Haaretz.com
16.08.2012
http://www.haaretz.com/opinion/learning-from-the-mafia.premium-1.458532
Imparare dalla mafia
Israele non è la mafia; è legittimato e la mafia non lo è. Comunque vale la pena dare una rapida occhiata alla storia delle famiglie criminali americane, ai film sulla mafia e al classico comportamento mafioso anche solo come esercizio intellettuale
di Gideon Levy
Israele non è la mafia; è legittimato e la mafia non lo è. Comunque vale la pena dare una rapida occhiata alla storia delle famiglie criminali americane, ai film sulla mafia e al classico comportamento mafioso anche solo come esercizio intellettuale. Come molte giovani nazioni, inclusa Israele, la mafia è nata da una forte esplosione, da un colpo di mano e da una battaglia senza esclusione di colpi fra le famiglie di immigrati che sono diventate poi famiglie criminali. La mafia ha cercato di seminare ingiustizia; lo stato nascente ha cercato di ottenere giustizia – giustizia, ad ogni costo.

Il entrambi i casi la prima generazione era generalmente violenta, armata di pistole, linguaggio mortale e lingua tagliente. Per conquistare territorio, per subentrare a qualcuno o abbattere un regime straniero e stabilire un stato – scopi diversi, i metodi usati erano simili. Questo è come Ehud Barak, per esempio, crebbe di grado, con il manganello in mano. Un combattente decorato che aveva trascorso la maggior parte della sua vita in basi militari, l'uso della forza era il suo metodo di azione. Occasionalmente provò altri metodi di azione, ma fallì sempre miseramente- ora Barak pianifica il suo ritorno alle origini, alla fase del manganello.
Questo è precisamente dove lo stato e la mafia non condividono gli stessi metodi. La seconda e terza generazione della mafia crescono e cambiano, qualche volta diventando quasi irriconoscibili. Dopo aver preso il controllo delle basi del potere, il mafioso delle due generazioni successive trova altri mezzi su cui basare il proprio potere. Lui negozia con altre famiglie e organizzazioni e insieme a loro mette in chiaro le cose, riconosce i confini in un equilibrio di prevenzione che non richiede più la violenza.
Costruisce il suo potere su affari legittimi e prova gradualmente a diventare un accettabile e rispettabile uomo d'affari.
La nuova generazione non somiglia alla generazione dei suoi padri e nonni. Economicamente stabile e guastata dai comfort della vita, la generazione successiva non vuole più insanguinarsi le mani né una vita in continuo pericolo. Loro vogliono qualcosa di completamente diverso: legittimazione e rispettabilità, e queste diventano lo scopo principale. Queste generazioni vogliono accettazione sociale e riscattare l'immagine della sua famiglia. Loro donano a cause sociali e creano un impero economico che è una lontana eco dei vecchi giorni del contrabbando di liquori durante il proibizionismo, per esempio. È difficile vedere giovani discendenti di famiglie criminali italo-americane che hanno proseguito nella tradizione violenta e senza legge della generazione immigrata. La mafia progredisce, si adatta e cambia.
Questo non è accaduto allo stato di Israele. Non è una mafia, deve essere evidenziato, ma come abbiamo detto, c'è comunque qualcosa che può essere imparato dalla mafia. La generazione dei fondatori, i combattenti e i costruttori, crearono uno stato di cui essere orgogliosi, anche se lungo la strada commisero un'ingiustizia storica. Ma le generazioni che li hanno seguiti non hanno mai fatto un cambiamento: loro sono ancora lì, fermi in un passato violento, nella fase del manganello, in operazioni di rappresaglia, con il fucile come base per quasi tutto, fucile che, attraverso gli anni, è stato raggiunto da quasi ogni tipo di arma del pianeta. È dubbio che le prossime generazioni siano disposte a continuare nello stesso modo nonostante il lavaggio del cervello che li porta a pensare che non ci siano alternative – ma Israele non capisce niente neppure da questo.
Israele non ha mai fatto un tentativo genuino di essere accettato dai suoi vicini. Per molto tempo non ha cercato maggiore legittimazione internazionale. Proprio il contrario; per anni ha progressivamente perso la sua legittimità.
Ancora peggio, non sembra che gli importi. Non ha neppure riconosciuto confini e territorio. La verità è che Israele non ha mai provato seriamente a lasciare dietro di sé i vecchi metodi: vive ancora con la spada, sia quando è necessario che quando non lo è. Prova a risolvere quasi tutti i suoi problemi internazionali, dalla flotilla turca al programma nucleare iraniano, con la forza, come nei primi giorni; seguendo Ehud Barak, l'uomo con il piano, soppiantando i regimi e seminando terrore: questo è esattamente come parlano le persone nei giorni della mafia
(tradotto da Barbara Gagliardi)