TimesOnLine
05.06.2010
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/middle_east/article7144448.ece
Il membro del comando israeliano che ha colpito a morte sei persone sulla nave
potrebbe ricevere una “medaglia al valore”.
di James Hider e Alexander Christie-Miller
Sei dei nove attivisti uccisi nell’incursione di lunedì sul convoglio umanitario sono stati colpiti da un singolo componente del commando israeliano che, al momento, viene preso in considerazione per l’attribuzione di una medaglia al valore.
Le notizie divulgate da Israele di una probabile onorificenza concessa al soldato – per aver salvato i suoi camerati feriti a seguito della loro aggressione subita ad opera di passeggeri forniti di mazze, coltelli e perfino delle armi che avevano tolte a quelli del commando – si prevede che possano infiammare le discussioni con la Turchia a proposito dell’attacco alla flottiglia.
Mustafa Akyol, un importante redattore politico, ha definito la mossa come “un insulto e una provocazione nei confronti della Turchia”. Ieri, il Primo Ministro Turco, Recep Tayyip Erdogan, ha sfogato la sua rabbia con una citazione tratta dalla Bibbia.
“Mi rivolgo loro nella loro stessa lingua. Il sesto comandamento dice: ‘Non uccidere.’ Se non sono in grado di capire….lo pronuncio in ebraico: ‘ Lo Tirtzakh’,” ha dichiarato Mr. Erdogan.
Ieri sono spuntati fuori dei particolari nuovi sull’incursione, che hanno innescato accuse di pirateria e di terrorismo di stato, facendo naufragare l’alleanza strategica di Israele con la Turchia. Le autopsie condotte in Turchia sono in grado di dimostrare che la maggior parte delle vittime è stata colpita da una distanza ravvicinata. Il dr. Haluk Ince, direttore dell’Istituto per gli Esami Clinici di Istanbul, ha dichiarato che cinque delle vittime sono morte per ferite da pallottola alla testa.
Le cronache fanno pensare che i passeggeri stessero trascinando tre commando catturati nella stiva della nave quando si è scatenata la sparatoria. Tuttavia, un passeggero britannico che è sopravissuto allo scontro avvenuto nelle acque internazionali prima che facesse giorno, ha raccontato al Times che alcuni degli attivisti più spiccatamente pacifisti presenti a bordo avevano cercato di proteggere i soldati israeliani catturati.
Il militare israeliano del commando che aveva ucciso sei dei passeggeri che si trovavano sul Mavi Marmara, il traghetto turco di proprietà della società caritatevole IHH, ha raccontato al Jerusalem Post di essere stato l’ultimo dei 15 soldati a calarsi dall’elicottero sull’imbarcazione lungo una fune.
Citato, per motivi di sicurezza, con il solo nome di Sergente del gruppo S, egli ha detto che , diversamente dalle notizie iniziali diffuse dall’esercito israeliano, la sparatoria era scattata nel breve intervallo di pochi minuti, nel momento in cui lui e i suoi camerati erano stati aggrediti da una “banda di mercenari”.
Non appena era atterrato sopra il ponte, ha raccontato di aver visto tre dei suoi ufficiali superiori che erano scesi prima di lui giacere feriti, uno con una ferita da pallottola nello stomaco, un altro colpito ad un ginocchio e il terzo, malmenato, fuori coscienza. Ha dispiegato i suoi uomini attorno ai feriti, ha estratto la sua pistola Glock da 9mm ed ha aperto il fuoco sui passeggeri che, lui dice, avevano sparato sul gruppo d’assalto con armi tolte ai primi soldati che erano scesi.
“Quando ho toccato il ponte, sono stato immediatamente attaccato da gente con mazze, tubi metallici ed accette, “ ha raccontato. “Erano senz’alcun dubbio dei terroristi. Nei loro occhi potevo vedere la rabbia assassina e che loro stavano venendo per ucciderci.” Ha detto di aver visto uno dei passeggeri che teneva una pistola sequestrata puntata alla testa di un altro commando israeliano.
Attivisti Americani e britannici che erano sull’imbarcazione hanno raccontato una storia diversa, accusando gli israeliani di aver sparato pallottole dai battelli che circondavano la nave, dal tetto ove si erano calati gli israeliani e dall’elicottero che volteggiava sopra di loro. Hanno detto che le donne erano andate sotto coperta per essere di aiuto in una sorta di ambulatorio preparato prima dell’attacco e che i soldati israeliani fatti prigionieri erano stati portati di sotto, in quel posto.
Ieri il quotidiano turco Haberturk ha pubblicato delle immagini che mostrano come questi venivano trattati sulla nave. “Venivano medicati quasi subito.” ha riferito Fatima Mohammadi, americana. “Poi venivano rilasciati per tornarsene in Israele, fasciati.”
Ha raccontato di essere stata l’unica donna a trovarsi sul ponte quando è cominciata la sparatoria. “Hanno cominciato con pallottole rivestite di gomma e con granate assordanti e poi a un certo punto tutto è cambiato. Il cameraman vicino a me era stato colpito una volta da una pallottola di gomma e un’altra da un proiettile vero sparato da qualcuno dei battelli. Il sangue sgorgava mentre medicavo il suo braccio.”
Alexandra Lort-Phillips, un’attivista di 37 anni proveniente da Hackney, East London, ha descritto di aver visto un soldato israeliano tirato giù nel pozzo delle scale, sotto il ponte dove atterravano i soldati.
“Scesi lungo il pozzo delle scale e c’era una gran massa di gente e molte grida,” ha narrato al Times. “C’era la percezione di ‘Mio dio, abbiamo preso un soldato israeliano’. Non penso che si sapesse veramente che cosa avremmo fatto. Vidi che gli veniva tolta un’arma. Che veniva rimossa la cintura della pistola e qualcuno che correva oltre di me con l’arma e che scompariva. Avrebbero potuto sparargli, ma non lo avevano fatto.”
Un passeggero turco ferito, Muhyittin Yildirim, ha detto: “Alcuni soldati israeliani erano stati resi inoffensivi. I nostri amici avevano preso le loro armi: Se avessero avuto cattive intenzioni, avrebbero usato le armi contro i soldati, invece le buttarono in mare.” Ha detto che la gente ha opposto resistenza “ come precauzione” perché non si fidavano dei soldati.
Ms Lort-Phillips ha raccontato che circa 25 persone si erano raccolte attorno a un soldato mentre veniva trattenuto per le gambe e spogliato fino a rimanere con la sola biancheria intima. “Le donne presenti gridavano ‘ Non fategli male.’ “
Ha negato che questi fosse stato picchiato, ma ha raccontato. “Ovviamente c’erano alcuni ragazzi che erano molto agitati a causa della situazione. E’ come te lo potresti immaginare quando c’è un litigio tra due uomini.”
Tauqir Sharif, di 23 anni, da East London, ha affermato che la sparatoria proveniva dall’elicottero sopra la testa. “La gente veramente cercava un posto dove nascondersi. Tutti correvano, strillavano, gridavano. Loro stavano usando tutti i diversi tipi di armi – pallottole rivestite di gomma, proiettili,” ha raccontato facendo riferimento agli israeliani.
Un palestinese nato a Briton, Osama Qashoo, ha descritto come un fotografo che era vicino a lui era stato colpito mentre sollevava la sua macchina fotografica. “C’era una pioggia di proiettili,” ha ricordato.”Posi la mia mano dietro la sua testa e cercai di sollevarlo. Allora ho sentito che la mia mano era bagnata. Il suo cervello era sulla mia mano. Non ho potuto trattenerlo.”
(tradotto da mariano mingarelli)