge del 1952 sullo status dell’Organizzazione Mondiale Sionista / Agenzia Ebraica per la Terra di Israele, la Legge del 1953 sul Fondo Nazionale Ebraico e gli accordi tra il Governo di Israele e l’Esecutivo Sionista - noto anche come Esecutivo dell’Agenzia Ebraica per la Terra di Israele - e il Fondo Nazionale Ebraico, rispettivamente del 1954 e del 1961. Con la firma dell’accordo del 1961, l’Amministrazione delle Terre di Israele divenne l’ente di gestione di tutte le terre dello stato (comprese quelle dell’Autorità per lo Sviluppo), così come delle terre del JNF, vale a dire, della totalità delle “terre nazionali”, secondo la terminologia del sionismo politico.
A differenza delle terre del JNF, le terre dello stato, come suggerisce il termine stesso così come risulta dalla definizione, sono terre che dovrebbero essere destinate a bene pubblico, che riguarda allo stesso modo tutti i cittadini dello stato di Israele, siano essi “ebrei” che “non-ebrei”. Lo scopo delle leggi summenzionate è quello di violare questa norma e di impedire l’insediamento di “non-ebrei” – in primo luogo di cittadini arabo-palestinesi dello stato di Israele (per non parlare dei 1.948 profughi palestinesi) – non solo sulle terre registrate come proprietà del JNF e delle sue controllate, ma anche su tutte le terre dello stato, circa il 93 % dell’intero territorio dello stato di Israele all’interno dei confini del 4 giugno 1967. Il defunto Zerach Wahrhafting, ex Ministro per gli Affari Religiosi, ha espresso questa questione con grande chiarezza quando nel 1960, alla Knesset, a nome del governo ha fatto l’introduzione alla Legge Fondamentale: le Terre di Israele:
- Qual è il fine di ciò che noi vogliamo? Vogliamo qualcosa che è difficile da definire. Vogliamo che risulti chiaro che le terre di Israele appartengono al popolo di Israele. Il popolo di Israele è un termine che è più ampio di quello delle persone che sono insediate in Sion, perché il Popolo di Israele è presente in tutto il mondo. D’altra parte, ogni legge che viene approvata è a beneficio di tutti coloro che risiedono nello stato di Israele e tutti coloro che dimorano nello stato sono comprensivi di persone che non appartengono al popolo globale di Israele “E la terra di Israele non può essere venduta in modo permanente”. La terra di Israele, Terre di Israele, non devono essere vendute in modo permanente. Il membro della Knesset, Meridor, ha sbagliato quando ha sostenuto che questa non è un’innovazione giuridica. Questa è un’innovazione giuridica molto grande: stiamo dando una copertura legale al regolamento del Fondo Nazionale Ebraico.(Protocolli della Knesset, Sessione 138 -19 luglio 1960 – p.1920).
Un anno dopo la ratifica della citata Legge sulle Terre di Israele del 1960, è stato firmato l’Accordo tra il Governo di Israele e il JNF del 1961. In base a tale Accordo, avrebbero dovuto essere istituiti due Consigli Supremi per decidere sulla politica agraria in Israele: da un lato il Consiglio delle Terre di Israele sotto il controllo del governo e ad esso subordinato, oltre che al suo braccio esecutivo, l’Amministrazione delle Terre di Israele (ILA), e dall’altro il Consiglio per il Recupero e lo Sviluppo sotto il controllo del JNF (paragrafo 15 dell’Accordo) con un braccio separato di tipo esecutivo, l’Amministrazione per lo Sviluppo della Terra, ad esso subordinato. In pratica è stato istituito solo il Consiglio delle Terre di Israele. Il Consiglio per il Recupero e lo Sviluppo non ha avuto luogo. Presidente del Consiglio delle Terre di Israele, in qualità di primo ministro, attualmente è Ehud Olmert, mentre i suoi membri (9 + il presidente, 10 in tutto) vengono nominati dal governo. Il Consiglio ILA è direttamente subordinato al Ministro dell’industria, del commercio e dell’impiego (ICE). Come citato in precedenza, il Consiglio per il Recupero e lo Sviluppo non è stato istituito, mentre è stata creata l’Amministrazione per lo Sviluppo della Terra che, al momento, è diretta da Gershon Avni, il quale è direttamente subordinato al direttore generale del JNF, Yitzhak Elyashiv.
Fino al febbraio 1995, la nomina e la designazione dei membri del Consiglio per la Terra di Israele venivano fatte in forza di una direttiva del governo puramente amministrativa che non aveva alcuna base nel diritto. Alla luce della ratifica delle Leggi Fondamentali, in particolar modo della Legge Fondamentale: Dignità Umana e Libertà, del 1992, che secondo l’interpretazione di svariati giuristi, e quella più eminente del presidente della Corte Suprema di Giustizia, Aharon Barak, ha stabilito il principio di uguaglianza come principio costituzionale, il JNF e l’Agenzia Ebraica hanno temuto che il loro status e il loro ruolo all’interno dello stato di Israele sarebbero stati violati e/o che sarebbero stati limitati in quanto erano organizzazioni che operavano sulla base della discriminazione contro i cittadini “non-ebrei” dello stato di Israele. Di conseguenza, il JNF e l’Agenzia Ebraica hanno fatto pressione per la conservazione dello status quo per via legislativa. Così, la 4° sezione della Legge sulle Terre di Israele è stata emendata in modo tale da far sì che la metà dei membri del Consiglio delle Terre di Israele, meno uno, dovessero essere nominati e designati dal JNF.
Perciò, dato che all’apparenza non è scritto in modo evidente da alcuna parte nelle leggi dello stato di Israele, che a un “non-ebreo” è giuridicamente impedito il prendere in affitto della terra all’interno di quel 93% dato delle Terre di Israele, sulla base di un piano di parità con un “ebreo” (mentre vi è scritto in modo palese a proposito del JNF che è unito tramite l’Accordo del 1961 al governo di Israele), per i rappresentanti del governo all’estero e per le agenzie governative in Israele è stato possibile proiettare la falsa rappresentazione dello stato di Israele come “la sola democrazia nel Medio Oriente”.
L’Amministrazione delle Terre di Israele e il Fondo Nazionale Ebraico
Malgrado la formulazione dettagliata della normativa di cui sopra, lo stato giuridico dei territori gestiti dall’Amministrazione delle Terre di Israele (ILA) e registrati in nome dello stato in quanto la proprietà terriera dello stato, non è giuridicamente identico allo status giuridico dei territori gestiti dall’Amministrazione delle Terre di Israele (ILA), ma registrati a nome del JNF o di una delle sue società affiliate.
Per legge, fatte salve le risoluzioni del governo, l’Amministrazione delle Terre di Israele è autorizzata ad assegnare le terre a tutti i cittadini dello stato di Israele, ebrei e non-ebrei, in particolare arabi. D’altra parte, al JNF è vietato farlo per suo mandato specifico. Questo è il motivo principale per lo stato di continua distinzione giuridica per ciò che riguarda l’esistenza del JNF nello stato di Israele e l’insistenza con la quale il JNF vuole mantenere separato il registro delle sue proprietà.
Il Fondo Nazionale Ebraico ha una coscienza storica di lungo termine. Il JNF è consapevole della realtà storica degli stati che sale e che scende ed è conscio della possibilità che il regime di proprietà fondiaria dello stato potrebbe mutare da un regime politico sionista (apartheid) ad un regime democratico. Le terre del JNF sono destinate ai “soli ebrei”. Vennero acquistate al fine di costituire per conto del “popolo ebraico” una dotazione nazionale perpetua. Fino alla creazione dello stato di Israele e fintantoché il JNF ha operato come organizzazione di volontariato, l’entità del danno prodotto a carico del popolo palestinese, come risultato delle sue operazioni sul campo, è stato relativamente limitato. Tuttavia, in seguito alla creazione dello stato di Israele, al momento della costituzione del JNF soggetto alla legislazione israeliana come strumento di primaria importanza nel recupero e nello sviluppo di ciò che riguarda tutte le “terre di Israele”, tra le terre dello stato – secondo i termini dell’Accordo tra il governo di Israele e l’JNF e della conseguente risoluzione che riconosce l’Organizzazione Mondiale Sionista, l’Agenzia Ebraica e il JNF come agenzie autorizzate dallo stato per la bonifica, lo sviluppo e l’insediamento delle terre – circa il 93 %del territorio dello stato di Israele nei suoi confini precedenti il 1967 è stato effettivamente riservato, a livello giuridico e nella pratica, per l’insediamento e lo sviluppo a favore dei “soli ebrei”, negando l’accesso, a parità di condizioni, ai cittadini non-ebrei dello stato, in particolar modo ai suoi cittadini arabo-palestinesi , per non parlare dei suoi 1.948 profughi palestinesi.
Circa il 93% del territorio dello stato di Israele all’interno delle linee armistiziali del 1949 (altrimenti note come “Linea Verde) è classificato giuridicamente e in forza dell’Accordo tra il governo di Israele e il JNF per essere destinato all’insediamento e allo sviluppo “per soli ebrei”. Solo circa il 7% di tutte le terre all’interno dell’ Israele precedente al 1967 sono iscritte nel registro fondiario (Tabu) come terreni privati che sono esentati dalle limitazioni dell’apartheid che designano la terra per “soli ebrei”. Queste terre private in parte sono di proprietà “ebraica” (la maggior parte è stata acquistata legalmente probabilmente prima del 1948) , mentre alcune sono di proprietà “araba” ( il poco che è rimasto di proprietà dei cittadini arabo - palestinesi dello stato di Israele dopo la Naqba e le ondate di confische territoriali di massa nel corso dei primi tre decenni di esistenza dello stato di Israele).
Come detto sopra, dal 1948 (o, più correttamente, fino dalla ratifica della Legge (sullo status) dell’Organizzazione Sionista Mondiale/Agenzia Ebraica, della Legge del Fondo Nazionale Ebraico, la Legge Fondamentale: Terre di Israele – insieme alla Legge sulle Terre di Israele e la Legge sull’Amministrazione delle Terre di Israele – e la firma degli Accordi rispettivamente tra il governo di Israele e l’Organizzazione Sionista Mondiale, l’Agenzia Ebraica e il Fondo Nazionale Ebraico) la citata Agenzia Ebraica e il Fondo Nazionale Ebraico (per non parlare dell’Organizzazione Sionista Mondiale) hanno cessato di essere organismi di volontariato. In forza del loro status sancito dalla legislazione dello stato di Israele, costituiscono i due strumenti più importanti tramite i quali il governo attua la sua politica di segregazione razzista di insediamento per “soli ebrei”.
Come detto in precedenza, questi apparati sono supportati dall’intenzione del governo di riconoscere l’Organizzazione Sionista Mondiale, l’Agenzia Ebraica e il JNF – organizzazioni che in base ai loro mandati e al loro statuto hanno il compito di fornire i propri servizi ai “soli ebrei” – in quanto agenzie dello stato qualificate nel recuperare, sviluppare e colonizzare terre. Pertanto, ai cittadini “non-ebrei” dello stato di Israele, e soprattutto ai cittadini arabo-palestinesi, per non parlare dei profughi palestinesi del 1948, viene negato l’acquisto e/o l’affitto di abitazioni su un piano di parità come stabilito per le terre assegnate dallo stato, allo stesso modo di come l’Amministrazione delle Terre di Israele le ha concesse all’Agenzia Ebraica, nella sua qualità di imprenditore fondiario ed abitativo (movimento dei coloni).
In linea di principio, per una questione di diritto, anche se raramente messo in pratica, queste restrizioni non dovrebbero essere applicate nei confronti di imprenditori commerciali (imprese di costruzione) o di altri (associazioni, sindacati, corporazioni) che non effettuano discriminazioni. Questi ultimi, per una questione di principio, dovrebbero avere l’autorizzazione di assegnare le terre dell’Amministrazione delle Terre di Israele facenti parte della scorta delle Terre dello stato che sono date in gestione all’ILA, tanto da permettere a qualsiasi cittadino di Israele, che sia in grado di farlo, di effettuare un acquisto o di ottenere un contratto di locazione abitativa tramite loro in condizioni di parità. In altre parole, insediamenti che sono stati istituiti su terreni dell’ILA , riguardo ai quali l’imprenditore coinvolto nell’impresa relativa non è il JNF o l’Agenzia Ebraica, di norma non sono interdetti per legge ai cittadini non-ebrei dello stato di Israele. Tuttavia, da un punto di vista pratico una condizione di tal genere non si è ancora realizzata.
Al contrario, e non stupisce, dati i valori di espansionismo coloniale del sionismo politico - l’ideologia principale che permea Israele di apartheid - che le principali risorse finanziarie siano state finalizzate alla costituzione di colonie, che , per legge, sono interdette ai cittadini non-ebrei dello stato di Israele: si contano circa 264 colonie rurali dal 1947, più 466 dal 1966 - per un totale di circa 710 colonie all’interno della “Linea Verde” ( e, dal momento della stesura di questo scritto, ben oltre 1.000 all’interno della “Linea Verde” e ne territori occupati dopo il 1967). La struttura giuridica della maggior parte delle colonie rurali e suburbane (kibbutz, moshav e insediamenti comunitari) è ancorata ad un accordo a tre tra il movimento coloniale (in particolar modo, l’Agenzia Ebraica), lo stato (l’Amministrazione delle terre di Israele) e una terza parte ( il nucleo dei coloni). Di solito la terza parte è data da un’associazione non a scopo di lucro o da un’associazione cooperativistica (la terza parte può essere costituita anche da una singola persona). La maggior parte degli insediamenti comunitari sono stati fondati in base all’Ordinanza del 1938 sulle Associazioni Cooperative, ma in linea di principio non è che ogni insediamento comunitario debba costituire un’associazione cooperativistica, mentre è possibile fondare una città comunitaria, come unità municipale, al di fuori del quadro della Legge sulle Associazioni Cooperative.
Conclusioni.
Lo stato di Israele è uno stato che regolamenta il razzismo per mezzo di Atti del Parlamento – uno stato di apartheid. Chiunque denuncia il razzismo e l’apartheid nel nome dei diritti umani e dei principi universali (compreso il razzismo nei confronti degli ebrei che viene chiamato comunemente “anti-semitismo”) dovrebbe applicare correttamente questi principi a sé stesso come pure al suo proprio cortile
Chiunque sostenga il diritto dei cittadini iscritti come “ebrei” nel registro della popolazione di acquistare e/o prendere in affitto della terra, qualsiasi terra, l’intero territorio che è soggetto alla sovranità e al governo israeliano situato tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo, per prima cosa deve rendere accessibile il mercato per l’acquisto e/o l’affitto di terreni, di qualsiasi terreno, ai cittadini che sono registrati come “arabi” nell’intero territorio che è soggetto alla sovranità e al governo israeliano tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano (per non parlare del diritto al ritorno dei profughi arabo-palestinesi del 1948 e dei loro discendenti perché siano restituiti loro i diritti di possesso relativi alle loro proprietà all’interno dello stato di Israele, tra l’altro, in base alla clausola del loro diritto alla cittadinanza nello “stato ebraico” conformemente alla Risoluzione 181(ii) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e per la clausola del loro diritto al ritorno in conformità all’Articolo XIII della Dichiarazione Nazionale dei Diritti Umani e sulla base della Risoluzione 194(iii) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite).
Fintanto che le leggi di apartheid dello stato di Israele, come quelle precedentemente elencate (per non parlare delle disposizioni -di emergenza - sulla difesa del 1945) non vengono rimosse dal codice giuridico dello stato di Israele, ci si deve opporre con forza all’acquisto di terre “arabe” da parte di “ebrei” mentre deve essere incoraggiato e favorito l’acquisto e/o la stipula di contratti d’affitto di terre “ebree” da parte di “arabi”.
Contro il massiccio sistema di vendita di terre a favore dei “soli ebrei” che, troppo spesso, fin dall’inizio dell’insediamento sionista in Palestina si è verificato grazie anche all’intermediazione di arabi, le persone e le organizzazioni che sono impegnate nel campo dei valori democratici nello stato di Israele, devono istituire un contro-sistema che comprenda una rete di intermediari e intermediarie con il compito di assistere gli arabi, ovunque nello stato di Israele, nell’acquisto e nella stipula di contratti d’affitto di terre e di proprietà, comprese quelle presenti in insediamenti coloniali designati per “soli ebrei”.
E contro una colonizzazione sionista da apartheid, andrebbe costituito un sistema di insediamento abitativo che operi su basi non discriminatorie.L’ AL-BEIT: Associazione per la Difesa dei Diritti Umani in Israele, è stata istituita al fine di fornire un aiuto per impostare un sistema di questo genere.
Tuttavia, senza il sostegno della solidarietà internazionale contro l’apartheid, un boicottaggio di questo tipo dei prodotti agricoli e industriali, un boicottaggio delle istituzioni educative, culturali e sportive nello stato di Israele, e sanzioni economiche internazionali contro Israele dello stesso tipo di quelle che vennero applicate nei confronti della Repubblica di Apartheid del Sud Africa (fino al 1990), potrebbe sembrare che solo queste iniziative sono state in grado di esercitare una pressione talmente forte da diventare la causa scatenante della revoca dal sistema legislativo dello stato di Israele della base giuridica di una situazione reale da apartheid nel paese della Palestina e della rimozione del sistema legislativo da apartheid, che è stato sommariamente descritto in precedenza, dal codice giuridico dello stato di Israele.
Il sionismo politico è una delle forme di apartheid e dovrebbero essere applicate le pene adeguate prescritte dalla Convenzione Internazionale sulla Repressione e la Punizione del Crimine di Apartheid del 1973 alle sue istituzioni e allo stato di Israele, che ha concesso a quegli enti uno status legale in forza di leggi emanate dal parlamento.
E’ dovere di una società civile che è formata da associazioni professionali, sindacati ed organizzazioni religiose, come pure è responsabilità di ogni singola persona quella di fare dello stato di Israele oggetto della stessa attenzione che è stata rivolta al regime di apartheid della Repubblica del Sud Africa, tra le altre cose alla luce della Convenzione Internazionale per la Repressione e la Punizione del Crimine di Apartheid del 1973, non perché il razzismo in Israele, come definito dal diritto internazionale, sia diverso dal razzismo nel Regno Unito o nel Nord America, ma perché l’apartheid in Israele (la messa a norma del razzismo tramite Atti del Parlamento) è simile all’apartheid dell’ex-Sud Africa (precedente il 1994).
E’ dovere di una società civile, che è costituita da associazioni professionali, sindacati ed organizzazioni religiose, come pure è responsabilità di ogni singola persona quella di impegnarsi per il disinvestimento e il boicottaggio dei prodotti industriali israeliani e di altro tipo; delle istituzioni accademiche, culturali e sportive (incluse le borse di ricerca e le conferenze internazionali); e per l’applicazione di sanzioni internazionali da parte delle Nazioni Unite nei confronti del governo dello stato di Israele, in modo da essere d’aiuto allo stato di apartheid di Israele allo stesso modo in cui la Repubblica di Apartheid del Sud Africa venne sostenuta nella sua sostituzione del regime di apartheid con una costituzione democratica.
ANNULLARE LA LEGGE ISRAELIANA PER IL JNF!
REVOCARE, NEL REGNO UNITO, LA REGISTRAZIONE DEL JNF COME ENTE FILANTROPICO E CANCELLARE L’ESENZIONE FISCALE PER LO STESSO!
ANNULLARE, ALLE NAZIONI UNITE, LA CONDIZIONE DEL JNF DI OSSERVATORE PER LE ONG!
Dr. Uri Davis, antropologo, nato a Gerusalemme nel 1943, dal 1975 ha dedicato la sua attività accademica all’osservazione critica della filosofia e della pratica del sionismo politico. Ha pubblicato molti libri e articoli su questo argomento e viene considerato uno dei principali ricercatori nel suo campo. I suoi libri più noti sono:
Documents from Israel 1967-1973: readings for a Critique of Zionism, Ithaca Press, London, 1975;
Israel: An Apartheid State, Zed Books, London, 1987 & 1990;
The Jewish National Fund, Kegan Paul International, London, 1988 (in association with Walter Lehn);
Crossing the Border (A Political Autobiography), Breirot, Tel-Aviv, 1994;
Citizenship and the State: A Comparative Study of Citizenship Legislation in Israel, ordan, Palestine, Syria and Lebanon, Ithaca Press, London, 1997;
Citizenship and the State in the Middle East: Approaches and Applications (co-editor with Nils Butenschon and Manuel Hassassian), Syracuse University Press, Syracuse, 2000;
Apartheid Israel: Possibilities for the Struggle Within, Zed Books, London, 2003
Uri Davis , fino dal 1965, è stato attivo nel campo della difesa dei diritti umani in generale e dei diritti del popolo palestinese in particolare. E’ presidente del AL-BEIT : Associazione per la Difesa dei Diritti Umani in Israele; direttore ad alto livello per gli affari legali e politici delle Comunità Mosaico: Associazione per Alloggi Multinazionali in Israele; nel Regno Unito, ricercatore accademico onorario presso la Universities of Exeter and Durham; e Membro-Osservatore al Consiglio Nazionale Palestinese (PNC).
(tradotto da mariano mingarelli)