Chi può aver fiducia in Barak Obama?

Il Manifesto
13.07.2010
 ISRAELE/USA No perfino alla fedele Giordania
Obama si sdraia: tutto ok il nucleare israeliano
di Michele giorgio

Con l'attenzione concentrata sui rapporti tra il premier israeliano Netanyahu e Obama, dopo le tensioni dei mesi scorsi sulla colonizzazione ebraica a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, è passato in secondo piano al vertice alla Casa bianca della scorsa settimana il sostegno ribadito dal presidente americano alla politica israeliana di ambiguità sul suo arsenale nucleare segreto (almeno 200 ordigni secondo gli esperti). Non è stato così per i media dello Stato ebraico che in questi ultimi giorni hanno sottolineato la svolta nelle relazioni tra il governo Netanyahu e Obama su questo tema di importanza eccezionale. E lo stesso primo ministro israeliano, in una intervista, non ha nascosto la sua soddisfazione riferendo di aver avuto l'assicurazione dal presidente che gli Usa non escludono alcuna «opzione», quindi anche militare, per impedire all'Iran di dotarsi di armi atomiche. L'8 luglio il quotidiano di Tel Aviv Haaretz, ha rivelato che il presidente americano ora riconosce il pieno diritto di Israele ad avere una capacità nucleare militare a scopo di «deterrenza» e ha anche avviato una ampia collaborazione nel settore dell'energia atomica con

                                                         israele_-_dimona_nuclear_facilityab centrale nucleare di Dimona

 lo Stato ebraico malgrado quest'ultimo continui a non firmare il Trattato di non-proliferazione nucleare (Tpn).

Appena un paio di mesi fa l'amministrazione Obama sembrava aver scelto una posizione più bilanciata sul nucleare in Medio Oriente alla conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare. Washington aveva dato il suo voto al nuovo accordo, approvato all'unanimità dai 189 paesi partecipanti, che prevede una serie di passi per una riduzione degli arsenali nel mondo, tra cui la convocazione di una conferenza entro il 2012 per discutere di una completa denuclearizzazione del Medio Oriente.

Secondo Haaretz la scorsa settimana Obama avrebbe detto a Netanyahu che quel voto americano «fu un errore» e perciò offerto un sensibile miglioramento della forza strategica e di «dissuasione» di Israele, nonché l'assicurazione che in sede Onu non verrà approvata nessuna risoluzione che possa ledere gli interessi israeliani. Il giornale aveva aggiunto che l'Amministrazione Usa ha voluto rendere note le intese segrete tra i due paesi su questo punto, in vista della conferenza dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) del prossimo settembre. In quell'occasione alcuni paesi vorrebbero porre con forza il problema dell'arsenale nucleare segreto di Israele.

Obama ha dato a Netanyahu la garanzia che in sede Aiea o in una eventuale conferenza sulla denuclearizzazione del Vicino Oriente, gli Stati uniti non permetteranno che venga messo in discussione il possesso di bombe atomiche da parte di Israele, mai ammesso apertamente dallo Stato ebraico. La politica di «non-proliferazione», hanno deciso Washington e Tel Aviv, è un'arma che dovrà essere usata nella regione solo contro l'Iran e altri «paesi ostili».

Ma anche i paesi «amici» non godono di diritto di libera scelta. Israele, con l'appoggio degli Usa, sta facendo il possibile per imporre alla Giordania di non arricchire in casa l'uranio scoperto recentemente in abbondanza nel suo territorio e destinato alle centrali che Amman intende costruire nei prossimi anni. A differenza di altri paesi della regione, la Giordania è priva di giacimenti di petrolio ed è dipendente per la produzione di elettricità dalle forniture di greggio iracheno e saudita. Produrre energia atomica è pericoloso oltre che molto costoso ma Amman avrebbe scelto questa strada dopo aver accertato di avere a disposizione nei suoi deserti circa 65mila tonnellate di uranio (il 3% delle riserve mondiali e l'anno scorso re Abdallah provò a venderne una parte all'Italia).

Spinti dalle pressioni di Israele, riferisce il sito d'informazione sul Medio Oriente al-Bawaba, gli Stati Uniti hanno minacciato di tagliare gli aiuti alla Giordania (quest'anno 665 milioni di dollari) se il regno hashemita non accetterà di arricchire l'uranio all'estero.

Un aut-aut che non piace anche all'ex-ministro israeliano della giustizia, la «colomba» Yossi Beilin, che qualche giorno fa ha criticato attraverso la stampa la posizione di Israele verso il programma nucleare della Giordania, un paese «amico» specie nelle questioni di sicurezza. I piani giordani peraltro sono già in una fase avanzata visto l'accordo firmato nei mesi scorsi dalla Jordan Atomic Energy Commission con la francese Areva per lo sfruttamento di giacimenti d'uranio in Giordania, per un valore potenziale stimato intorno ai 600 milioni di euro. I governi di Francia e Giordania hanno sottoscritto un'intesa per la creazione di un centro di formazione per ingegneri e tecnici del settore energetico e diverse grandi imprese transalpine parteciperanno alla gara d'appalto per la costruzione di due centrali nucleari nel golfo di Aqaba, sul mar Rosso.
Un affare che vale miliardi di euro.