The Electronicintifada.net
12.09.2011
ttp://electronicintifada.net/content/un-funeral-two-state-solution/10370
Alle Nazioni Unite il funerale della soluzione dei due Stati
di Ilan Pappe
La Palestina seppellirà la soluzione dei due Stati una volta e per tutte?
Stiamo tutti per essere invitati al funerale della soluzione dei due Stati, se e quando l'Assemblea generale delle Nazioni Unite accetterà la Palestina come Stato membro.

Il sostegno della gran maggioranza dei membri dell'Onu completerebbe un ciclo che ha avuto inizio nel 1967 e che ha accordato alla infelice soluzione dei due Stati l'appoggio di ciascun attore più o meno potente sulla scena internazionale e regionale.
Anche all'interno di Israele, tale sostegno alla fine ha impantanato le politiche sioniste di destra, di sinistra e di centro. Eppure nonostante il sostegno passato e futuro, tutti dentro e fuori la Palestina sembrano riconoscere che l'occupazione continuerà e che anche nel migliore degli scenari possibili, ci sarà un Israele più grande e razzista affiancato ad un bantustan frammentato e inutile.
La sciarada si concluderà a settembre o ad ottobre - quando l'Autorità palestinese ha in programma di presentare la propria richiesta di piena adesione all'Onu - in due possibili modi.
Potrebbe essere in modo doloroso e violento, se Israele continuerà a godere dell'immunità internazionale e gli si consentirà di portare a compimento con pura forza bruta la propria idea della Palestina post-Oslo; oppure potrebbe concludersi in un modo rivoluzionario e molto più pacifico con la graduale sostituzione delle vecchie menzogne con nuove e solide verità sulla pace e la riconciliazione per la Palestina. O forse il primo scenario costituisce una spiacevole condizione preliminare alla realizzazione del secondo. Lo dirà solo il tempo.
Un dizionario alternativo del Sionismo
Nell'antichità i morti venivano sepolti insieme ai propri amati manufatti e con i propri effetti personali. Questo imminente funerale probabilmente seguirà un analogo rituale. L'oggetto più importante che finirà sotto terra è il dizionario delle illusioni e degli inganni ed alcune delle sue voci più note, come "processo di pace", "unica democrazia del Medio Oriente", "nazione che ama la pace", "parità e reciprocità", nonché "soluzione umana al problema dei profughi".
Il dizionario alternativo è da molti anni in fase di preparazione, da parte di chi descrive il sionismo come forma di colonialismo, Israele come uno Stato di apartheid e la nakba come pulizia etnica. Sarà molto più facile cominciare ad usarlo dopo settembre.
Anche le mappe della defunta soluzione giaceranno accanto alla salma. La cartografia che ha ridotto la Palestina ad un decimo del suo territorio storico, e che era stata presentata come una mappa per la pace, sparirà per sempre, si spera.
Non c'è bisogno di elaborare una mappa alternativa. A partire dal 1967 la geografia del conflitto non è mai stata modificata nella realtà, mentre ha ininterrottamente continuato a trasformarsi nel discorso di politici, giornalisti ed accademici sionisti liberal, che ancora oggi incontrano un diffuso appoggio internazionale.
La Palestina è sempre stata la terra compresa tra il fiume e il mare. E lo è ancora. Le sue alterne fortune non sono caratterizzate dalla geografia, ma dalla demografia. Il movimento dei coloni, che vi è giunto alla fine del XIX secolo, ora rappresenta la metà della popolazione e controlla l'altra metà attraverso una matrice fatta di ideologie razziste e politiche di apartheid.
La pace non è un cambiamento demografico, né una riscrittura delle mappe: è piuttosto l'eliminazione di tali ideologie e tali politiche. Chissà, forse oggi questo potrebbe essere più facile che mai.
Smascherare il movimento di protesta israeliano
Il funerale rivelerà la fallacia dell'attuale massiccio movimento di protesta israeliano, mettendone allo stesso tempo in luce il potenziale positivo. Per sette settimane ebrei israeliani provenienti prevalentemente dalla classe media hanno protestato in massa contro le politiche sociali ed economiche del proprio Governo.
Per mantenere il movimento di protesta più vasto possibile, i suoi leader e i suoi coordinatori non osano fare menzione dell'occupazione, della colonizzazione e dell'apartheid. Le origini del male di tutto, sostengono, sono le brutali politiche capitalistiche del Governo.
Fino a un certo punto hanno ragione. Queste politiche infatti hanno impedito alla razza padrona di Israele il godimento pieno ed equamente distribuito dei frutti della colonizzazione e della spossessamento della Palestina. Ma una più equa ripartizione del bottino non assicurerà una vita normale né agli Ebrei né ai Palestinesi; lo farà solo la fine della volontà di saccheggiare e depredare.
Nondimeno hanno anche mostrato scetticismo e diffidenza verso quello che i loro mass-media e i loro politici gli dicono sulla situazione socio-economica; e questo potrebbe aprire una strada per una migliore comprensione delle bugie con cui sono stati nutriti riguardo al "conflitto" e alla "sicurezza nazionale" per così tanti anni.
Il funerale dovrebbe stimolarci tutti a rispettare la stessa distribuzione del lavoro di prima. I Palestinesi hanno urgente bisogno di risolvere il problema della rappresentanza. Le forze ebraiche progressiste nel mondo devono essere maggiormente coinvolte nelle campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) e in altre campagne di solidarietà.
L'intifada ai Proms [i concerti estivi alla Royal Albert Hall di Londra n.d.t.]
La recente interruzione dell'esibizione della Israel Philarmonic Orchestra ai prestigiosi concerti "Proms" di Londra, hanno scioccato i buoni Israeliani più di qualunque altro genocidio nella loro storia.
Più di ogni altra cosa, tuttavia, come riportato da autorevoli giornalisti israeliani che si trovavano sul posto, ciò che più li ha sbalorditi è stata la presenza di tanti ebrei tra i contestatori. Quegli stessi giornalisti hanno continuamente dipinto nel passato gli attivisti della Palestine Solidarity Campaign e del movimento BDS come gruppi terroristici ed estremisti della peggior specie. Credevano ai loro stessi rapporti. A suo merito dunque la mini-intifada alla Royal Albert Hall li ha quantomeno messi in confusione.
Mettere in atto politicamente lo stato unitario
Nella stessa Palestina è giunto il momento di spostare il discorso sullo stato unitario sul piano dell'azione politica e magari adottare il nuovo dizionario. L’espropriazione è ovunque e quindi la riappropriazione e la riconciliazione devono avvenire ovunque.
Se le relazioni tra Ebrei e Palestinesi devono essere riformulati su basi giuste e democratiche, non si può accettare né la vecchia mappa sepolta né la sua logica spartitoria. Ciò significa anche che la distinzione sacra che è stata fatta tra insediamenti vicini ad Haifa e insediamenti vicini a Nablus dovrebbero essere anch'essi sepolti.
La distinzione dovrebbe essere fatta piuttosto tra quegli Ebrei che sono disposti a discutere la ridefinizione delle relazioni, il cambiamento di regime e lo status di uguaglianza e quelli che non lo sono, a prescindere da dove vivano ora. A questo riguardo avvengono fenomeni sorprendenti se si studia bene il tessuto umano e politico della Palestina storica nel 2011, governata com'è dal regime israeliano: la volontà di dialogo è talvolta più evidente al di là dei confini del 1967 che al loro interno.
Il dialogo dall'interno per un cambiamento di regime, la richiesta di rappresentanza e il movimento BDS, sono parti integranti del medesimo sforzo per portare giustizia e pace in Palestina. Ciò che seppelliremo a settembre, si spera, era uno dei maggiori ostacoli sulla strada della realizzazione di tale prospettiva.
Ilan Pappe, autore di numerose opere, è docente di storia e direttore del European Centre for Palestine Studies presso l'Università di Exeter
(Traduzione a cura di Renato Tretola)