Notizie da Israele: Quotidianità dei Palestinesi

Shabab FM
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23.07.2010-07-24 

La dura quotidianità dei palestinesi di Israele

Intervista di Khaldoun a Sawsan Zaher

 

In Israele vive una folta minoranza, circa un quinto della popolazione, composta da cittadini
di origine palestinese, che, sin dai tempi della guerra del '48, abitavano i luoghi in cui tuttora
vivono, passati quindi allo Stato di Israele con la guerra. Purtroppo, a questa ampia fascia di
cittadinanza, sono destinate pratiche discriminatorie da parte del governo di Israele, in
diversi ambiti del vivere quotidiano. Ne parliamo con Sawsan Zaher, avvocato di Adalah
Chi sono gli arabi israeliani e qual'è la loro condizione nello stato di Israele?

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Gli “arabi israeliani” sono cittadini israeliani della minoranza etnica e nazionale araba. Si
tratta della popolazione indigena, quella nativa che godeva di piena cittadinanza prima
della nascita dello stato di Israele nel 1948. Dopo il '48 divennero una minoranza in
patria. Oggi la minoranza palestinese in Israele è circa il 20% della popolazione, e
nonostante abbiano la cittadinanza israeliana non godono dei pieni diritti di questa
cittadinanza come tutti gli altri israeliani. Questo è evidente innanzitutto nella definizione
dello Stato: Israele si autodefinisce come uno stato "ebraico" e "democratico". Già da
questa definizione è evidente che è uno stato per un solo popolo e che esclude tutte le
sue minoranze e quindi anche gli arabi. Si tratta di una definizione che ignora tutte le
identità nazionali ed etniche minoritarie che concorrono a comporre la popolazione
israeliana. Questo è il punto di partenza, ma ci sono altre evidenze che provano che lo
status degli arabi israeliani è più basso rispetto agli ebrei israeliani.

Intende che ci sono discriminazioni nelle leggi dello Stato?

Posso farvi qualche esempio delle leggi discriminatorie dello Stato di Israele. Una di
queste deriva proprio dalla definizione dello stato come "ebraico". Mi riferisco alla
cosidetta "legge del ritorno", una legge che garantisce automaticamente la cittadinanza a
qualunque ebreo di qualunque paese del mondo. Quindi qualunque ebreo può decidere
di venire in Israele da qualunque paese del mondo ed esserne cittadino, un diritto non
garantito a nessun arabo. Inoltre nel 2003 la Knesset, il parlamento israeliano, ha
approvato una legge molto discriminatoria chiamata "legge sulla nazionalità ed accesso
ad Israele". Questa legge impedisce ogni ricongiungimento familiare tra i palestinesi di
Israele e quelli che vivono in Cisgiordania o a Gaza o in qualunque stato arabo, dall'Iraq,
alla Siria al libano, agli iraniani. L'obiettivo dichiarato di questa legge è quello di non far
entrare nel paese nessuna persona che possa essere pericolosa per la sicurezza dello
Stato, quindi questa legge dice che qualunque palestinese o arabo è pericoloso per la
sicurezza in quanto arabo. Il risultato di questa legge è che gli arabi sraeliani non
possono scegliere liberamente con chi sposarsi, non possono vivere con i loro figli, non
possono condurre una vita famigliare se decidono di metter sù famiglia con i palestinesi
della Cisgiordania o della Striscia di Gaza. Questo mentre gli ebrei possono fare
liberamente le loro scelte senza interferenze da parte dello stato.

Ha altri esempi da portarci?

Lo status degli arabi israeliani rispetto agli altri cittadini si vede anche in altri aspetti della
vita di Israele, per esempio nella politica. Ci sono alcuni partiti arabi che prendono parte
alle elezioni politiche. Nei programmi di alcuni di questi partiti c'è il proposito di
trasformare Israele nello stato di tutti i suoi cittadini, quindi uno stato equo per tutti i suoi
cittadini, arabi o ebrei che siano. Ci sono stati diversi tentativi di escludere questi partiti
dalla ultima competizione elettorale, perché questa richiesta di equità è stata vista come
una minaccia per l'ebraicità dello stato. Questo è un tentativo di impedire ai cittadini arabi
di avere una rappresentanza in Parlamento, all'interno dei partiti di opposizione.
Per cambiare tema, possiamo passare all'economia, considerando l'allocazione delle
risorse da parte del governo israeliano. La minoranza araba costituisce il 20% della
popolazione, ma se guardiamo come sono allocate le risorse dalla gran parte dei
Ministeri, da quello dell'Istruzione a quello della Salute, o del Lavoro, i soldi spesi per i
palestinesi sono mediamente solo il 6-7% . Il ministero del lavoro spende solo l'1,3%
delle risorse per la popolazione araba, quello dell'istruzione spende il 5%. Insomma,
guardando ai bilanci, è evidente il gap tra le risorse per la popolazione ebreaica e per
quella araba di Israele.

E nell'ambito sociale?

In tema di diritti sociali, il governo, molte agenzie governative ed anche molte strutture
private usano come criterio per l'accesso a servizi e benefici l'aver svolto il servizio
militare. Questo è uno strumento per escludere la popolazione araba: mentre la
maggioranza ebraica ha l'obbligo di leva, la minoranza araba è esclusa dall'obbligo
militare per evidenti ragioni storiche e politiche. Questo criterio di accesso a servizi e
benefici è diffuso in molti campi, spesso senza alcuna relazione con il servizio militare.
Faccio un esempio: in questi giorni siamo impegnati in una causa contro l'università di
Haifa, che ha introdotto come criterio preferenziale per avere un alloggio nel campus
universitario l'aver servito nell'esercito, escludendo quindi gli studenti arabi dal campus.
Considerato che il campus è stato costruito proprio per venire incontro agli studenti meno
abbienti, che in molti casi sono proprio quelli arabi, si tratta di una politica discriminatoria
e contraddittoria. Ma in realtà sono molti gli esempi di diritti che dovrebbero essere
semplicemente diritti umani, cui bisognerebbe quindi accedere per il solo fatto di essere
cittadini, e che invece sono stati correlati al servizio militare nell'evidente tentativo di
escludere gli arabi israeliani.

Anche l'accesso alla terra è sottoposto a pratiche controverse...

La discriminazione israeliana si esprime in modo molto esemplare quando parliamo delle
leggi che regolano la proprietà dei terreni. Solo per fare un esempio, la nostra
organizzazione sta curando vari casi presentati alla Corte Suprema Israeliana riguardo a
questa legislazione. Dal 1998 il Jewish National Found (Fondo Nazionale Ebraico, n.d.r.)
insieme all'Israel Land Administration (Autorità Israeliana per il Territorio, n.d.r.) hanno
proibito la vendita di terreni agli arabi. Questo vuol dire che nessun terreno demaniale o
dello stato gestito dall' Israeli Land Administration può essere comprato da un arabo, e
quindi c'è una preferenza su base etnica anche nella scelta di chi può avere terreni e chi
no.

Negli ultimi anni crescono sempre più i pareri di autorevoli studiosi internazionali che
associano l'apartheid sudafricano alle pratiche discriminatorie di Israele verso i palestinesi
dei Territori Occupati e quelli all'interno dello stato ebraico. Crede che l'analogia sia
corretta?

L'uso del termine Apartheid ha causato molte polemiche, anche in merito alla Conferenza
ONU contro il Razzismo, la cosidetta Durban II, che ha visto alcune defezioni. Del resto
le polemiche che erano iniziate già nella prima conferenza di Durban. Io credo che la
parola Aparhteid riferita alla minoranza arabo israeliana e ai palestinesi dei territori
occupati semplicemente descrive i fatti. Non si tratta di fare affermazioni lontane da
quello che c'è sul terreno, è proprio quello che succede, come vi ho raccontato finora. E
ci sono ancora tanti altri esempi, come la costruzione del Muro di Separazione costruito
per la stragrande maggior parte sul territorio palestinese, ma non solo: il governo sta
costruendo muri simili anche per separare alcune città a maggioranza araba da quelle a
maggioranza ebraica dentro i confini di Israele, come ad esempio a Led o al Muro tra
Kiffaria e Jisr el Zaraa. L'intera politica di separazione tra arabi ed ebrei, di preferenza
verso gli ebrei rispetto agli arabi, di doppio standard in fatto di cittadinanza non può
essere chiamata in modo più efficace che Apartheid, sia che ci si riferisca ai Territori
Occupati che all'interno di Israele.

L'attuale governo in Israele ha una forte identità di destra. Pensa che le politiche verso gli
arabi possano ancora peggiorare?

La situazione politica odierna è una delle più difficili nella storia dei rapporti tra ebrei e
minoranza araba, specialmente con il ritorno di Netaniahu e di Lieberman che è nel
governo con il suo partito estremista. Tuttavia, se guardiamo all'andamento degli ultimi 40
anni, l'intera politica israeliana verso la minoranza araba è sempre la stessa. Quello che
è avvenuto negli ultimi anni è che piuttosto che dire apertamente quello che si voleva
fare, i governi hanno fatto le cose senza parlarne. Oggi, soprattutto con Lieberman,
queste politiche sono tornate ad essere esplicite. Probabilmente saranno anche più dure,
ma comunque prevedo grandi cambiamenti: piuttosto una accelerazione di un processo
che è sempre andato avanti.

Khaldoun