Con Mo., a vedere se tutto (o almeno qualcosa) funziona con la Mobile Clinic. All'uscita di Betlemme, sulla carreggiata opposta alla nostra, un posto di blocco palestinese. 5 soldati, alcuni seduti in un gabbiotto; un vigile.
A lato dello stradone, su cui sfrecciano auto, palestinesi su asini.
Tre cartelli indicatori verdi, autostradali: uno ad indicare la direzione per Hebron, uno per Qiriyat Arba, la colonia, uno per Beer Sheba. Nessuna differenza, a guardare i cartelli, fra località palestinese, colonia, città israeliana. L'annessione - della terra, non degli abitanti - è già avvenuta.
Poco più in là, cartello per i turisti: indica la 'Via dei patriarchi' (testuale). Come se qualcuno avesse preso nota del sentiero seguito da Abramo.
A sinistra, colonie di nome diverso: Gush Etzion, Efrata.... In pratica, formano un continuum, sulla cima delle colline.
Ambulatorio di Almenya. E' stato ripulito, nella sala di ingresso un'infermiera registra, la medico visita in un'altra stanza.
Sulla Mobile Clinic c'è la bombola di ossigeno, ma è scarica. Oddio: per quel che serve, avere una bombola d'ossigeno in un villaggio un'ora e mezzo la settimana.... E, spiega la medico, "sono finiti i farmaci". "Sono finiti i farmaci? E che si fa, adesso?" chiedo. "Mah, non è che siano finiti tutti... solo alcuni. E' che il MoH ci aveva dato i farmaci per due mesi...". Sta a vedere che adesso per avere quei dieci farmaci che servono tocca aspettare dicembre.... "Ma bisogna andare al MoH e farsene dare degli altri!" insisto. ".... sì va bene.... ci vado domenica..."
Ma è brava, la medico. Tiene fra l'altro un servizio per la prevenzione delle nascite, ed è in attesa che le forniscano un minimo strumentario ginecologico. E' il MoH, che tollera poco.
Verifico che il generatore fa funzionare l'elettrocardiografo e il nebulizzatore: quindi, tre strumenti senza problemi. Poco dopo, sulla Mobile Clinic l'infermiera sistema l'ecografo: "Ci sono 4 donne, che vogliono l'ecografia, oggi".
Cerco di andare a trovare A. a Gerusalemme.
Perdo il solito bus, e quando penso che ormai il successivo non passerà riesco a fermare un taxi. Il guidatore - grossa croce appesa allo specchietto retrovisore - si informa: "Dove va?" "A Gerusalemme". "Ah... per lei la miglior cosa è quel bus lì" - e ne indica uno, non vicinissimo. "Adesso glielo fermo io". Detto fatto. Lo raggiunge e gli si mette davanti, sulla strada.
E così sono finalmente sul bus giusto, non quello che avevo imparato a prendere e da cui si deve passare il posto di blocco a piedi. Questo mi porta a Gerusalemme senza dover aspettare un altro bus dall'altra parte del Muro.
Posto di blocco. Scendiamo tutti, tranne due palestinesi; una avrà 70 anni, l'altra 80. Salgono i soldati. La signora di 70 anni ha la carta di identità verde. Niente da fare: Gerusalemme per lei è inaccessibile. La fanno scendere lì.
A Gerusalemme, chiedo come fare a raggiungere la Cooperazione italiana. Ma il bus su cui mi indicano di salire (servizio pubblico: linea 2 dell'Egged) mi fa fare tutto il giro della Città Vecchia. Istruttivo, ad ogni modo. Alcuni palestinesi, molti ebrei molto ortodossi. Ad una fermata salgono anche due coppie, marito e moglie. Ma, come gli altri ebrei molto ortodossi su questo bus, si siedono separati: uomini di qua, donne di là. Gli uomini leggono (immagino) le preghiere. Quello che ho di fronte (devo essermi seduta nella fila 'sbagliata'), con il libro di preghiere in mano, il cappello e il cappotto nero, i riccioli a lato della testa, ha gli auricolari di un ipod nelle orecchie, mentre da una tasca gli spunta un telefonino.
Il bus fa una lunga fermata al Muro del pianto. Lì, un posto di blocco, con i soldati.
Alla Cooperazione, incontro L. e (il bravissimo) A.. "Perché adesso, ti fanno firmare che non fai politica. Hai capito? Vieni qui e non fai politica!?" "Dicono che è la legge 49...". "Ma che legge 49!" "E se poi lavori per l'Autorità Palestinese, non è Fatah? Come sarebbe a dire "non si fa politica"?" "Tanto, prima cosa dobbiamo accertarci che la ONG controparte non sia di Hamas..." "E se non è politica l'igiene pubblica....
In italiano, la dizione è proprio 'politiche sanitarie'..."
"E ieri, arrivando al lavoro, ho visto la polizia demolire la tenda della signora cacciata di casa sua dai coloni". "Già, Sheikh Jarrah...".
"La polizia ha picchiato - anche un rabbino.... Era sul sito dell'Alternative: l'hai visto?" "... ancora no... ma quando arrivo a casa lo guardo..."
"Ci si dovrebbe occupare dei vecchi.... "Agli ambulatori, si vedono donne - in genere incinte - con i bambini. Dicono che gli uomini sono al lavoro. E va bene. Ma i vecchi?"
"Occorre raccontare. Perché, dei palestinesi si sa solo 'esplosioni, terroristi'" "...."
"Ma, adesso che torno, come faccio a spiegare che le aree 'palestinesi' sono solo isolette in un mare israeliano?" "E che lo 'stato' palestinese sarà costituito da quelle isolette?" "Ma, magari ci sarà anche un poco di Area B...".
"E che Israele si terrà tutta l'area C?"
Riesco a sentire Ada e Mariella, che - oltre a invitarmi per il té -, mi aiutano a trovare un negozio per le cartoline.
Scopro dopo che la ditta israeliana che le ha prodotte ha messo sul retro una cartina in cui nulla distingue Israele dai Territori Occupati. Una, in particolare, con la foto della moschea di Al-Aqsa, ha scritto sul retro: "Temple Mount - Israel".
Bus n. 21 per tornare a Beit Jalla. Sedili rotti e sfondati.
Alla mia destra, lungo la strada, nel recinto di una colonia, enorme casermone grigio in costruzione.