Su Marwan Barghouti il New York Times (NYT) cede alle pressioni di Israele

Ebrei per Giustizia ai Palestinesi riporta una risposta per le rime alla lobby sionista ed ai cedimenti del NYT

18 aprile 2017   Lisa Goldman,   Il New York Times arriverà ad accorgersi del passato violento degli Israeliani dei quali ha ospitato i contributi?   http://jfjfp.com/?p=91922

Domenica 16/4 il New York Times ha pubblicato la lettera (*) di Marwan Barghouti, il Mandela palestinese in galera dal 2002 ed ora in sciopero della fame insieme ad oltre 1000 prigionieri politici. A seguito di pressioni della lobby sionista, la direttrice del giornale, Liz Spayd, ha accettato di scrivere che si sarebbero dovuti citare anche i delitti per i quali Barghouti è stato condannato.

Commentando tale ammissione, l’opinionista Jim Dao ricorda, sullo stesso giornale, le accuse per cui Barghouti fu condannato e cioè cinque omicidi e l’appartenenza ad una organizzazione terrorista e fa le seguenti osservazioni:

Nel processo che lo riguardava Barghouti rifiutò la difesa e di riconoscere il tribunale Israeliano in quanto egli non è cittadino di Israele bensì un residente in territori Palestinesi che si trovano sotto occupazione militare da parte di Israele e come tale, la corte non aveva giurisdizione nel suo caso. Inoltre egli veniva processato sulla sola base di argomenti dell’accusa, benchè giuristi internazionali avessero giudicato assai labili le prove a suo carico ottenute inoltre con metodi discutibili (torture Ndt). Barghouti fu condannato a 5 ergastoli più 40 anni. (Di fatto Barghouthi è stato condannato in quanto leader politico di un movimento di resistenza, NdT)

La condanna di Marwan Barghouti, potenziale leader Palestinese, ha suscitato interesse e contrarietà a livello internazionale. Naturalmente il governo Israeliano ed i suoi sostenitori fanno di tutto per negare la credibilità di quanto Barghouti ha scritto sul NYT: Netanyahu in un post su facebook ne definisxce il tipo come “vecchio terrorista” che “non può essere considerato un leader politico più di quanto Bashar al-Assad non possa essere considerato un pediatra”. La ministra degli esteri israeliana Tzipi Hotovely descrive Barghouti come “un assassino ed un terrorista” aggiungendo che “quando un giornale di alta reputazione offre una piattaforma a degli assassini, finisce per dare legittimità al terrorismo”.

Barghouti è certamente un leader della lotta, anche violenta, come mezzo di resistenza ad una occupazione militare, così come lo fu Mandela, al quale viene paragonato da ampia stampa internazionale. Perfino Shimon Peres ultimamente definiva Barghouti come “l’uomo adatto a guidare i Palestinesi”.  Ma al di là delle pressioni sioniste e delle rettifiche della direttrice del NYT, si può ben vedere come il NYT abbia invece offerto spazio a interventi scritti da parte di personaggi Israeliani che avevano commesso atti di terrorismo, ma senza mai menzionare tali fatti, quali:

Ariel Sharon, già primo ministro, 29 anni dopo che aveva diretto il massacro nel villaggio di Qibya in cui furono massacrati 69 civili palestinesi disarmati, due terzi dei quali donne e bambini, divenuto ministro della difesa scrisse un articolo sul NYT. Un mese dopo aiutò l’ingresso dei paramilitari della Falange Libanese nel campo profughi di Sabra e Chatila(Beirut) dove i falangisti per tre giorni uccisero, torturarono e violentarono oltre 3mila civili. I militari israeliani provvidero ad assediare il campo illuminandolo con bengala nella notte per facilitare il compito ai falangisti.  La commissione Kahan istituita a seguito del massacro, si limitò a considerare il “disinteresse” di Sharon per i Palestinesi di Sabra e Chatile “ingiustificabile” e ne richiese le dimissioni da ministro della difesa.

Foto: Ariel Sharon, allora ministro della difesa, presso il comando Israeliano fuori da Beirut (nello sfondo), 15 Settembre 1982. Il massacro di Sabra e Shatila iniziò il giorno dopo.

Naftali Bennett, presidente del partito di ultra-destra Casa Ebraica e attuale ministro dell’Educazione, nel 2014 scrisse sul NYT a favore dll’annessione della West Bank e l’esclusione della soluzione dei due stati. E’ lo stesso Bennet che aveva detto ”Ho ucciso una gran quantità di Arabi nella mia vita e non ho nessun problema a riguardo”

Foto: Naftali Bennett da giovane, uccisore di Arabi, poi invitato a scrivere sul NYT.

Meir Kahane non ha mai nascosto il suo razzismo e la sua propensione alla violenza, ma ciò non ha impedito al NYT di pubblicare nel 1990 la sua lettera in cui invoca la pulizia etnica e l’annessione dei territori Palestinesi. E’ alla guida della Lega di Difesa Ebraica e del movimento Kach in Israele, lo stesso movimento i cui seguaci hanno definito “eroe e martire” Baruch Godstein, il quale aveva assassinato 29 civili musulmani in preghiera a Hebron nel 1994

Il rabbino Meir Kahane, propositore della deportazione fuori d'Israele di tutti gli Arabi

Sembra dunque che il NYT pubblichi volentieri articoli e lettere di sionisti che hanno commesso massacri di Palestinesi, ma senza menzionare questo fatto, mentre il suo atteggiamento è del tutto diverso quando a scrivere sul giornale sono dei Palestinesi

 

(*) interamente riportata sul sito dell’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=5666:marwan-barghouti-sciopero-della-fame-per-la-liberta-e-la-dignita&catid=27&Itemid=78

Traduzione e riduzione di Claudio Lombardi