Israele-Palestina, pressioni sulla UE: "Bruxelles cambi rotta"

Nena News
22.04.2013

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Israele-Palestina, pressioni sulla UE: "Bruxelles cambi rotta" 

13 ministri degli Esteri chiedono l'etichettatura dei prodotti delle colonie. E i "saggi" europei attaccano: la UE complice del fallimento della soluzione a due Stati.

dalla redazione

Gerusalemme, 22 aprile 2013, Nena News - L'Unione Europea fa pressioni (a se stessa) contro le politiche israeliane nei Territori Occupati. A livello economico e a livello politico. La destinataria di due distinte lettere è stata Catherine Ashton, Alto Rappresentante agli Affari Esteri.
                      

                             La Ashton insieme al presidente palestinese Abbas



Ad inviare la prima missiva è stato il cosiddetto "Gruppo di eminenti personalità europee sul processo di pace in Medio Oriente", nato su spinta dei singoli aderenti (tra loro l'ex premier italiano Giuliano Amato, l'ex vicepresidente della Commissione Europea Frans Andriessen, gli ex ministri degli Esteri di Irlanda, Austria, Olanda, Portogallo, Svezia, Germania, Spagna, l'ex premier francese Lionel Jospin e l'ex Segretario generale della NATO Javier Solana).

Il gruppo chiede alla Ashton un cambiamento immediato della politica estera europea nei confronti dello Stato di Israele, pena la morte della soluzione a due Stati: "Abbiamo assistito con crescente delusione, negli ultimi cinque anni, al fallimento delle parti nell'avviare un qualsiasi tipo di discussione produttiva e al fallimento delle leadership europea e statunitense nel promuovere tale discussione. Inoltre abbiamo assistito con frustrazione e profonda preoccupazione al deterioramento degli standard dei diritti umani della popolazione dei Territori Occupati. La sicurezza e la stabilità di Israele non possono essere assicurate a tali condizioni".

Ex premier e ex ministri puntano il dito contro la recente visita del presidente Obama nella regione: la Casa Bianca non ha dato indicazioni sulle azioni da prendere per superare l'attuale stallo, né segnali su come far ripartire il dialogo tra i leader israeliani e palestinesi sotto l'ombrello degli Accordi di Oslo.

Ma a preoccupare il gruppo è più di tutto l'inattività dell'Unione Europea, incapace di assumere posizioni univoche e efficaci: "È tempo di dare un duro avvertimento: l'Occupazione è radicalizzata dalle attuali politiche occidentali. L'Autorità Palestinese non può sopravvivere senza appoggiarsi sull'assistenza israeliana e i finanziamenti occidentali e, dal momento che l'ANP offre poche speranze di progresso, sta perdendo rispetto e sostegno interni. La costante estensione e la crescita della popolazione delle colonie israeliane, compresa Gerusalemme Est, e il controllo israeliano dei Territori in violazione del diritto internazionale mostrano il trend permanente verso la completa perdita dei diritti territoriali palestinesi".

Da qui la necessità di un nuovo approccio, di politiche realistiche e concrete che abbiano come target la creazione di due Stati indipendenti e democratici e il rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Come? Attraverso l'esplicito riconoscimento del popolo palestinese come popolo sotto occupazione, della necessità di fermare subito l'espansione coloniale per avviare nuovi negoziati e della riconsiderazione delle modalità di finanziamento dell'ANP, ad oggi responsabili della sua dipendenza economica dall'esterno.

La seconda missiva risale invece al 12 aprile scorso: i ministri degli Esteri di 13 Paesi membri dalle UE hanno espresso il loro sostegno a nuove regole comunitarie per l'etichettatura dei prodotti provenienti dalle colonieisraeliane in Cisgiordania. Firmatari della lettera inviata alla Ashton sono stati i ministri di Spagna, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Finlandia, Danimarca, Irlanda, Olanda, Austria, Slovenia, Belgio, Lussemburgo e Malta.

La richiesta: indicare l'esatta provenienza dei beni prodotti nei Territori Occupati per garantire al consumatore europeo il diritto a compiere scelte informate. "Si tratta di un passo importante per
assicurare l'applicazione
corretta e coerente della legislazione europea sulla protezione del consumatore e l'etichettatura, che è in linea con i nostri precedenti impegni e con la politica europea nei confronti delle colonie israeliane nei Territori Palestinesi Occupati", si legge nella lettera dei 13 ministri degli Esteri.

L'Unione Europa considera illegali gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e nelle Alture del Golan: "La corretta etichettatura è necessaria a garantire che i consumatori europei non compiano scelte distorte da una falsa informazione". Nena News