Haaretz.com
18.02.2012
http://www.haaretz.com/print-edition/news/west-bank-outposts-spreading-into-area-b-in-violation-of-oslo-accords-1.413390
West Bank: si ampliano gli avamposti, che si estendono nell’Area B, violando gli Accordi di Oslo.
Secondo gli Accordi di Oslo, l'Area B è definita come territorio soggetto a controllo civile palestinese e militare israeliano.
di Ekiva Eldar
Coloni degli avamposti della West Bank hanno assunto il controllo di territorio sito nell’Area B infrangendo così l’accordo di Oslo del 1995 tra Israele e i palestinesi, afferma Dror Etkes, un attivista contro la colonizzazione. In tali Accordi l’Area B era stata definita come territorio sottoposto a controllo civile palestinese e militare israeliano
Mappa delle Aree C e B vicino ad Amona; sono indicate in alto l'usurpazione di terra privata palestinese, in basso la strada sterrata intorno alla colonia.
Secondo Etkes, che ha monitorato le colonie per anni, il controllo del territorio nell’Area B è una combinazione di ruberie sfrenate da parte dei coloni e di impotenza da parte delle autorità israeliane. Sostiene che la parte israeliana ha ridotto la West Bank a un’area dove domina il più forte.
Dichiara che da una foto aerea si può vedere che Israele ha violato l’accordo sottoscritto a Washington nel settembre 1995, una clausola del quale recita: “Tutti i poteri e le responsabilità civili, compresa la pianificazione e la zonizzazione urbanistica, nelle Aree A e B illustrate nell’Allegato III, saranno trasferite al Consiglio (il governo palestinese) , che le assumerà durante la prima fase di ri-dispiegamento.” [1]
Ha osservato che l’avamposto di Amona, prospiciente la colonia di Ofra nel nord della West Bank, si è allargata di centinaia di dunam in Area B. Sul lato orientale dell’avamposto sono state costruite strade su proprietà privata palestinese.
A dire di Etkes, sono stati piantati vigneti su terreni di palestinesi ai quali è stato impedito l’accesso ai campi. Per motivi di sicurezza, aggiunge, ai palestinesi dei villaggi dei dintorni non è stato consentito l’accesso ad altre migliaia di dunam, parte dei quali si trovano in Area B.
Alcuni anni fa i coloni hanno cominciato a sfruttare la sorgente di Ain al-Alya per scopi turistici. Essa si trova a sud di Ofra, molto all’interno dell’Area B , su terreno del villaggio di Deir Dibwan. I coloni hanno cambiato il nome della fonte in Ein-Erez.
Vicino a Itamar, pure nel nord della West Bank, i coloni si sono appropriati di un terreno di 93 dunam (23 acri) che fa parte del villaggio palestinese di Yanun, in Area B. Secondo Etkes, si impedisce l’accesso ai palestinesi su altre vaste aree prossime a Itamar, pur’esse definite come Area B. Ad esempio, pochi anni or sono lo sfruttamento è incominciato intorno a un’altra sorgente, quella di Ain Umm al-Jareb; il cui nome è stato mutato in quello di Ein Neria. Etkes racconta che non sono ammessi palestinesi vicino agli uliveti prossimi alla fonte.
A sud-est della colonia di Yitzhar, la foto aerea individua una zona coltivata di soli cinque dunam che si addentra in Area B. Ma, afferma Etkes, a causa della vicinanza a Ytzhar si nega l'accesso anche su ampie superfici appartenenti ai villaggi di Awarta e Einabus, in Area B.
Vicino agli avamposti di Esh Kodesh e di Mitzpen Ahiya, a est di Shiloh, i coloni hanno preso possesso di circa 100 dunam di terreni agricoli che appartengono alla famiglia Haj Mahmoud, gran parte dei quali sono siti in Area B. Secondo un’interpellanza che è stata presentata questa settimana alla Suprema Corte di Giustizia, i coloni degli avamposti in una zona hanno piantato vigneti e colture di altro tipo nell’altra.
I componenti della famiglia, rappresentati dai Rabbini per i Diritti Umani, affermano che i coloni adoperano minacce e violenze per tenerli lontani dalle loro terre,
e hanno perfino sparato loro contro. Dichiarano che le forze di sicurezza israeliane non fanno rispettare la legge e che l’Amministrazione Civile non tutela il diritto della famiglia alla proprietà del terreno, nonostante si trovi in Area B.
La petizione riporta pure che i coloni traggono vantaggio economico dal terreno, sul quale pascolano animali e piantano colture, e che tali attività impediscono ai ricorrenti di guadagnarsi da vivere. Secondo la norma di legge, questi interventi istituiscono uno stato di possesso del terreno. Se i proprietari originari non lavorano i campi per 10 anni, la loro proprietà viene trasferita a chiunque li abbia lavorati per tutto quel tempo.
Etkes ha documentato pure l’attività edilizia dei componenti dell’avamposto di Ma’aleh Rehavam in una riserva naturale istituita dal Wye River Memorandum firmato da Yasser Arafat e dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu nel maggio del 1998. Ma negli ultimi anni, i coloni hanno eretto degli edifici per allargare l’avamposto.
I funzionari dell’Amministrazione Civile sostengono di non avere personale sufficiente per monitorare tutti gli sconfinamenti dei coloni in Area B e far rispettare la legge.
Ma, secondo un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari di sei mesi fa, l’Amministrazione Civile fa rispettare la legge in modo estremamente rigoroso nel caso di costruzioni illegali di palestinesi in Area C, sulla quale Israele detiene il controllo totale. Il rapporto afferma. “Nelle comunità visitate in Area C sono in atto chiari piani attuativi: chi vi risiede è costretto ad andarsene per fare fronte alle proprie elementari esigenze.”
In 10 delle 13 comunità visitate, l’ispettore delle Nazioni Unite ha documentato casi di famiglie che hanno abbandonato le loro abitazioni. Secondo il rapporto, gli abitanti si spostano nelle Aree A e B, come pure in altre zone dell’Area A dato che il piano delle autorità israeliane rende impossibile ai palestinesi ottenere un permesso di costruzione. In molti casi, afferma il rapporto, i palestinesi lasciano le loro comunità a seguito delle violenze di coloni, della demolizione delle abitazioni e per la difficoltà nell’accesso ai servizi e alle risorse.
Durante i primi sei mesi del 2011, l’agenzia delle Nazioni Unite ha documentato 342 demolizioni di strutture di proprietà palestinesi, comprese 125 abitazioni. Rispetto agli edifici demoliti nei primi sei mesi del 2010, il numero è all'incirca quintuplicato . A paragone con allora, sono pure quintuplicati gli sfrattati .
Il rapporto sostiene che, mentre l’Amministrazione Civile non è stata capace di preparare i piani per le comunità palestinesi, ne ha approvati invece di dettagliati per quasi tutte le colonie. A dire del rapporto, dei comitati dell’Amministrazione Civile che si occupano di pianificazione per le comunità palestinesi fanno parte coloni, e questo “solleva timori su conflitti di interesse.”
“Le attuali procedure di pianificazione hanno contribuito all’espansione delle colonie israeliane in contrasto con il diritto internazionale,” sostiene il rapporto.
L’Amministrazione Civile ha risposto che in due casi, le denunce di sconfinamento erano note e se ne stavano occupando “secondo una procedura che regola le dispute sulla terra.” A proposito degli altri casi ha dichiarato: “Da palestinesi non erano state inoltrate lamentele, e se sarà necessario, sul caso sarà svolta un’indagine. Il coordinamento di governo delle attività nei territori continuerà, tramite l’Amministrazione Civile, a implementare con premura e professionalità [le norme sulla] edilizia illegale in Samaria e Giudea e l’illegale usurpazione della terra".
(tradotto da mariano mingarelli)
[1] Spostamento delle forze militari israeliane.