Israele aumenta le demolizioni in un'area critica per il futuro Sato di Palestina

+972mag.com
28.02.2012
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Israele aumenta le demolizioni in un’area critica per il futuro Stato di Palestina. 

A meno di due mesi dall’inizio del 2012, il ritmo delle demolizioni israeliane e dei trasferimenti di palestinesi è già superiore a quello dello stesso periodo del 2011. Israele sembra approfittare del ciclo elettorale americano per far avanzare l’espansione delle colonie nel territorio E1, che perfino la passata amministrazione Bush aveva bloccato per la minaccia che rappresenta per la soluzione a due stati. 

di Mya Guarnieri

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Jbal al Baba (ras al baba) con Maale Adumin alle spalle

 

Il villaggio beduino di Jabal al Baba (detto talvolta Ras al Baba) non è quel tipo di luogo che finisce in prima pagina. In realtà, è quel tipo di luogo che non sempre compare sulle mappe. 

Situato nell’area E1 tra Gerusalemme Est e Ma’ale Adumim – una zona che Israele sviluppa al fine di interrompere la contiguità palestinese nella West Bank, rendendo impossibile la formazione di uno Stato di Palestina con Gerusalemme Est  capitale – Jabal al Baba è un minuscolo insieme di baracche di latta e di scarti di rottamazione, costruito tra massi bianchi e lisci. Da una parte: il muro. Dall’altra: il muro. Ma’ale Adumim , con le sue file ordinate di tetti rossi, è lì a distanza. Una  strada sterrata cosparsa di immondizia rappresenta l’unica via di accesso e di uscita dal villaggio, appollaiato su di una collina.

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Strada che porta a Jabal al Baba (Ras al Baba)

 

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Due costruzioni nel villaggio beduino di Jabal al Baba (Ras al Baba)

 

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Baracca nel villaggio beduino di Jabal al Baba (Ras al Baba)

 

Nonostante il fatto che Jabal al Baba è accerchiato dalla barriera di separazione, qui non ci sono le manifestazioni settimanali di protesta come a Bilin e Nabi Saleh. Così, in grande maggioranza, i mezzi di informazione qui non arrivano. Perché, si sa, se non c’è sangue, non c’è notizia. 

Due settimane fa – mentre i giornalisti erano occupati con lo strepito di Israele sull’Iran e il noioso cianciare dei candidati presidenziali americani – le autorità israeliane hanno inviato gli ordini di evacuazione a nove famiglie di Jabal al Baba. Gli abitanti del villaggio ritengono che questo si ripercuoterà su circa 60 persone. Questa volta. Se la comunità internazionale non interviene e mette un freno all’espansionismo israeliano – la crescita incontrollata su territorio occupato che va di pari passo con la cacciata di palestinesi e beduini – la gente del luogo prevede che, fra qualche giorno, i soldati e la polizia di frontiera arriveranno per l’intero villaggio. 

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I loro timori non sono fuori luogo. L’Amministrazione Civile – la cui attività è tutt’altro che civile – ha intenzione di espellere i beduini da E1 per allargare la colonia illegale di Ma’ale Adumim. Tale piano è stato annunciato nel 2011, un anno che ha visto, nei Territori Palestinesi Occupati, un drammatico incremento delle demolizioni ed espulsioni. 

Ma a due mesi da capodanno, il 2012 dà già l’impressione che batterà il record. 

Secondo le Nazioni Unite, al 14 febbraio di quest’anno Israele ha “cacciato con la forza” 159 palestinesi e beduini di Gerusalemme Est e della West Bank. Nello stesso periodo del 2011, ne erano stati espulsi 116. 

Le prime sei settimane del 2012, hanno visto Israele demolire circa 100 edifici, 23 dei quali erano abitazioni; nello stesso intervallo di tempo del 2011 gli edifici abbattuti sono stati 59. Le Nazioni Unite concludono che i numeri “potrebbero fornire una prima indicazione che nel 2012 continua la tendenza ad aumentare le demolizioni.” 

In data 24 febbraio 2012, le Nazioni Unite riferiscono che sono state distrutte 30 case ed altri 80 edifici, mentre sono stati scacciati 207 palestinesi e beduini. 114 di questi – quindi più della metà – sono bambini. 

Non è un caso che Israele intensifichi i suoi sforzi di espellere beduini e palestinesi dai Territori Occupati ora, durante il ciclo elettorale americano. Sebbene questi trasferimenti normalmente  raccolgono critiche da parte degli Stati Uniti – come è effettivamente accaduto nel 2008 sotto George W. Bush, quando i piani per estendere E1 furono procrastinati in quanto l’attività edilizia israeliana in quel caso fu considerata come l'ultimo chiodo nella bara di uno Stato palestinese – ora i politici americani rimangono in silenzio mentre, dio  ne scampi, valutano il rischio che i loro partiti politici perdano i voti ebraici. 

E quindi, naturalmente, c’è tutto questo chiasso a proposito dell’Iran, che occupa spazio che, diversamente, potrebbe essere dedicato ad articoli sulle demolizioni israeliane. 

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Il giorno in cui ho visitato Jabal al Baba, era in arrivo un violento temporale invernale, che si alzava sulle rocce e cadeva forte sulle baracche. Ci hanno fatto entrare in una di queste e mentre ci sedavamo sui sottili materassini che fungono anche da letto, un giovane con una kefiah avvolta attorno alla testa ha acceso il fuoco. Ha chiesto ad un ragazzo, che più tardi avremmo saputo essere suo nipote, di preparare il tè per tutti. Il giovane si era seduto, alimentando il fuoco, ciocco dopo ciocco, per assicurarsi che stessimo al caldo. Mi domandavo se sarebbe rimasta legna a sufficienza per loro. 

In un ebraico scorrevole – che gli uomini  apprendono  lavorando come operai edili in una colonia israeliana, dato che, come hanno spiegato, non c’era altra possibilità – i beduini di Jabal al Baba hanno insistito perché rimanessimo; che aspettassimo insieme a loro che cessasse il temporale. Quando ci siamo alzati per andare via, si sono raccomandati che tornassimo a far loro visita, ma più lunga. “Trascorrete qui il fine settimana,” hanno detto, aggiungendo, “E’ molto bello qui.” 

(tradotto da mariano mingarelli)