Parigi: No “Made in Israel” se i prodotti sono delle colonie

da: Michele Giorgio,  GERUSALEMME, Il Manifesto, 26.11.2016

Il governo israeliano parla di “delegittimazione” a proposito del provvedimento annunciato dalle autorità francesi. Parigi, sulla base delle direttive approvate un anno fa dalla Commissione dell’Ue, chiede di apporre etichette diverse da “Made in Israel” ai prodotti provenienti dalle colonie ebraiche costruite sulle Alture del Golan, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Si tratta di regioni siriane e palestinesi che Israele ha occupato militarmente nel 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni. Di conseguenza la comunità internazionale non li riconosce come parte del territorio dello Stato ebraico. I regolamenti commerciali in questo caso impongono a Israele di precisare, nell’etichetta, che quelle merci sono state prodotte nei Territori occupati. Una procedura normale. Invece secondo Israele, rispettando le direttive europee, la Francia avrebbe adottato una politica di discriminazione verso i cittadini israeliani che vivono e producono nelle colonie ebraiche. «C’è da rammaricarsi – ha commentato il portavoce del ministero degli esteri Emmanuel Nachshon – che proprio la Francia, che pure ha adottato una legge contro i boicottaggi, adotti provvedimenti del genere che potrebbero essere interpretati come un sostegno agli elementi radicali e al movimento per il boicottaggio di Israele». Secondo il portavoce Parigi applicherebbe «un doppio-standard nei confronti di Israele, ignorando invece 200 altri conflitti territoriali in corso nel mondo». È una tesi non nuova questa. In sostanza, di fronte alla gravità delle crisi e delle guerre che devastano il Medio Oriente e altre aree del mondo, la comunità internazionale dovrebbe, secondo Israele, dimenticare situazioni «irrilevanti», poco importanti, come l’occupazione dei Territori che dura da quasi 50 anni e il fatto che milioni di palestinesi continuino a rivendicare invano libertà e indipendenza.