il manifesto
21.03.2013
http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130321/manip2pg/03/manip2pz/337672/
IL TRIBUNALE RUSSELL SULLA PALESTINA - A Bruxelles sotto accusa l'occupazione israeliana
«No al crimine del silenzio»
Giudici, scrittori, intellettuali e musicisti Torna il Tribunale fondato, sul Vietnam, da Bertrand Russell e Sartre nel 1966: «Basta con le complicità Usa e Ue nelle violazioni israeliane del diritto internazionale»
di Alessandra Mecozzi
Che cosa accomuna un pianista argentino, un cantautore inglese, una ex senatrice del Congresso Usa, un pari d'Inghilterra, un giudice della Corte suprema di Spagna, un indiano d'america, un'attivista afroamericana dei diritti civili?...Impedire il crimine del silenzio...Sono infatti i giurati del Tribunale Russell sulla Palestina che si è concluso il 16 e 17 marzo a Bruxelles.

Nato nel 2009 da un'idea del belga Pierre Galand e del francese Bernard Ravenel, erede del Tribunale Russell sulla guerra in Vietnam, fondato da Bertrand Russell e Jean Paul Sartre nel 1966, persegue analogo obiettivo «impedire il crimine del silenzio», attraverso la denuncia delle responsabilità dell'Unione europea, dell'Onu, del governo degli Stati Uniti, di imprese multinazionali, nelle violazioni da parte di Israele del diritto internazionale e dei diritti dei palestinesi.
La sessione di Bruxelles si è aperta la sera del 16 marzo con un emozionante omaggio a Stephane Hessel, il diplomatico francese di recente scomparso, tra i redattori della Carta universale dei diritti umani delle Nazioni Unite e autore del piccolo libro di grande fortuna «Indignez vous!». Presidente del Tribunale, sua anima e sorriso, è stato ricordato con le note di Chopin e Fauré, dal pianista argentino Miguel Angel Estrella, e dei ritmi di una band di giovani algerini di Toulouse. La musica ha intervallato le parole d'impegno per i diritti dei palestinesi dei membri della giuria .
Protagoniste
Le conclusioni del Tribunale, il 17, sono state introdotte dalle parole di 4 donne: l'israeliana Nurit Peled, che ha espresso il timore che per i palestinesi si verifichi lo stesso di quanto avvenuto per i sopravvissuti di Auschwitz: l'indifferenza del mondo alla sofferenza. Fadwa Barghouti, leggendo una lettera dal carcere di suo marito Marwan - il leader palestinese da molti anni incarcerato - ha salutato tutti coloro che «nel mondo arabo insorgono contro la tirannia e il Tribunale Russell, come strumento per appoggiare la lotta per la giustizia e la pace fondate sul diritto internazionale». Leila Chahid, ambasciatrice palestinese presso la Ue, ha esaltato il rifiuto della indifferenza esercitato dalla Giuria, e Christiane Hessel, ha espresso e chiesto determinazione nel continuare l'impegno del suo compagno. Le conclusioni hanno ricordato i fatti dopo la sessione del Tribunale Russell a New York. L'attacco di Israele a Gaza dal 14 al 21 novembre 2012 (l'operazione «Pillar of Defence»); il riconoscimento parziale della Palestina come «Stato non membro osservatore» presso le Nazioni Unite, con il voto contrario degli Stati Uniti e di Israele e il suo annuncio di ampliamento delle colonie con altre 3000 unità abitative. Nel gennaio 2013 una missione indipendente dell'Unione Europea ha riferito sul sistema di segregazione degli insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme est, con diritti dei coloni superiori a quelli dei palestinesi, discriminati. Nel febbraio 2013 Israele ha boicottato, non partecipando, la revisione universale periodica del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, mostrando ancora una volta disprezzo per le norme sui diritti umani
Sanzioni e boicottaggio
I rapporti dei giurati hanno portato argomenti e prove delle responsabilità istituzionali ed imprenditoriali. La Ue è stata denunciata per la esportazione di armi verso Israele, per l'esportazione dei prodotti delle colonie, per la mancata denuncia della distruzione militare israeliana di infrastrutture costruite con fondi europei, per il rafforzamento delle relazioni economiche con Israele. Il giudice José Antonio Martin Pallin, citando il rapporto dell'incaricato Onu Goldstone, ha raccomandato sanzioni diplomatiche, commerciali, culturali per porre fine all'impunità di Israele, rafforzando le azioni legali della campagna per il boicotaggio, le sanzioni e il disinvestimento. Dalla sessione di Londra, il giurista Antony Gifford, ha evidenziato le complicità di alcune imprese internazionali e israeliane con l'occupazione e le operazioni militari (G4S, Caterpillar, Dexia, Elbit, Ahava...) Il sudafricano Ronald Kasrils ha argomentato la definizione di «Israele come Stato di Apartheid», la cui dominazione razziale si esercita anche con lo sfruttamento del lavoro palestinese. Per la sessione di New York, John Dugard ha denunciato il sostegno materiale e militare degli Stati uniti ad Israele (60% degli aiuti esterni) e le responsabilità delle Nazioni Unite nel non aver impedito il blocco posto dagli Usa alle attività del Quartetto, anche in occasione di palesi violazioni del diritto umanitario internazionale (come per i bombardamenti di Gaza). Una interessante novità è venuta dal giurista Daniel Machover che ha argomentato la richiesta di riconoscimento legale internazionale al crimine di «Sociocidio». L'ampia e sistematica distruzione da parte di Israele di strutture sociali e politiche palestinesi, della sostanza e cultura di un gruppo sociale, motiva la richiesta di una definizione legale. Il giurista Michael Mansfield ha parlato dell'apertura di una fase nuova nella lotta per il sostegno ai diritti e al diritto, con le dure lotte per riprendere il controllo sul proprio destino e sulle risorse del pianeta, nella crisi economica politica e ambientale in cui il mondo è immerso: dalle rivoluzioni arabe, alle lotte in Canada contro la trivellazione per il petrolio, all'opposizione all'estrattivismo minerario in Colombia, dalla lotta dei minatori in Sud Africa al movimento Occupy. Verso «una Intifada elettronica e una Intifada legale!».
Un lavoro infinito
Angela Davis, l'attivista americana per i diritti civili, ha parlato, per il futuro, di «un lavoro infinito», per le Istituzioni, le imprese, la solidarietà internazionale, raccomandando, tra l'altro che: le Nazioni Unite ricostituiscano il Comitato speciale contro l'Apartheid; che la Corte Penale Internazionale indaghi sui crimini israeliani ed accetti la giurisdizione sulla Palestina; che gli Stati Uniti cessino il sostegno economico militare e diplomatico a Israele e la distruttiva politica del veto in sede Onu, in particolare relativamente alle colonie che anch'essi riconoscono illegali. E nelle conclusioni finali il Tribunale Russell chiede con forza che indagini penali vengano effettuate sulle imprese internazionali complici delle violazioni israeliane; che l'Unione europea applichi le risoluzioni per la sospensione dell'accordo di associazione con Israele, bandisca i prodotti delle colonie, decida sanzioni. E che i parlamenti di Austria, Francia, Grecia e Italia approvino leggi che facilitino l'esercizio della giurisdizione universale nei rispettivi Stati. Inoltre, è fondamentale che si costruisca un comitato internazionale di ex prigionieri politici per far conoscere la questione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane; e che la società civile utilizzi le conclusioni del Tribunale per rafforzare le azioni contro la complicità statale, istituzionale e delle imprese con i crimini commessi da Israele.
L'intenzione è che il Tribunale Russell sulla Palestina costituisca un «passo avanti di civiltà», che rafforzi i movimenti per i diritti e la legalità internazionale e collochi la «questione palestinese» come ineludibile questione globale.