Haaretz.com
16.11.2010
http://www.haaretz.com/print-edition/features/u-s-taxpayers-are-paying-for-israel-s-west-bank-occupation-1.324941
I contribuenti statunitensi stanno pagando per l’occupazione israeliana della West Bank.
Secondo un bollettino del giugno 2010 sul sito internet della USAID, lo scorso anno i contribuenti americani hanno finanziato la pavimentazione di 63 chilometri di strade asfaltate nella West Bank.
di Akiva Eldar
Chi viaggia lungo le strade “originarie” della West Bank, le uniche che consentono ai conducenti di passare attraverso i villaggi palestinesi, possono vedere dei cartelli che informano “USAID dal popolo americano”
Le strade costituiscono una delle iniziative dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) per la realizzazione di infrastrutture in paesi sottosviluppati. Israele con orgoglio ha già lasciato il club dei paesi in via di sviluppo e non è tra i clienti della USAID. Ciò nonostante, sembra che la famiglia Smith dell’Illinois stia rendendo l’occupazione un po’ meno costosa per la famiglia Cohen di Petah Tikva.

Secondo un bollettino del giugno 2010 sul sito internet della USAID, lo scorso anno i contribuenti americani hanno finanziato la pavimentazione di 63 chilometri di strane asfaltate nella West Bank. Si dice anche che il completamento di una strada nella parte meridionale della West Bank ha radicalmente accresciuto il volume degli scambi commerciali tra Dahriya e Beer Sheva.
Ciò che il sito non dice è che un tratto consistente della strada si snoda attraverso l’Area C – il 60 % della West Bank soggetta, militarmente e civilmente, al controllo esclusivo di Israele che ne detiene la responsabilità in base agli accordi provvisori del 1995 (Il Secondo Accordo di Oslo). L’accordo stabilisce che: “La giurisdizione territoriale comprende la terra (e) il sottosuolo.”
Questa non è l’unica strada che perpetua l’occupazione finanziata dal denaro americano. Alcuni giorni fa, Dror Etkes, un esperto delle colonie, ha notato che operai della USAID stavano lavorando con lena nell’asfaltatura di due strade nella regione della Samaria (West Bank settentrionale) che attraversa l’Area C.
Gli israeliani non avevano percorso queste strade ormai da anni in quanto i contribuenti (in questo caso i contribuenti israeliani) avevano già pavimentato delle ampie strade moderne, esclusivamente per loro.
Etkes si è chiesto come sia possibile che l’amministrazione Obama, che è a gran voce contro la continuazione dello status quo nella West Bank, continui a sovvenzionare la strada per Israele. “Se lo stato di Israele insiste nel proseguire l’occupazione e l’annessione di fatto della West Bank,” dichiara, “occorrerebbe pure ripartire il denaro necessario per provvedere alla cura delle infrastrutture.”
Ho chiesto a un funzionario americano come mai l’amministrazione non chiede a Israele di adempiere ai suoi obblighi e di pagare di tasca propria il prezzo dell’occupazione.
“Chi ti ha detto che non lo stanno richiedendo?” ha replicato il funzionario. “Stiamo chiedendo pure il congelamento delle costruzioni nelle colonie e sai, almeno come chiunque altro, che cosa sta accadendo sul terreno.”
Vale la pena ricordare che quando i palestinesi hanno chiesto di aprire un breve tratto di strada nell’Area C per consentire l’accesso alla progettata città di Rawabi, Israele ha tirato fuori gli accordi e li ha presi a calci giù per le scale. Neppure i trattori dell’USAID hanno accesso all’area.
Tuttavia, quando fa comodo al suo interesse, il primo Ministro Benjamin Netanyahu è un accanito sostenitore di Oslo. Pochi giorni fa ha avvisato che la dichiarazione unilaterale della formazione di uno stato palestinese sarebbe stata considerata come una violazione degli accordi. Domani, per inciso, coinciderà con l’ottavo anniversario della dichiarazione del Ministro degli Esteri Netanyahu alla radio israeliana secondo la quale: “Gli Accordi di Oslo sono nulli e privi di valore.”
Un portavoce della USAID ha risposto che i progetti infrastrutturali del programma “rispondono alle esigenze del popolo palestinese e sono attuati a seguito della richiesta dell’Autorità Palestinese. Molti dei progetti finanziati dalla USAID passano da un’Area all’altra a seconda delle necessità delle comunità palestinesi e del progetto stesso. Ci sono strade e condutture idriche che passano attraverso l’Area C o sono adiacenti ad essa a seconda di com’è richiesto dai progetti e com’è permesso dagli accordi con le Autorità Civili.”
Nessuna strada per casa.
L’Accordo di Oslo, che è tanto vicino al cuore di Netanyahu, afferma anche che entrambe le parti considerano “i territori della West Bank e della Striscia di Gaza come un’unica unità territoriale.”
Tuttavia, fin dallo scoppio della seconda Intifada, Israele ha reciso quasi completamente la connessione tra queste due aree.
Le autorità di sicurezza considerano importante espellere la gente di Gaza dalla West Bank e impedire la riunificazione tra i residenti di Gaza e le loro famiglie nella West Bank.
Un anno fa, in risposta a un’interpellanza fatta alla Corte Suprema di Giustizia dal Centro Hamoked per la Difesa delle Persone, l’ufficio del Pubblico Ministero dichiarò che la politica non si applica alle persone che hanno preso la residenza nella West Bank prima del 2000 e “per le quali non sussiste alcuna documentazione negativa per la sicurezza.”
Sia come sia, nel corso di questo anno è stato espulso dalla West Bank un gran numero di palestinesi, anche se erano arrivati prima della data limite e non avevano alcun “elemento negativo per la sicurezza” contro di loro. Diverse persone si sono rivolte ad Hamoked per aiuto.
Una di queste, M.N. di 29 anni, si era recata a Gaza nel 2004 per partecipare al lutto per suo padre. Fin da allora è rimasto bloccato ed è latitante per Hamas, che ha emesso un mandato di cattura nei suoi confronti.
Il coordinatore dei permessi presso l’ufficio di Coordinamento e di Collegamento con le Forze di Difesa Israeliane ha raccomandato che la richiesta di M.N., per un suo ritorno nella West Bank, sia esaudita. Nel parere allagato alla raccomandazione, viene citata la risposta di cui sotto, rilasciata dal pubblico ministero per la Corte Suprema di Giustizia.
Ma la Corte Suprema di Giustizia è una cosa, e la realtà un’altra. Il consulente legale dell’Ufficio di Collegamento ha respinto la raccomandazione e ha scritto che è necessario “essere rigorosi per ciò che riguarda la coerenza, ponendo l’attenzione sul fatto che se ci fosse l’approvazione della richiesta, essa avrebbe potuto rappresentare un precedente per l’accettazione di domande analoghe.” In un altro caso trattato da Hamoked il consulente scrisse che G.J. era entrato nella West Bank nel 2000 e, secondo le linee guida, non avrebbe dovuto essere espulso. Allora perché G.J. è stato spedito a Gaza e non gli è stato permesso di rientrare nella West Bank?
“Il suddetto è scapolo e non ha alcun legame familiare nella Giudea e Samaria,” fu la risposta. Veramente un ottimo motivo. Per lui è venuto il momento di trovare una sposa e maritarsi.
(tradotto da mariano mingarelli)