02.02.2011
Una svolta epocale: un po' di storia dimenticata sull'Egitto di ieri.
di Rabii El Gamrani
In questi giorni mi sono trovato spesso e volentieri a commentare la situazione in Egitto con degli amici italiani; con un po' di rammarico ho preso atto del fatto che pochi, pochissimi sapevano qualcosa dell'Egitto oltre a qualche nozione di base che di solito abbiamo su di un determinato paese. Per alcuni l'Egitto si riassumeva in Charm El cheikh , per altri alle piramidi... perciò mi permetto di dare qualche ragguaglio sull'Egitto.

Innanzitutto quando dico che ciò che sta succedendo in Egitto è una svolta epocale, paragonabile soltanto con la rivoluzione francese, lo dico non soltanto prendendo atto delle manifestazioni con cui il popolo egiziano ha rotto il muro della paura e dell'omertà di fronte ad un regime fra i più longevi e dittatoriali della zona se non del mondo, ma lo dico soprattutto in considerazione della centralità dell'Egitto nel tessuto del mondo arabo. Per capire questa centralità passerò in rassegna alcuni degli eventi più clamorosi della storia recente dell'Egitto che a mio parere sono un esempio lampante di ciò che l'Egitto è per il mondo arabo, ovverosia il cuore.
Agli egiziani piace moltissimo ricordare e vantarsi del fatto che "Masr oum el donya", l'Egitto, è la madre di tutte le civiltà (da notare che Egitto è declinato al femminile in arabo), ma aldilà dello sciovinismo che può intravedersi dietro quest'affermazione, gli egiziani non hanno tanto torto. Sicuramente sono cosciente del fatto che L'Egitto è sempre stato il trascinatore, il trainante del mondo arabo.
In questa mia velleità di ragguagliare sull'Egitto mi soffermerò soprattutto, come ho premesso, sulla storia recente del paese, però qualche escursione nella storia più remota è d'obbligo.
A questo punto vorrei ricordare che quello che viene chiamata comunemente (soprattutto dagli addetti ai lavori, visto che la maggioranza degli occidentali ignorano completamente questa pagina della storia del mondo arabo) "la Rinascita Araba" ( Asr Al nahda) aveva trovato il suo fulcro proprio in Egitto.
La rinascita Araba fu un grande movimento riformista che pose fine al periodo di decadenza (Inhitat) che aveva condannato il mondo arabo ad una stasi e un ritardo in campo culturale e civile rispetto al mondo occidentale. Con la Nahda finisce infatti l'epoca denominata dell'ignoranza e dell'oscurantismo, caratterizzata da un forte impoverimento culturale, politico e sociale.
La rinascita araba viene fatta generalmente risalire alla seconda metà del XIX secolo come conseguenza della penetrazione europea soprattutto con la spedizione napoleonica in Egitto (1798-1801), tuttavia tanti studiosi considerano la campagna napoleonica soltanto una specie di "goutte d'eau sur le dos d'un canard" in quanto il preludio di questa rinascita si era già manifestato in Egitto prima ancora dell'arrivo dei francesi, soprattutto con le riforme introdotte da Mohammad Ali Basha (1769-1849) che segnarono una ripresa in campo economico, sociale e militare. Anche in Libano questo preludio si era già manifestato nel rinnovamento culturale, letterario e linguistico che la zona sirio-libanese cominciava a registrare soprattutto per mano delle comunità cristiano arabe dei due paesi, tante università e scuole videro la luce.
In complesso la rinascita araba è caratterizzata da un grande fermento culturale che ha toccato tutti gli ambiti, dalla letteratura alla politica, dalla religione alla scienza.
In ambito letterario la rinascita araba portò ad un rinnovamento linguistico, stilistico, cognitivo, tematico che non risparmiò nessuna disciplina, dalla poesia al teatro, alla saggistica, alla narrativa, al cinema, alla sociologia, alla storia... Gli arabi che avevano depositato tutto il loro genio nella poesia, finalmente scrissero il loro primo romanzo (Mohammed Hassanine Haykal scrisse il primo romanzo in lingua araba nel 1914, "Zainab"); tanti teatri aprirono le porte ad un popolo avido di conoscenza, tanti scrittori eccelsero nella scrittura teatrale (Tawfiq al Hakim 1898-1987, Yaqub Sanu 1839-1912, George Abyad 1880-1959).
Autori, con un progetto progressista di rinnovamento culturale e linguistico, da tutto il mondo arabo si trasferirono in Egitto e si organizzarono in associazioni e organizzazioni che ebbero un'eco fino in Europa e nelle Americhe (Da ricordare l'associazione delle Penne e il suo fondatore Jibran Khalil Jibran, autore de "Il Profeta"), menzioniamo qualche nome: Jorjy Zaidane, Abu Shadi, Īlīyā Abū Māḍī, Ameen Rihani, Al Faytouri, e il grande poeta iracheno Badr chakir al sayyab...
In ambito religioso è di quell'epoca il grande rinnovamento grazie a cui, per la prima volta nella storia del mondo islamico, si accettava di parlare di laicità, di confini fra religione e vita pubblica. Di detta riforma religiosa, ricordiamo due nomi Jamal Al Dine Al Afghani e Mohammed Abdu, due dotti che girarono a lungo in Europa prendendo spunti per una riflessione sulla riforma religiosa nel mondo islamico.
Nel campo politico, gli arabi cominciarono a riscoprire la loro storia ma non in un'ottica nostalgica bensì per trovare gli stimoli per rifondare il presente e il futuro. Il panarabismo era una risposta al dominio ottomano, un invito all'unità fra arabi in base alla storia e alla lingua comune, non all'unità dei musulmani ma, sottolineiamo, degli arabi includendo quindi, anche le comunità cristiane (anzi molti richiami al panarabismo giunsero da cristiani che militavano fianco a fianco con i musulmani per la libertà partecipando attivamente in questo processo rivoluzionario), le prime associazioni e partiti politici sono di quell'epoca, le prime richieste d'indipendenza e di autodeterminazione sono di quell'epoca, i primi scioperi anche.
Nel campo sociale e pubblico, venne alla ribalta in primo luogo il mondo femminile e il ruolo della donna. Vennero fondati i primi Movimenti femministi egiziani e pubblicate alcune riviste con lo scopo di dare maggior attenzione, sul piano sociale, alle donne; donne di lettere diedero alla stampa i loro romanzi e le loro poesie (May Ziade 1886-1941, poliglotta, poetessa, traduttrice, autrice, pittrice; Aisha Abd al-Rahman, Malak Hifnī Nāsif...), salotti letterari erano tenuti da donne.
È di quell'epoca anche lo sviluppo del giornalismo e l'uscita di tante testate, riviste e quotidiani.
Nell'ambito dell'istruzione, tanti studenti presero il volo verso la Francia e l'Inghilterra grazie a delle borse di studio messe a disposizione dai governi per approfondire gli studi (ricordiamo il famosissimo scrittore e filosofo non vedente Taha Hussein, il linguista Rifaa Al Tahtawi...).
Non mi voglio dilungare più di così anche se ci sarebbe da dire ancora moltissimo. Ribadisco: tutto questo movimento nasce e si sviluppa in Egitto e il suo eco si sente in tutto il mondo arabo, tutto il mondo arabo calca le orme dell'Egitto e si lancia in un movimento riformista e progressista senza precedenti nel mondo arabo e islamico.
Arrivando alla storia più recente - saltando molti passaggi, che spero di poter sviluppare in un altra occasione - una data memorabile per l'Egitto, e per il mondo è il 13 Luglio 1952, data che segna uno spartiacque nel mondo arabo.
Il colonello Gamal Abdel Nasser, un ufficiale dell'esercito, figlio del popolo, insieme ad un piccolo gruppo di militari abbattè la monarchia e diede vita a quello che venne chiamato Tawrat al dobat al Ahrar, la "rivolta dei colonnelli liberi", il Re Faruq fu esiliato e nacque la Repubblica.
Questo movimento panarabico e socialista portò ad una rivoluzione politica, sociale ed economica in tutto il mondo arabo. l'Egitto nazionalizzò il canale di Suez (1956) e subì l'aggressione militare Franco-Israelo-Inglese uscendone più forte che mai; socialmente venne iniziato un grande movimento di ridistribuzione delle risorse, le terre furono confiscate ai grandi proprietari terrieri che tenevano i contadini sotto un regime simile alla mezzadria, e distribuite ai piccoli contadini. Lo stato recuperò la proprietà della grande industria, nazionalizzando fabbriche, banche e servizi, incoraggiò l'insegnamento aprendo scuole e università nelle zone più remote dell'Egitto.
In politica internazionale Gamal avviò un processo di unione fra altri paesi arabi (Iraq, Siria, Yemen), finanziò e armò i movimenti di lotta nazionale nel mondo e in tutti i paesi arabi che erano ancora sotto occupazione, (Algeria, Marocco, Tunisia, Libia, Cuba, Palestina...........), diede vita al movimento dei Paesi Non Allineati.
Dal punto di vista politico, gli arabi non sono mai sentiti forti, orgogliosi, e determinati nella costruzione della loro storia e del loro futuro, come si sentirono con Gamal Abdel Naser; i suoi discorsi infiammavano le piazze dal Marocco fino all'Iraq e anche oltre.
La seconda guerra arabo-israeliana del 1967 che si concluse con la sconfitta catastrofica degli eserciti arabi, la famosa NAKSSA, avvilì gli ideali arabi e portò alla perdita di tutta la Palestina, del Sinai, del Golan e di tante anime arabe che avevano creduto nel nasserismo, fu un colpo tremendo per l'Egitto e il mondo arabo, colpo che segnò e segna tutt'ora generazioni e generazioni: il senso d'impotenza, di frustrazione, di avvilimento morale e fisico, di codardia per il quale il cittadino arabo viene rappresentato nell'immaginario collettivo è figlio di quella sconfitta. (Per capire il mondo arabo bisogna capire cosa ha rappresentato quella sconfitta per gli arabi. E obbligatorio per qualsiasi tentativo di studio o analisi)
Dopo la morte di Nasser, venne Anouar El Sadat un presidente molto discusso e chiacchierato che in pochi anni liquidò gli ideali della rivoluzione a cui lui stesso aveva preso parte e consegnò il paese ad un liberalismo selvaggio a cui gli egiziani non erano preparati. In pochissimi anni il livello sociale della maggioranza degli egiziani ne risentì: povertà, disoccupazione, mancanza di servizi, immigrazione, violenza, analfabetismo, malnutrizione, ed un divario incolmabile fra i ricchi e i poveri, segnarono livelli mai visti prima di allora.
Sadat regalò al mondo arabo l'illusione di una vittoria nella terza guerra arabo-israeliana del 1973 che di fatto non fu né una vittoria né una sconfitta. lo status quo che si era stabilito dopo la guerra del 1967 rimase uguale, tutta la Palestina, il Golan e il Sinai rimasero ad Israele.
Dopo questa guerra inizia un altro processo di caduta libera nella politica interna ed estera egiziana. Al Sadat, sempre al potere, rinnegò completamente i principi della rivoluzione e firmò il primo trattato di pace con Israele (Camp David 1979: in virtù del quale l'Egitto recuperò solo una parte del Sinai e rinunciò ad un altra parte, ma soprattutto riconobbe il diritto di Israele di esistere sui territori che aveva occupato nel 1948, e rinunciò alle speranze di tanti palestinesi e arabi di vedere la Palestina libera).
Questo trattato suscitò ampie reazione contrarie in Egitto e nel mondo arabo e portò all'espulsione dell'Egitto dalla Lega araba e il trasferimento della sua sede a Tunisi. Al Sadat ormai detestato dal suo popolo e da tutti i popoli arabi stabilì una politica di repressione senza uguali, le prigioni erano stracolme di oppositori, di studenti, di artisti, di attivisti, le esecuzioni erano all'ordine del giorno, i giudici pronunciavano sentenze con la pena capitale con una facilità estrema; intanto il paese veniva consegnato nelle mani delle multinazionali, degli arrivisti, degli affaristi, dei furbetti mentre il popolo cresceva numericamente e decresceva economicamente: sono di quell'epoca le interminabili file davanti ai forni per un pezzo di pane, il pane nero che lo Stato sovvenzionava e che era l'unico pane che l'egiziano medio poteva permettersi di comprare (Il cinema egiziano di quel epoca era stato un testimone attento, raccontando le miserie sociali, culturali, intellettuali, politiche del popolo soprattutto nei film dei grandi registi Kamal Al Chaykh, Youssef Shahin, Atif Al Tayb, Daoud Abdel Sayed, ecc.), anche le canzoni del grande cantautore non vedente Imam Issa e del poeta Fouad Najm, sono un esempio raffinato della resistenza dell'arte davanti alla caduta della politica di quell'epoca.
La rabbia popolare cresceva a dismisura finché Khaled Al Islambolli, un ufficiale dell'esercito egiziano con simpatie islamiche, non freddò il presidente con tre colpi di Kalashnikov durante una parata militare.
Ciò che succedeva in Egitto aveva delle ripercussione dirette nel mondo arabo. Dopo il trattato di pace fra Egitto e Israele, nonostante l'apparente rifiuto ufficiale e la sincera ripugnanza popolare davanti a questo gesto, i paesi arabi cominciarono a prendere in considerazione la possibilità di una pace con Israele; colloqui segreti fra arabi e Israeliani cominciarono in quel periodo con la coordinazione attiva di Sadat, una simile politica di impoverimento sociale, e culturale, di repressione politica, di svendita delle risorse, di liberalizzazione selvaggia, si avviò quasi in tutti i paesi arabi calcando le orme dell'Egitto, Oum El donya.
La centralità dell'Egitto nel mondo arabo può essere compresa con un aneddoto comunissimo: quando due arabi di due paesi diversi si incontrano, non parlano fra loro nei rispettivi dialetti ma parlano in dialetto egiziano.
L'Egitto è la patria del cinema arabo, del teatro, della musica, dell'arte in generale.
Tutti gli arabi, indistintamente dall'età, dal ceto sociale, dall'appartenenza etnica, conoscono a memoria, film, attori, brani o intere canzoni egiziane e parlano perfettamente il dialetto egiziano.
Tutti i canali televisivi arabi trasmettono tutti i giorni film, soap, video clip, rappresentazioni teatrali egiziani.
Le canzoni di Oum Kaltoum, di Abdel Halim Hafez, di Mohammed Abdel Wahab erano cantate dal Marocco fino all'Iraq; tutti gli arabi sanno vita, morte e miracoli di attori e cantanti egiziani.
L'Egitto è l'unico paese arabo che può vantare tre premi Nobel , Najib Mahfouz per la letteratura, Ahmed Zaouil per la fisica e Mohammed El Baradei per la pace. Il politico egiziano Boutros Boutros Ghali fu segretario dell'ONU, l'oppositore attuale del regime di Moubarak, il premio Nobel El Baradei fu il presidente dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica.
L'Egitto è il paese del grande Nilo, il paese arabo più popolato, il paese della storia millenaria, dell'arte, della rivoluzione....
Per tutto questo, ciò che sta succedendo in questo momento rappresenta una svolta epocale.
Segue.