L'Assemblea Generale delle UN adotta risoluzioni a sostegno della Palestina

Ma’an News Agency
01.12.2012
http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=543767

 

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta risoluzioni a sostegno della Palestina


GERUSALEMME (Ma'an) - Secondo l'ambasciatore-osservatore palestinese alle Nazioni Unite Riyad Mansour, venerdì l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato cinque progetti di risoluzione relativi alla questione palestinese.
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Il primo progetto di risoluzione, "risoluzione pacifica della questione della Palestina," è stato adottato con 163 voti a favore, sei contrari e cinque astensioni. I paesi che hanno votato contro la risoluzione sono stati Canada, Israele, Isole Marshall, Micronesia, Palau e Stati Uniti. Australia, Cameron, Honduras, Papua Nuova Guinea e Togo si sono astenuti.

La risoluzione, secondo Mansour, invita nuovamente l'Assemblea Generale a cercare di raggiungere una soluzione pacifica per la questione della Palestina. La risoluzione ribadisce inoltre che l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite supporta il processo di pace in Medio Oriente sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite, della Conferenza di Madrid, dell'iniziativa di pace araba, e della Road Map.

La risoluzione ribadisce che tutte le attività di colonizzazione israeliana nei territori palestinesi occupati devono interrompersi, anche a Gerusalemme est. Essa afferma inoltre la necessità che Israele cessi di costruire il muro di separazione.

Il secondo progetto di risoluzione adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite riguarda Gerusalemme, ed è stato adottato con 162 voti a favore, sette contrari (Canada, Israele, Isole Marshall, Stati Federati di Micronesia, Nauru, Palau, Stati Uniti) e sei astensioni (Camerun, Panama, Papua Nuova Guinea, Togo, Tonga, Vanuatu).

La risoluzione, secondo l'osservatore della Palestina, consiste nel ribadire, da parte dell'Assemblea Generale, che le procedure attuate da Israele per imporre la propria sovranità su Gerusalemme sono illegali.

Una terza bozza di risoluzione è stata adottata con il titolo di “Programma speciale di Informazione sulla questione della Palestina del Dipartimento dell’Informazione Pubblica del Segretariato”. Essa è stata adottata con 160 voti a favore, sette contrari (Australia, Canada, Israele, Isole Marshall, Micronesia, Palau, Stati Uniti), e sette astensioni (Camerun, El Salvador, Honduras, Papua Nuova Guinea, Togo, Tonga e Vanuatu).

Il gruppo ha adottato anche un testo sulla “Commissione per l'esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese” con 106 voti a favore, sette contrari (Australia, Canada, Israele, Isole Marshall, Micronesia, Palau, Stati Uniti) e 56 astensioni.

L'Assemblea ha poi approvato il progetto di risoluzione sulla Divisione per i Diritti dei Palestinesi del Segretariato con 103 voti a favore, sette contrari (Australia, Canada, Israele, Isole Marshall, Micronesia, Palau, Stati Uniti), e 61 astensioni.

In una dichiarazione, l'osservatore della Palestina ha detto che il 29 novembre è stata una giornata storica sia per "il popolo e che per lo Stato di Palestina", così come per tutti coloro che sono a favore della pace nella regione del Medio Oriente.

"Non c'è modo per me di descrivere l'entusiasmo che ha generato ieri l'Assemblea Generale " nell’ascoltare la dichiarazione di voto del presidente Mahmoud Abbas per chiedere la modifica dello status della Palestina, ha dichiarato.

Centinaia di migliaia di palestinesi hanno celebrato con grande gioia, ha affermato, ringraziando coloro che hanno votato "per fare la storia" votando a favore della risoluzione o sponsorizzandola.

Il testo che ha promosso lo status della Palestina ha contribuito a salvare la soluzione dei due Stati e a salvare la pace, ha sostenuto. Ha inoltre contribuito ad aprire la porta alla possibilità di creare un ambiente conduttivo per i negoziati con Israele e per porre fine alla lunga occupazione, oltre a stabilire uno stato palestinese indipendente.

La Palestina sperava fortemente che Israele potesse "dare questa una possibilità alla pace" e non continuasse ad imporre la guerra al suo popolo.

La reazione del governo israeliano, tuttavia, è stata una provocazione immediata, ampliando le proprie colonie illegali. "Stanno cercando di provocarci", ha sottolineato.

Palestina si aspettava che la comunità internazionale - tra cui il Consiglio di Sicurezza - rispettasse il diritto internazionale e riportare Israele all'interno delle regole. "Stanno creando unilateralmente fatti illegali sul terreno", adottando misure in contrasto con il diritto internazionale, ha proseguito.

Ma ha detto che la Palestina continuerà a tendere la sua mano per la pace.

Tuttavia, la sua fermezza e determinazione "ha dei limiti" e sono in fase di sperimentazione. Se il lato israeliano è pronto a negoziare in buona fede sulla base dei termini di riferimento del processo di pace, "forse possiamo aprire le porte alla pace affinché possa andare avanti". La scelta è stata di Israele, come il messaggio del presidente Abbas ha fatto capire ieri in modo "cristallino".

Egli spera che, un giorno non lontano, la Palestina possa diventare un membro a pieno titolo delle Nazioni Unite. Infatti, il voto schiacciante di ieri ha inviato, a questo proposito, un "messaggio di massa al Consiglio di Sicurezza".

La bandiera palestinese sarà messa in ordine alfabetico di fronte al palazzo delle Nazioni Unite insieme agli altri Stati, ha sottolineato, "al fine di aprire un nuovo capitolo" per la Palestina e la comunità internazionale. 

(tradotto da barbara gagliardi
per l’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)

Emma Mancini
da Nena News
01.12.2012
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Immediata la reazione del governo Netanyahu,
che in due settimane è stato costretto a digerire prima la tregua con Hamas e ora il sì dell'ONU allo Stato di Palestina. Piuttosto prevedibile la ritorsione: il Consiglio dei Ministri ha approvato la costruzione di tremila nuove unità abitative alle porte di Gerusalemme, all'interno della cosiddetta zona E1. L'obiettivo è la Grande Gerusalemme, dalla Città Vecchia al Mar Morto, includendo nei confini municipali l'imponente colonia di Ma'ale Adumim.

"Ci stanno provocando", la giustificazione del premier israeliano. "Stanno unilateralmente creando fatti sul terreno, violando il diritto internazionale", la risposta palestinese. Ieri Mansour ha apertamente accusato il governo di Tel Aviv di ritorsioni: l'annuncio della prossima e ulteriore espansione del mostro Ma'ale Adumim altro non è che un modo per punire l'iniziativa palestinese: "Se intendono davvero camminare verso la pace, il messaggio che danno è chiaro - ha commentato Mansour - Ancora una volta, la nostra mano è tesa, ma abbiamo bisogno che dall'altra parte lo spirito sia reciproco".

Un ritorno ai negoziati, quello proposto da parte palestinese, in risposta alle pressanti richieste statunitensi. Washington, bizzarramente, ritiene la richiesta all'ONU un atto unilaterale dimenticandosi della moltiplicazione delle colonie israeliane in Cisgiordania. E dimenticandosi che a buttare all'aria il tavolo dei negoziati fu Israele, nel settembre 2010, quando si rifiutò di estendere di altri dieci mesi il congelamento del progetto coloniale.

Ieri il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha però minacciato la Palestina di una possibile azione militare israeliana, in una dichiarazione choc: "Senza pace, gli estremisti si rafforzeranno e Israele sarà di nuovo costretto a usare la forza militare. Senza pace, l'inesorabile calcolo demografico costringerà Israele a scegliere se rimanere una democrazia o la patria del popolo ebreo". Nena News