Abu Mazen con Abu Maher Ghneim

Gerusalemme, 06 ottobre 2010 (nella foto dal sito www. photoshelter.com il presidente dell’Anp Abu Mazen con il suo «vice» Abu Maher Ghneim), Nena News – Con il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen che continua a minacciare le dimissioni in caso di un (prevedibile) insuccesso dei negoziati con Israele, i servizi segreti dello Stato ebraico mettono le mani avanti. Attraverso i giornali, lo Shin Bet (responsabile per la sicurezza interna) ha fatto sapere qual’è l’esponente palestinese che vorrebbe a capo dell’Anp e quale invece preferirebbe vedere fuori dalla stanza dei bottoni.

 

Tra questi ultimi che Abu Maher Ghaneim (rientrato in Cisgiordania poco più di un anno fa dall’esilio in Tunisia), considerato da più parti il vice di Abu Mazen alla guida del movimento Fatah e quindi dell’Anp. Il giornalista israeliano Ofeh Shelah, noto per i suoi ottimi contatti con i servizi segreti del suo paese, ha scritto sul quotidiano Maariv che Ghaneim è un personaggio oscuro, sconosciuto, troppo di basso profilo e, quindi, un oggetto misterioso per le «esigenze» di sicurezza di Israele. Allo Shin Bet va molto meglio l’ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale e premier dell’Anp Salam Fayyad (leader di una minuscola formazione politica), verso il quale Tel Aviv e Washington, hanno espresso in varie occasioni giudizi positivi.Tuttavia, ha spiegato Shelah, Fayyad se da un lato è un buon amministratore dall’altro non gode dei consensi popolari necessari per battere un candidato di Fatah alla carica di presidente.

Il premier di Ramallah, aggiungono analisti palestinesi, non gode delle simpatie della maggioranza dei palestinesi a causa delle sue politiche economiche improntate al rigore e al contenimento del debito pubblico che hanno colpito soprattutto i redditi più bassi (ossia la maggioranza della popolazione), aggravando i già devastanti effetti dell’occupazione israeliana sull’economia palestinese. Non manca peraltro chi nei Territori occupati ridimensiona i «successi» di Fayyad. La crescita dell’8% che avrebbe registrato il Pil palestinese nell’ultimo anno sarebbe in realtà conseguenza della massiccia iniezione di finanziamenti internazionali che nel 2009 ha toccato 1,5 miliardi di dollari.

L’Anp nonostante le ambizioni di «indipendenza economica» manifestate a più riprese da Fayyad rimane largamente dipendente dall’aiuto dei  paesi donatori. Proprio oggi l’Unione Europea ha comunicato che, grazie ad un finanziamento spagnolo, ha versato nelle casse del governo di Fayyad oltre 30 milioni di dollari necessari per pagare questo mese gli stipendi e le pensioni di 85mila dipendenti pubblici palestinesi.

Senza dubbio lo Shin Bet a capo dell’Anp preferirebbe vedere un uomo legato ai servizi di sicurezza. Questi ultimi, ha scritto Shelah, godono della considerazione crescente dei servizi segreti israeliani per aver condotto in Cisgiordania una dura campagna repressiva contro Hamas e altre forze palestinesi di opposizione. Quindi hanno svolto il compito che Israele si attendeva.(red) Nena News