Il recente studio della Harvard Law School International Human Rights Clinic che dichiara che Israele pratica l'apartheid è una vittoria per i diritti umani palestinesi.
Di Steve France, 5 aprile 2022 https://mondoweiss.net/2022/04/harvard-law-school-apartheid-report-leaves-israels-defenders-speechless/
La sezione International Human Rights Clinic (IHRC) della Scuola di Legge dell’Università di Harvard ha recentemente pubblicato un rapporto che dichiara che il trattamento riservato da Israele ai palestinesi in Cisgiordania equivale al crimine di apartheid. Lo studio, "Apartheid nella Cisgiordania occupata:analisi legale del modo di opoerare di Israele" è uscito il 28 febbraio, facendo seguito a cinque rapporti sull'apartheid più estesi e di più ampia portata pubblicati dal 2020 - e poco prima che il Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati pubblicasse un ulteriore rapporto sull'apartheid israeliano, il 21 marzo scorso.
Preparato in collaborazione con l'associazione Addameer Prisoner Support and Human Rights con sede a Ramallah, il rapporto è stato rilasciato senza fanfare e ha ricevuto una copertura minima da parte della stampa. E finora non ha attirato nessuna condanna pubblica da parte della lobby di Israele. Lo stato di Israele ha reagito solo con una dichiarazione superficiale e priva di argomenti da parte del suo ambasciatore alle Nazioni Unite, Gilad Erdan, secondo il quale "coloro che hanno scritto il rapporto per conto di Harvard... hanno deciso di delegittimare lo stato ebraico a causa delle loro opinioni antisemite".
Sebbene consista di sole 22 pagine, il rapporto include 130 note a piè di pagina che forniscono sostanzioso sostegno al testo e permettono ai lettori ulteriori approfondimenti. Viene in particole focalizzata l’attenzione sugli strumenti legali appositamente studiati e sui processi attuati dal 1967 per privare i palestinesi della Cisgiordania dei loro diritti umani, civili e politici.
La descrizione precisa dell’apparato legislativo con cui Israele ha impunemente intimidito, confuso, umiliato, vessato, imprigionato, torturato e ucciso i palestinesi dal 1967 fa, risulta nel suo complesso veramente impressionante. Considerati uno per uno, i singoli aspetti di tale processo non risultano poi così notevoli, ma vederli rappresentati nella loro interezza rivela il coerente coordinamento della macchina israeliana dell'ingiustizia e come essa funziona secondo un preciso ed unico disegno di disumanizzazione.
Data la consistenza del rapporto ed il prestigio del nome di Harvard, non è da mettere in dubbio che la lobby israeliana se la prenderà con l’IHRC. La formulazione dell'ambasciatore israeliano nei suoi commenti fa infatti supporre che ci saranno tentativi di fare pressione su Harvard e sulla Harvard Law School per dissociarsi da "coloro che hanno scritto per conto di Harvard", cioè l'IHRC.
Da considerare, tuttavia, che gli autori del rapporto hanno agito con accortezza, così come aveva a suo tempo operato lo stesso organismo delle Nazioni Unite a cui il rapporto è stato presentato. Infatti, la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite su Territori occupati (compresa Gerusalemme Est) e Israele, istituita da parte del Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU nel maggio 2021, si era rivolta a gruppi della società civile per documentare possibili aspetti di apartheid. (Addameer e il gruppo di ricerca e assistenza legale Al-Haq avevano inviato un altro rapporto del genere nel gennaio 2021 dal titolo "Entrenching and Maintaining an Apartheid Regime over the Palestinian People as a Whole" (=Come tutto è concepito per istituire e mantenere un regime di apartheid sul popolo palestinese).
Dopo una meticolosa descrizione del crimine di apartheid secondo il diritto internazionale, compresa una chiara spiegazione di come e perché i gruppi etnici, come i palestinesi (o i Rohinga del Myanmar), sono considerati "gruppi razziali" secondo la legge [israeliana, NdR], lo studio di Harvard-Addameer mappa il "doppio sistema legale che consolida la supremazia ebraica israeliana" in Cisgiordania.
Lo studio inizia citando ciò che il comandante delle forze IDF in Cisgiordania proclamò ai palestinesi nel 1967: "L'autorità di governo, legislazione, nomina e amministrazione relativa all'area o ai suoi residenti sarà ora esclusivamente nelle mie mani e sarà esercitata solo da me o da qualsiasi persona nominata da me o che agisca per mio conto".
Cinquantacinque anni dopo, questo potere dittatoriale, che potrebbe essere comprensibile all'indomani di una recente occupazione di un territorio nemico, è stato incessantemente esercitato e istituzionalizzato. Il potere è esercitato per mezzo di ordinanze militari, più di 1.800 dei quali sono state impartite ai palestinesi, ma mai ai coloni israeliani negli insediamenti illegali per soli ebrei che si sono diffusi in tutto il territorio palestinese occupato.
Gli ordini militari definiscono i "reati di sicurezza", i quali che vanno dal terrorismo alle infrazioni al traffico. Sono perseguiti dai tribunali militari, il cui funzionamento è apparentemente soggetto alla Corte Suprema israeliana, la quale nel corso degli anni si è espressa con severità riguardo alle molte garanzie che devono controllare il potere militare. Di fatto, però, la corte si rimette alle conclusioni e alle decisioni dell'esercito israeliano. Così, per esempio, a partire dal 2021, il rapporto dice che, su centinaia di revisioni della Corte Suprema di ordini di detenzione amministrativa, solo una ha portato alla revoca di un ordine militare.
Secondo il rapporto Harvard-Addameer, i palestinesi possono quindi trovarsi incriminati per aspetti quali: "entrare in una zona militare chiusa", che può essere una designazione attribuita ad un'area dove avviene una protesta, o "appartenenza e attività in un'associazione illegale" (si noti che l'esercito israeliano ha assunto il potere di dichiarare come "associazione illegale" i gruppi accusati di "portare l’odio o il disprezzo, o l'eccitazione della disaffezione contro" le autorità di occupazione israeliane).
"Allo stesso modo, ci sono ordini militari che criminalizzano i raduni di più di 10 persone che "potrebbero essere interpretati come politici", se si svolgono senza un permesso; la pubblicazione di materiale "che ha un significato politico"; e l'esposizione di "bandiere o simboli politici" senza previa approvazione militare. L'espressione pacifica di opposizione all'occupazione può andare contro gli ordini militari che criminalizzano chiunque "tenti, oralmente o in altro modo, di influenzare l'opinione pubblica nell'area [la Cisgiordania] in un modo che possa danneggiare la pace pubblica o l'ordine pubblico"; "pubblichi parole di lode, simpatia o sostegno per un'organizzazione ostile, le sue azioni o obiettivi"; o commetta un "atto o omissione che comporti danno o disturbo alla sicurezza dell'area o delle forze di difesa israeliane".
Se questa rete di ordini non riesce a coprire qualche "atto o omissione" - o discorso o silenzio - che non piace ai comandanti israeliani, i termini sono facilmente modificabili o può essere emesso un nuovo ordine. Qualsiasi palestinese che voglia discutere del suo presunto reato è facilmente zittito - e incarcerato - usando la detenzione amministrativa, un processo di incarcerazione semplificato che lo studio descrive nei termini seguenti:
"non è soggetto a un mandato e le accuse non devono essere rivelate al detenuto. L'ordine militare n. 1651 garantisce inoltre all'esercito israeliano ampi poteri per negare al detenuto il diritto di comunicare con un avvocato e di essere portato davanti a un giudice in modo tempestivo. Nel corso del procedimento amministrativo per confermare un ordine di detenzione amministrativa, i tribunali militari possono basarsi esclusivamente su "prove segrete" che non sono messe a disposizione del detenuto. Se l'ordine di detenzione viene confermato, l'Ordine prevede che il comandante militare possa estendere l'ordine di detenzione ogni sei mesi, senza limiti di tempo totali".
Migliaia di uomini, donne e bambini palestinesi sono rinchiusi in questo modo ogni anno. Durante la loro prigionia, possono sperimentare "pratiche prevalenti di tortura e maltrattamento, comprese le percosse, l'aggressione fisica e la tortura posizionale", dice lo studio, attingendo alla lunga storia di Addameer nella difesa dei prigionieri dagli abusi.
Per quanto riguarda la tortura, le decisioni della Corte Suprema israeliana sono particolarmente nobili ma completamente inefficaci nella pratica. I giudici hanno dichiarato che "la tortura e i maltrattamenti dei detenuti sono illegali, sottolineando il divieto assoluto di tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti nel diritto internazionale", dice lo studio Harvard-Addameer. Ma la corte ha anche "riconosciuto scenari da 'bomba a orologeria' in cui la 'necessità' potrebbe essere una possibile difesa penale per l'uso di 'metodi di interrogatorio fisici'". I giudici hanno insistito sul fatto che la "difesa di necessità" dovrebbe applicarsi solo se il trattamento di una persona non fosse così grave da costituire tortura - una definizione che dipenderebbe dalle "circostanze concrete" di ogni caso. Gli interrogatori militari dispongono quindi del permesso di cui hanno bisogno per giustificare sempre gli "interrogatori di necessità".
Recentemente, la corte ha chiarito che l'eccezione "bomba a orologeria" non significa che il pericolo è imminente ma semplicemente che c'è un bisogno immediato di ottenere informazioni. Nessuna bomba è necessaria, in altre parole. "In pratica", dice lo studio, la corte "ha creato una grave scappatoia" che permette "l'uso di torture e maltrattamenti contro i detenuti palestinesi impunemente".
I palestinesi sono anche "privati del diritto di essere giudicati davanti a un tribunale indipendente e imparziale", mostra lo studio. "I procuratori, i funzionari amministrativi e, soprattutto, i giudici dei tribunali militari sono tutti ufficiali militari israeliani", scrivono gli autori, notando che l'imparzialità dei giudici è "fondamentalmente minata" perché sono soggetti al "sistema di disciplina e promozione all'interno dell'esercito".
Data l'oppressione soffocante che questo regime impone ai palestinesi della Cisgiordania, si può capire perché la loro sorte è talvolta considerata peggiore, sotto certi aspetti, di quella dei palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza. Inoltre, il rapporto nota come "la soppressione della libertà di associazione e di riunione dei palestinesi si è intensificata negli ultimi anni, e la criminalizzazione delle associazioni 'illegali' è stata recentemente estesa a sei importanti organizzazioni della società civile palestinese", tra cui Al-Haq e Addameer stesso.
La ragione principale per cui i sei gruppi sono stati dichiarati illegali viene considerata una ritorsione contro il fatto di essersi rivolte all'ONU e alla Corte penale internazionale e ad altri organismi che cercano di indagare sulle condizioni in Palestina-Israele.
Dopo aver descritto la parodia della giustizia dell'apartheid, il rapporto conclude: "Queste strutture e istituzioni, prese insieme alle politiche israeliane a lungo termine di confisca e espropriazione delle terre, di restrizione della mobilità dei palestinesi e di espansione degli insediamenti israeliani illegali, servono sistematicamente allo scopo di privilegiare e mantenere il dominio degli ebrei israeliani sui palestinesi".
Nonostante il suo lancio in sordina, l'alta qualità dello studio e l'associazione con Harvard probabilmente significano che il rapporto avrà un ruolo significativo nel confermare l'attribuzione di apartheid ad Israele. Michael Lynk, il relatore speciale delle Nazioni Unite, mi ha detto che lo studio è "eccezionalmente ben documentato e ragionato" e che egli "si è basato su di esso nel [suo] rapporto alle Nazioni Unite in quanto considerava tale studio persuasivo e rigoroso". Nel suo rapporto al Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU a marzo, Lynk ha notato le "caratteristiche spietate della regola dell'apartheid di Israele nei territori palestinesi occupati, tali che non erano state praticate nel Sud Africa dell’apartheid". Lynk ha scritto significativamente: "Sotto gli occhi spalancati della comunità internazionale, Israele ha imposto alla Palestina una realtà di apartheid in un mondo post-apartheid".
Il suo rapporto ha incontrato non pochi commenti - "per lo più positivi e alcune invettive e acuuse che però non aggiungono nulla al dibattito", dice Lynk - in altre parole, la solita, completa assenza di critiche sostanziali a nessuna delle prove ed analisi legali su cui si basa il giudizio di apartheid. Lynk non si è espresso sulla mancanza di risposta al rapporto Harvard-Addameer.
Il silenzio della lobby israeliana può essere spiegato dal fatto che la stampa deve ancora pubblicare il rapporto, ma sembra inconcepibile che la lobby lasci incontrastata l'idea che Harvard, il sancta sanctorum dell'accademia americana, abbia approvato una condanna così netta di Israele. L'IHRC potrebbe trovarsi in difficoltà. Come minimo, sarà oggetto di attacco il rapporto di IHRC con Addameer.
Addameer stessa, naturalmente, è a rischio di ritorsioni dirette da parte di Israele, che, come detto, l'ha già dichiarata "associazione illegale", insieme alle altre cinque illustri organizzazioni per i diritti umani e della società civile, nell'ottobre 2021. Israele non ha fornito prove concrete dei legami "terroristici" con cui cerca di giustificare i divieti. Solo presunte "prove segrete" sono state invocate, il che ha portato i paesi occidentali a rimandare l'imposizione delle loro sanzioni antiterrorismo. Inoltre, Israele, fino ad oggi, si è ampiamente trattenuto dall'agire contro le 6 organizzazioni incriminate.
Questo approccio "in terrorem" è analogo al modo in cui Israele usa migliaia di ordini di demolizione emessi contro strutture palestinesi ma tenuti in sospeso, a volte per anni, in modo da mantenere una continua minaccia di demolizione improvvisa. Se Israele decide che Addameer, per esempio, si è spinto troppo in là nell'esporre i crimini dell'apartheid, potrebbe - oltre ad attaccare fisicamente gli uffici e il personale di Addameer - fare pressione sugli individui arrestati per fornire false testimonianze contro Addameer in cambio di un patteggiamento clemente. Tali prove potrebbero poi essere presentate ad altri paesi per indurli a sanzionare Addameer e il suo personale (e, naturalmente, la falsa accusa contro Addameer, e tali prove, sarebbero citate dalla lobby israeliana negli attacchi all'IHRC per indurre Harvard a condannare il rapporto sull'apartheid).
Tuttavia, la pubblicazione del rapporto costituisce una vittoria per i diritti umani palestinesi. Inoltre, la diffidenza mostrata dai leader della lobby israeliana sembra mostrare che stanno cominciando a fare i conti con la crescente dimensione del movimento anti-apartheid, con l’indignazione ed il potenziale effetto dirompente del concetto di apartheid verso l’opinione pubblica, e il rischio che infondati attacchi personali contro coloro che portano concrete prove di apartheid possano solo attirare più attenzione sui rapporti documentali ed acuire i sospetti nei confronti dei disinformati ed acritici sostenitori dello stato ebraico.
Traduzione a cura di Claudio Lombardi di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese