AIC - Alternative Information Center
29.02.2012
http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/hebron/3447-video-israele-perche-hai-torturato-il-mio-amico
VIDEO: Israele, perché hai torturato il mio amico?
Il 7 gennaio 2010 è accaduto qualcosa che ha cambiato irrevocabilmente il modo in cui vedo il mondo. Quel giorno, il mio amico Musab Raba’i è stato torturato dai soldati israeliani.
Arresto di un palestinese nel villaggio di At-Tuwani, nelle colline a Sud di Hebron (Foto: Operazione Colomba)
Quando ho saputo che il sergente israeliano Benjamin Anthony avrebbe tenuto una lezione all’Università DePaul di Chicago (24 febbraio 2012, ndr), ho pensato alla domanda da porgli: perché?
La storia di Musab non ha mai raggiunto l’onore delle cronache. I soldati che lo hanno aggredito non sono mai stati perseguiti per questo. Ho deciso di domandare ad un membro dell’esercito israeliano una risposta, le ragioni per cui i soldati hanno picchiato il mio amico. Così mi sono alzato in piedi, ho guardato Anthony negli occhi e gli ho chiesto di spiegarmi cosa fosse accaduto a Musab. Anthony non ha risposto alla mia domanda.
Si tratta di eventi su cui ho sfidato Anthony, fondatore del gruppo di propaganda “Our Soldiers Speak”, a dare una spiegazione. Come mostra il video, il 7 gennaio di due anni fa, Musab stava facendo pascolare le sue pecore nella terra della sua famiglia, nel villaggio di At-Tuwani (Colline a Sud di Hebron, ndr). La mattinata era tranquilla. Ad un certo momento, Musab e suo fratello hanno visto che un colono li stava osservando dall’outpost illegale di Havat Ma’on, mentre parlava al cellulare. Subito hanno visto una jeep militare arrivare: i soldati si sono fermati a parlare con il colono.

Tre soldati israeliani si sono avvicinati ai due pastori e hanno ordinato loro di lasciare l’area. Musab e suo fratello hanno spiegato che quella era terra di loro proprietà, ma hanno comunque accettato di spostarsi nella valle. I soldati li hanno seguiti e hanno afferrato il fratello di Musab. Musab ha cominciato a camminare velocemente spingendo avanti le pecore, ma è stato fermato da una seconda jeep. Tre soldati sono saltati fuori dal veicolo militare.
Spinto a terra.
I soldati hanno cominciato a picchiare Musab e suo fratello con i calci dei fucili. Hanno buttato a terra Musab e preso a calci suo fratello, mentre gli altri soldati lo tenevano fermo. La famiglia e gli amici di Musab sono corsi per intervenire. La madre e la cognata hanno tentato di calmare i soldati, ma i militari hanno lanciato bombe sonore e gas lacrimogeni contro il piccolo gruppo di donne e bambini radunatisi là vicino. I soldati hanno afferrato Murab e lo hanno spinto dentro la jeep militare.
Lo hanno incappucciato e lo hanno portato alla base militare di Susiya. Lo hanno colpito alla schiena e sul viso e lo hanno sbattuto contro il muro. I soldati gli hanno fatto domande sui suoi fratelli, ma Musab si è rifiutato di dare alcuna informazione e di parlare in ebraico con i militari, facendoli infuriare.
I soldati lo hanno minacciato di andare a casa sua e di picchiare e uccidere lui e i fratelli. Hanno provato con la forza a fargli dire che loro erano i migliori soldati dell’esercito israeliano e lo hanno picchiato perché lui è rimasto zitto. Quando un altro soldato ha provato a portare a Musab cibo e acqua, cosa che l’esercito è obbligato a fare in tali situazioni, i militari che lo stavano torturando hanno insultato il soldato e lo hanno costretto ad andarsene. I soldati infine non hanno permesso a Musab di pregare.
Incappucciato
Musab ci ha raccontato che I soldati gli hanno legato mani e piedi, lo hanno incappucciato e lo hanno messo seduto su una sedia. Ha piegato la testa sulla pancia, nel tentativo di proteggere i genitali, e ha rifiutato di sollevarla. Ha raccontato che ha un certo punto un soldato ha caricato il fucile e gli ha ordinato di alzare la testa o gli avrebbe sparato. Musab si è rifiutato.
Dopo quattro ore, i soldati lo hanno condotto alla base militare di Kiryat Arba. La polizia lo ha trattenuto per mezz’ora e poi lo ha spinto – mentre era ancora incappucciato e ammanettato – fuori dalla jeep parcheggiata in strada. Timoroso che i coloni potessero trovarlo, Musab è strisciato dietro un cespuglio e si è nascosto fino a quando i fratelli sono riusciti a trovarlo. Musab non è stato mai accusato di nessun crimine.
Arruolamento
Quando ho raccontato questa storia al sergente Anthony, ha risposto che mi stavo sbagliano. Ho usato la parola “Cisgiordania” per spiegare dove vivesse il mio amico Musab e lui mi ha detto di essere un ignorante: non c’è alcuna occupazione in Palestina e io ero “inutile” quando usavo il termine “colonie israeliane illegali”. Anthony ha detto che i soldati israeliani non farebbero mai quello che avevo descritto, ma se fosse davvero successo è solo perché Musab probabilmente era un terrorista.
A quel punto Anthony mi ha chiesto di non continuare a disturbare la sua presentazione. Durante la conferenza, Anthony ha detto all’audience, per lo più ebrei, di essere pronto a morire per Israele. Ha detto che Israele è l’unico luogo al mondo sicuro per gli ebrei, la sola patria, e che gli ebrei devono lottare per questo. Ha sottolineato che Israele dovrebbe poter attaccare l’Iran e che il pubblico che aveva di fronte doveva stare certo che gli Stati Uniti lo avrebbero appoggiato. L’evento all’università DePaul, infatti, era sponsorizzato dai Corpi di Addestramento della Riserva dell’esercito degli Stati Uniti (ROCT). Era come un giro di reclutamento militare. “Lo so che è così – ha detto un mio amico – È un vero e proprio adescamento”.
Ho lasciato che Anthony parlasse, con la voglia di vomitare. Ma una cosa mi ha dato speranza. “Tutte le pistole con cui ho sparato sono state prodotte negli Stati Uniti”, ha dichiarato il sergente. Questo significa una cosa: possiamo aiutare a fermare l’apartheid israeliana.
Fin dal giorno in cui Musab è stato torturato, ho dedicato il mio tempo alla campagna globale Boycott Divestment & Sanctions. Non darò sostegno monetario all’occupazione israeliana della Palestina. Dobbiamo mettere fine a tutti gli affari con Israele.
Joy Ellison ha passato tre anni in At-Tuwani, un piccolo villaggio nelle colline a Sud di Hebron che da anni resiste in maniera nonviolenta all’espansione delle colonie e alle aggressione dei coloni. Joy si è laureato alla DePaul University e sta ora terminando la stesura di un romanzo su At-Tuwani.
Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)
Guarda il video: Soldiers attack Palestinian family: arrest sheperd
http://electronicintifada.net/content/asking-israel-why-it-tortured-my-friend/10995