Tariq Ramadan: Contro tutti i nemici della democrazia

Internazionale
26.11.2011
http://www.internazionale.it/news/tariq-ramadan/2011/11/26/contro-tutti-i-nemici-della-democrazia-2/

Contro tutti i nemici della democrazia
di Tariq Ramadan
 

I paesi arabi che escono dalle dittature possono reinventare il modello democratico occidentale. 
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Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un intenso dibattito teo­rico sulle virtù della democrazia. La democrazia, affermano molti, dovrebbe essere l’obiettivo a cui tendere: è il miglior sistema politico perché permette ai cittadini di far rispettare le loro scelte politiche, le loro libertà e i loro diritti. Questo risultato sarebbe una grande conquista anche per il Medio Oriente e il Nordafrica: con la democrazia anche gli arabi potrebbero sperimentare il pluralismo, l’apertura e, perché no, la modernità.

 

Allo stesso tempo le democrazie occidentali stanno attraversando una delle peggiori crisi della loro storia. I cittadini di molti paesi hanno sempre più l’impressione di essere trascurati e che le loro opinioni non abbiano valore. Mentre l’ex presidente tunisino Zine el Abidine Ben Ali, l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak e il dittatore libico Muammar Gheddafi sono caduti perché i loro popoli invocavano la libertà, otto leader europei (ma la lista non è definitiva) che avrebbero dovuto dimettersi per le loro responsabilità nella crisi economica, stanno imponendo le loro regole alla politica. Il sistema noto come democrazia ha dato prova di non essere libero né trasparente se lo stato e i cittadini sono molto indebitati. Chi prende le decisioni oggi? Chi ha il potere?

Quando il premier greco Giorgos Papandreou ha indetto un referendum, è stato criticato e costretto a lasciare l’incarico. Non è il momento di consultare il popolo, gli è stato detto, perché la sua libertà di decidere potrebbe portarci tutti al collasso. I poteri economici e le agenzie di rating hanno rafforzato la loro logica intrinseca: non è questo il momento di consultare il popolo. È come se in tempi di crisi le regole della democrazia dovessero essere sospese, con i cittadini che rimangono a guardare.

Nei regimi teocratici
A molti paesi musulmani viene chiesto di bilanciare il rapporto tra stato e autorità religiose. L’islam non dovrebbe imporre le sue verità e i suoi dogmi a uno stato democraticamente eletto. Quest’ultimo deve essere libero ed esprimere la volontà della maggioranza. I regimi teocratici sono pericolosi perché non proteggono l’uguaglianza tra i cittadini davanti alla legge né il loro diritto a decidere per il loro futuro.

I paesi musulmani dovrebbero sbarazzarsi delle dittature, laiche o religiose che siano. Invocare un processo di democratizzazione è legittimo, e sembra l’unico modo per andare avanti. Eppure dovremmo interrogarci sul modello democratico e sui suoi obiettivi. I paesi arabi dovrebbero seguire le orme dell’occidente? Vale la pena replicare il modello occidentale? Dove sono finite la libertà e la trasparenza di cui parlano i democratici? In molti paesi le persone temono di perdere i loro diritti, di godere di minori libertà, di essere progressivamente emarginate. Negli Stati Uniti la crisi economica ha messo in luce l’impotenza dei cittadini. Milioni di statunitensi sono disoccupati e profondamente indebitati, non hanno un’assicurazione medica né servizi sociali che proteggano le loro famiglie. Alcuni hanno cercato di far sentire le loro voci a Wall street: il potere, quello vero, non risiede alla Casa Bianca, ma nella strada delle istituzioni economiche dominanti, a cui non viene chiesto di rispettare le regole democratiche.

Queste istituzioni hanno il controllo dell’economia e dell’alta finanza, dei soldi e dei mezzi d’informazione, e non resta spazio per la democrazia. I manifestanti, qualche migliaio di indignati, esprimono una domanda diffusa: dove stanno andando le democrazie occidentali? In Europa la sensazione è la stessa. È vero, la religione qui non esercita il suo controllo sullo stato, ma le corporation, le istituzioni economiche, le banche, i mezzi d’informazione e le lobby stanno minando le basi del sistema democratico (che dovrebbe basarsi sulla trasparenza e sul governo della maggioranza). Si parla di separare l’autorità religiosa da quella dello stato, ma chi proteggerà lo stato dai poteri economici, finanziari e mediatici che stanno imponendo le loro decisioni e le loro politiche antidemocratiche? Va bene celebrare un modello democratico idea­lizzato, ma la verità è che le democrazie occidentali stanno attraversando un processo di erosione. È ora che i cittadini si sveglino e pretendano trasparenza, rispetto e coerenza.

Il paradosso della libertà
Il mondo arabo ha bisogno di creatività politica. E l’occidente in questo periodo non è un buon modello. È venuto il momento di cercare altre strade, nuovi orizzonti. Il mondo globalizzato mette a repentaglio le democrazie nazionali. Tunisia, Egitto, Libia, e perfino Stati Uniti, Grecia, Italia, Francia o Germania non riu­sciranno a riconquistare da soli la “democrazia”.

E il nazionalismo è solo una trappola, mentre sono all’opera forze eversive che si muovono all’ombra delle nazioni esistenti. I cittadini democratici e liberi devono imparare a guardare oltre i loro confini: un compito arduo e impegnativo, che avrà bisogno di movimenti civili internazionali. Non c’è altra scelta. La libertà impone dei limiti: un paradosso apparente, e tuttavia una verità storica.

(Traduzione di Giusi Muzzopappa)

Internazionale, numero 925, 25 novembre 2011

Tariq Ramadan è professore di studi islamici all’università di Oxford. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è La riforma radicale.

di Tariq Ramadan, Gulf News, Emirati Arabi Uniti