I guerrafondai alzano la voce.

Internazionale – Opinioni
n. 963 24/30 agosto 2012

 

I guerrafondai alzano la voce.

di Gideon Levy 

Ogni guerra – ed è un’altra guerra quella verso cui Israele si sta facendo trascinare a una velocità preoccupante – comincia dai guerrafondai. Le loro motivazioni e i loro ruoli non sono sempre gli stessi, ma il loro modo di agire è immutabile e prevedibile: sono favorevoli alla guerra (o a qualsiasi altra azione violenta), in ogni occasione. 
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Prima di tutto demonizzano e seminano paura e paranoia: sullo sfondo ci sono sempre l’Olocausto e un secondo Olocausto. Poi lanciano una campagna per convincere la gente che non c’è scelta, che bisogna fare qualcosa. Suonano i tamburi di guerra e ne invocano l’inizio. 

 

Quando alla fine la guerra scoppia, inizia la fase del tifo e dell’incoraggiamento: serrate le fila, colpite, allargate il raggio di azione, più a fondo, bombardate, più forte, più forte. Quando si comincia a intravedere la portata dell’ennesimo fallimento, improvvisamente diventano i primi a esigere inchieste, licenziamenti, espulsioni e rendiconti. I guerrafondai non si assumono mai responsabilità, non si dimettono mai, non hanno mai rimorsi, non si pentono mai. Fino alla prossima guerra. E’ successo alla vigilia delle due guerre in Libano. E’ successo prima dell’Operazione Piombo Fuso, e sta succedendo oggi. 

E’ vero, stavolta il loro numero è inferiore rispetto al passato e il partito di chi si oppone all’attacco contro l’Iran è ancora consistente. Ma negli ultimi giorni la voce dei guerrafondai si è fatta più forte e questo potrebbe indicare che la guerra è imminente. Il telegiornale del secondo canale del venerdì, tradizionale focolare tribale e unico notiziario in onda la vigilia dello shabat in Israele, si è unito al coro. La sua mobilitazione a favore dell’attacco contro l’Iran potrebbe rivelarsi decisiva. Come al solito, il menù prevedeva una pericolosa combinazione di paranoia, belligeranza e megalomania, che stavolta ha raggiunto proporzioni mai viste prima. Secondo il lavaggio del cervello impartito ai telespettatori, un Iran in possesso di armi atomiche è sinonimo di Olocausto. 

Anche se mille esperti sono d’accordo sul fatto che bombardare l’Iran potrà solo ritardare di poco il suo programma nucleare, niente fermerà i guerrafondai. Ritardare di poco? L’importante è attaccare. Israele è una potenza, dicono, e può e deve proteggersi da solo. Un attimo prima Israele è uno stato sull’orlo della distruzione,un attimo dopo è una potenza. Non importa. Non provano nemmeno a spiegare questa contraddizione. 

Un Iran nucleare, aggiungono, spingerà altri stati vicini a dotarsi di armi atomiche. Come se non fosse stato un altro – non certo l’Iran – il primo paese ad iniziare la corsa agli armamenti nucleari nella regione. La bomba iraniana, contrariamente a qualsiasi altra bomba nucleare al mondo, è destinata ad essere usata e non alla deterrenza, perché gli iraniani, come sapete, sono attentatori suicidi sciti. 

Come se non bastassero tutti questi presupposti sbagliati, i guerrafondai calano il loro asso nella manica: il regime iraniano deve essere rimpiazzato e bombardare i siti nucleari del paese renderà le cose più facili. Il vero problema d’Israele è in effetti il regime iraniano, non la bomba atomica. Ma ammettiamolo, questa è una cosa che Israele non sarà mai in grado di cambiare. 

E’ la solita megalomania israeliana. Dopo aver cercato di cambiare i regimi di mezzo mondo arabo, ora vogliamo farlo con l’Iran. Un tempo volevamo stabilire uno stato druso in Libano, poi con una guerra volevamo dare il potere ai cristiani e con un’altra avremmo dovuto spazzar via gli Hezbollah. A Gaza abbiamo cercato di allontanare Hamas dal potere, naturalmente con la forza. Solo che non ha funzionato troppo bene. L’Operazione Piombo Fuso, che avrebbe dovuto rovesciare il governo di Hamas nella Striscia di Gaza, ha dato all’organizzazione una spinta sostanziale. Allo stesso modo, il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, è in debito con Israele per la seconda guerra in Libano, il cui unico risultato è stato di portarlo al potere. 

Ora, promettono i guerrafondai, “rovesceremo” gli ayatollah. Dovrete ammettere che c’è parecchia paranoia patologica in tutto questo. Il bullo del quartiere, quello che pensa di risolvere qualsiasi problema con la forza e solo con la forza, crede di avere il diritto e la capacità di cambiare i regimi come fossero calzini. Due giorni fa in Libano, ieri a Gaza, domani in Iran. Peccato che secondo molti esperti un bombardamento israeliano schiaccerebbe l’opposizione iraniana, unirebbe il popolo nel sostegno al regime e rafforzerebbe la sua determinazione a ottenere l’arma atomica. E stavolta, dopo un attacco israeliano, con maggiore legittimità. 

I guerrafondai lo sanno. Alcuni di loro sono cinici, altri messianici, alcuni parlano con la voce dei loro padroni, altri sono sinceri nelle loro convinzioni. Vogliono solo la guerra, un’altra guerra. 

gim